Pietro Formentini e i giochi linguistici per bambini

di Cosimo Rodia

 

Pietro Formentini è stato un maestro attento e innovativo. La sua prima raccolta Poesiafumetto (Nuove Edizioni Romane, 1982) ha avuto più edizioni, da cui ha tratto probabilmente uno stimolo a continuare; dopo più di un decennio ha pubblicato Polpettine di Parole (Salani, 1993) e Parole Mongolfiera (Nuove Edizioni Romane,1997).

La parola usata da Formentini è quella uscita da un processo di manipolazione, per diventare, allo stesso tempo, suono, senso, gioco, non-senso…

Il punto di forza è certamente il gioco con le parole, il minestrone di vocaboli, dai risultati sorprendenti. Leggiamo il «4° Dialoghino»: Dialoghini con parole un po’ disordinate a causa del vento che soffia molto forte… tratto dalla raccolta Parola Mongolfiera; la musicalità e i contrasti di suoni certamente sollecitano l’attenzione del piccolo lettore:

“Carluccio,

tira via le dita

dal naso di

Indiana Jones.

Cancella

il televisore,

vai a dormire

la storia di lezione”.

 

“Mammuth,

Mammuth ti prego!

Vedere volerei

ancora anguria

con il replay

della partita

di polpette Seria A!”.

Si crea un risultato comico per l’assurdo che contiene il testo, originato dallo scollamento tra il predicato e le sue espansioni; c’è poco da pensare, dunque! O come in Pasticcio di parole:

In un sogno sognato

sognavi mangiavi

un televisore

cantava

mostrava

formaggi gustosi

animati mangiavi

un televisore ricolmo

di freschi gelati

parlanti mangiavi

un televisore ripieno

di dolci budini

[…]

ma in bocca

al mattino svegliato

ti sei ritrovato

soltanto il sapore

del televisore.

Qui la tecnica è di avvicinare il sostantivo e il verbo, oppure due sintagmi verbali per una stessa espansione. Una scrittura soprabbondante che si gioca sulla cacofonia, ma è difficile che un piccolo lettore possa trovarvi il senso del gioco; ha però sicuramente l’effetto di intrigare il lettore, di provocargli solletico e sorriso; e quando si ride, significa che la strada della lettura autonoma (come bisogno di leggere), è già intrapresa.

Il verso di Formentini non si srotola mai in maniera lineare ed è sempre letto con un sobbalzo. I componimenti per lo più sono brevi, con una bella carica interna; inoltre, l’immaginazione introduce il fanciullo nella realtà anziché allontanarlo; pensiamo ad esempio a Fumettopoesia:

Il cane quadrettato

pensa preoccupato

“A liberarmi non riesco

dal Gatto A Righe

che mi guarda in cagnesco”.

Una breve filastrocca dove è possibile leggere il significato ambivalente, sia perché la figura del gatto sembra minacciosa, sia per il richiamo metaforico del gatto a strisce che ricorda evidentemente un galeotto, avvezzo al crimine, quindi pericoloso.

Collegato al sentimento umano è invece quanto emerge da Ho perduto tre poesie:

Avevo in tasca

tre poesie

le ho perdute,

non le potrò più dire,

non le potrò più leggere.

Se tu mi presterai

una o anche due

delle poesie tue,

subito le leggerò.

Quando le ritroverò,

ti darò le mie.

Vedrai,

non ci rimetterai.

Le poesie perse potrebbero essere sostituite da qualsiasi bene posseduto sia esso materiale che spirituale. Creativa è certamente la poesia La città fantastica:

Il mare

circonda casa tua.

Il tuo palazzo

è un’isola,

le auto sono barche.

C’è

un gran traffico di pesci.

PESCE RUOTA, PESCE GAS, PESCE STOP!

Le meduse

si accendono

e si spengono

come semafori.

Dietro il vetro

i tuoi occhi

guardano fuori.

Sembrano fiori?

Una città ha strade, semafori, auto sott’acqua (si cambia location) con un finale costituito da due quinari sorprendenti: i fiori sono le gemme della natura che danno colore e vivacità, proprio come gli occhi di un bambino. Un inno all’immaginazione è Notte nera nera:

Notte buia era

la copertina nera

di un quaderno disegnato

con disegni luminosi:

i rossi e verdi occhiali

di un aeroplano in volo,

le lune piccoline

di pochi lampioni

nelle stradine,

la faccina illuminata

di una lucciola sperduta,

gli occhi sempre accesi

di un palazzo

che dorme stando in piedi,

il fanale quasi rotto

di un uomo in bicicletta

col cappotto…

Poi,

la notte se n’è andata

a passi lenti. I disegni,

piano piano, si sono spenti.

Nel testo sono i disegni di un quadernino ad illuminare la notte buia, simile ad una copertina nera. Quando giunge il giorno, poi, si spengono lentamente i disegni, come le stelle.

Affascinante è anche La nave dei sogni in cui anche i grafemi sono scritti come se dovessero assecondare le onde del mare e beccheggiare come una barca.

Spiritosa è Il bambino caduto nel cestino il cui protagonista cade nel cestino e diventa una calamita per le carte con le loro notizie, tanto che una volta uscito dal cestino:

Per quel giorno

non si è lavato.

Gli piaceva stare così:

scritto e illustrato.

Una bella prova poetica in cui predominano il gioco e la ricerca delle varie possibilità nascoste nel linguaggio.

 

 

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