Salamandra di Guido Quarzo, uovonero, 2026

di Cosimo Rodia

 

Salamandra è un suggestivo romanzo di formazione, ambientato nella metà del XVI secolo, che mostra come l’età evolutiva sia sempre uguale a se stessa.

La protagonista è Europa, una fanciulla della piccola nobiltà cremonese, circondata da quattro sorelle, un fratello, dai genitori e da due donne di servizio. La sorella maggiore, Sofonisba, è una pittrice, realmente esistita, ma la cornice storica è più evocativa, perché tra avventure umane, tradizioni popolari, superstizioni, arte, l’obiettivo narrativo è tutto centrato sulla protagonista che diventa grande. Il mondo che circonda Europa è popolato da racconti, leggende e mitologie tramandate oralmente dalla vecchia serva e da un giovane contadino; così la fanciulla vive dentro questa zona di confine, in cui le sue esperienze formative derivano dal contatto diretto con il mondo, ma anche da ciò che immagina, sogna o rielabora attraverso i racconti degli adulti. Qui il reale e il fantastico s’intrecciano senza soluzione di continuità.

In una passeggiata nel bosco, Europa scorge per un istante una salamandra: avventura fondativa del racconto, ed apprende dalla sorella e dalla domestica che è velenosa, oscura, quasi luciferina. Nella splendida narrazione di Guido Quarzo, non importa tanto la natura reale dell’anfibio, quanto l’impronta che esso lascia nella mente della fanciulla; ed Europa traduce quella visione in un disegno. Qui entra in gioco uno dei temi centrali del romanzo, ovvero il potere della pittura. Il disegno non è una copia del reale, ma la materializzazione dell’immagine mentale della fanciulla; il segno su carta diventa una sorta di talismano, un simbolo che l’accompagna nel suo processo di crescita; attraverso il disegno, la protagonista dà forma ai sogni e al modo in cui i suoi occhi vedono il mondo; la pittura allora diventa lo spazio in cui l’immaginazione umana compie avventure e de-limita mistero ed ignoto.

La narrazione esplode di sovrasenso con la crescita della protagonista. La sorella maggiore è lontana per un dipinto che le è stato commissionato, così Europa le scrive una lettera, con cui si chiude il romanzo, che rappresenta nel contempo lo spartiacque tra la fanciullezza e l’adolescenza; il superamento dell’infanzia avviene grazie ad esperienze dirette, lutti, cambiamenti interiori, che segnano inevitabilmente il percorso verso la maturità. La morte della vecchia domestica, ad esempio, rompe l’incantesimo dell’infanzia di fronte all’ineluttabilità del corso della vita. È proprio a questo punto che la ragazza riconsidera il disegno della salamandra che per anni ha custodito quasi come una reliquia: ciò che un tempo appariva importante, si rivela essere solo il frutto della sua immaginazione infantile. Questo momento rappresenta una svolta decisiva: la protagonista impara a distinguere tra fantasia e realtà, ed è il passaggio che segna l’ingresso nel mondo della responsabilità, della consapevolezza e del maggiore realismo. La crescita di Europa è evidentemente la metafora dell’evoluzione umana tout court, ovvero l’approdo di un equilibrio tra sogno e concretezza; così il racconto, pur parlando del Cinquecento, parla anche del presente.

È un bellissimo romanzo che dà conto della potenza dell’immaginazione e del potere della pittura; Quarzo probabilmente ci dice indirettamente come l’immaginazione sia uno strumento per orientarci nel mondo. E il finale implicito della storia sembra suggerire una sintesi molto interessante: Europa non abbandona del tutto la dimensione fantastica che l’ha accompagnata da bambina, piuttosto, la rilegge con occhi nuovi, non la nega, ma la integra in una visione più adulta del mondo.

La forza della narrazione risiede nella capacità di trasformare un episodio apparentemente semplice in una metafora potente dell’infanzia e dello sviluppo umano. L’immaginazione, l’arte, il confronto con la perdita, con i distacchi, diventano tappe di un viaggio interiore che ogni lettore può riconoscere come proprio.

È un romanzo scritto nel consueto stile dell’autore: linguaggio semplice, periodi senza troppe tirate, l’uso frequente di dialoghi, capitoli brevi, sguardi ironici che rendono la storia avvincente e capace certamente di intercettare i gusti e le attese dei giovani lettori.

 

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