Cuore ribelle di Dominique Venner, Controccorente 2019
di Sandro MaranoCuore ribelle è l’autobiografia dello storico francese Dominique Venner (1935 – 2013). Uscita nel 1994, più volte ristampata in Francia, è stata tradotta per la prima volta in italiano da Gaetano Marabello.
Com’è noto, Dominique Venner pose fine alla sua vita il pomeriggio del 21 maggio 2013 con un colpo di pistola che rimbombò sotto le volte della splendida cattedrale di Notre Dame.
Il testo in italiano è preceduto da un ampio e pregnante saggio dello stesso traduttore e curatore. In esso Marabello si sofferma sul gesto estremo, con cui lo storico francese intese protestare contro la decadenza dell’Europa, per respingere la duplice accusa mossa a Venner: quella di aver profanato un luogo sacro e quella di illudersi di aver cambiato qualcosa.
Quanto alla prima accusa, osserva Marabello, è indiscutibile il valore simbolico del luogo scelto, si trattava infatti di riannodarsi alle radici della civiltà europea a partire dai Celti che proprio lì avevano un loro santuario. Quanto alla seconda e più insidiosa accusa, le ragioni del gesto vanno ricercate nella visione della storia di Venner. Questi, traendo spunto dall’inatteso crollo del comunismo nel 1989, scrive proprio nella sua autobiografia che «l’inatteso è la regola della storia». Egli è infatti convinto che «la storia cammina a nostra insaputa. Porta in sé l’imprevedibile. Ciò che sembra più solido subisce la legge universale dell’usura. I draghi sono vulnerabili e mortali. Non c’è fatalità che nello spirito dell’uomo». In quest’ottica, secondo Marabello, il suicidio di Venner ha un senso. Esso rimanda all’etica dei samurai e, non a caso, il saggio di Marabello, intitolato significativamente Un fiore di ciliegio a Notre Dame, è preceduto da un magnifico haiku del poeta giapponese Buson da lui messo come esergo in omaggio alla figura di questo “samurai d’occidente”:
«cadono i fiori di ciliegio sugli specchi d’acqua della risaia: stelle al chiarore d’una notte senza luna». Cuore ribelle prende le mosse dalla guerra d’Algeria, che terminò con la capitolazione della Francia, battuta, ad avviso dello storico francese, non da forze soverchianti, ma da sé stessa, per un venir meno delle sue energie spirituali, per un diffuso senso di colpa nell’opinione pubblica dominante, per l’indifferenza della borghesia benpensante e per calcoli politici: «Io lo dico con dolore, questa guerra perduta fu una disfatta meritata».
L’esperienza della guerra d’Algeria segnò profondamente la vita di Venner, che già tre anni prima si era arruolato, come confessa lui stesso, per sfuggire alla noia della scuola e della famiglia. Appena ventenne era già al comando di un reparto: «A vent’anni l’avventura della guerra e delle congiure fu offerta a quelli di una generazione che la vollero. Pochi vi erano preparati. Rari furono quelli che riuscirono a cambiare questa occasione in destino. Noi avevamo gustato allora qualcosa che rende tutto il resto insipido».
Venner ricostruisce egregiamente, in modo concitato, avvincente, una pagina di storia, che è una ferita non del tutto rimarginata nella Francia. Se la guerra d’Algeria offrì ad alcuni giovani l’occasione di sperimentare il volto virile dell’esistenza, di vivere l’avventura e forgiarsi un carattere, d’altro canto essa fu anche una «prova fondatrice per una parte degli Algerini, dramma spaventoso per i piedi neri (francesi d’Algeria, ndt), guerra civile implacabile tra mussulmani, partigiani o avversari della Francia. Ma al cospetto della storia, quando il momento sarà giunto, essa apparirà soprattutto come un combattimento perduto dall’Europa di fronte all’Africa per la difesa della sua frontiera del Sud».
Il racconto prosegue con la rievocazione dell’azione politica romanticamente vissuta in alcuni gruppi d’estrema destra, il carcere, le amicizie, le letture formative negli anni ’60, fino all’emergere della sua autentica vocazione, quella degli studi storici, cui dedicherà il resto della sua vita. Non c’è nella vita di Venner una soluzione di continuità tra l’azione e la meditazione storica, bensì una naturale necessaria evoluzione per diventare «una sentinella solitaria posta alle frontiere della speranza e del tempo».
“Je ne regrette rien”, io non rinnego nulla, dice di sé orgogliosamente lo storico francese. Ma la vita, osserva, va avanti, non indietro, e così scopre che quel giovane che è stato, gli è divenuto in parte estraneo: «la sua temerarietà mi sorprende, il suo gusto per la violenza mi stupisce». Anche il suo giudizio sulla guerra d’Algeria, nel corso degli anni, si è parzialmente modificato. Da un lato, è vero che «in Algeria, non combattevamo per delle astrazioni ideologiche, né per il rispetto di alleanze discutibili, né per una Polonia che non fu difesa. In Algeria combattevamo per noi stessi, per il nostro diritto ad un destino, per la nostra dignità. Combattevamo per difendere, su questa terra, le nostre culle e i nostri cimiteri. Combattevamo per proteggere i nostri in pericolo». Dall’altro lato, lo storico francese scrive: «oggi, io riconosco che la ribellione combatteva ugualmente per una giusta causa, la sua, cosa che avevo la tendenza a negare all’epoca. Il nemico, così debole all’inizio, voleva cacciarci da una terra che rivendicava per sé solo, per diritto di anteriorità. Anch’esso combatteva per la sua dignità. Combatteva per conquistare una patria, per darsi un’identità, per edificare una nazione. Poiché le due cause erano giuste e di un antagonismo assoluto, non c’era tra loro né mezzo termine né negoziazione possibile. Solo la guerra poteva dirimerle».
Certo, conclude Venner, «c’è voluto molto tempo per digerire le passioni, gli affronti, i massacri, tutto questo odio rovesciato sui nostri. C’è voluto tempo per attingere ad una veduta allargata e placata, per arrivare a questa idea nuova che, affermando l’identità del mio popolo, io difendo quella di tutti i popoli». Un’osservazione questa che ci porta ad annoverare Venner fra gli storici di razza.
Non mancano nel racconto alcune gustose rievocazioni della fanciullezza e soprattutto della figura della nonna, «che nella sua gioventù si divertiva a far girare le teste e i cuori». Né mancano riflessioni sull’impegno dello scrittore (con un particolare riguardo alla figura di Drieu La Rochelle), sui moti del ’68 e sull’importanza della Tradizione. Riportiamo le parole conclusive di questo magnifico libro che ha pure qua e là tratti poetici:
«La tradizione è una scelta, un mormorio dei tempi antichi e del futuro. Essa mi dice chi io sono. Essa mi dice che io sono di qualche parte. Io sono del paese dell’albero e della foresta, della quercia e del cinghiale, della vigna e dei tetti a punta, della chanson de geste e dei racconti delle fate, del solstizio d’inverno e del San Giovanni d’estate, dei bambini biondi e degli sguardi chiari, dell’azione ostinata e dei sogni folli, delle conquiste e della saggezza. Ecco perché sono un cuore ribelle. Ribelle per fedeltà.»
Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione.
Se continui a navigare su questo sito supponiamo che tu sia d'accordo con questo. Cookie SettingsAccetta
Manage consent
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
Cookie
Durata
Descrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 months
The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy
11 months
The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.