La tirannosaura rosa” di Alessandro Niero e Emanuele Benetti, Caissa Italia Editore, 2026

Redazione

 

A Rosemburgo tutto è rosa, i palazzi, le strade, le pere, perfino i sudditi. Ma quando nasce una saurina di nome Violetta, il regno inizia ad assumere tutt’altra… tinta!

Rosalba è una tirannosaura rosa. Rosa come il castello in cui vive, come il suo immenso giardino coltivato a rose rosa, come le strade, gli alberi, e i fiumi di Rosemburgo, la cittadina su cui regna. La passione della sovrana per il rosa è tale che tutti i neonati del suo mondo, da verdognoli che sono, vengono tinti di rosa alla nascita tramite un morsetto affibbiato dalla sovrana stessa (con l’unico dente che le è rimasto), sulla chiappetta destra del bebè di turno. Uno strilletto e in pochi minuti tutto è di nuovo rosa omogeneo, senza distinzioni.

Un giorno, o meglio una sera, accade però un fatto irreparabile: senza rendersene conto Rosalba morde la chiappetta sbagliata di una saurina appena venuta alla luce e il suo colore, anziché diventare di un rosa identico a quello di tutti gli altri, assume una tonalità leggermente differente, di cui nessuno si accorge sul momento. Nessuno tranne i suoi genitori, ovviamente, che si guardano bene dal dire qualcosa. È così che Violetta cresce diversa da tutto ciò che la circonda, cercando faticosamente di camuffarsi e di non rivelare a nessuno il suo segreto.

Tutto questo “ROSA” la fa intristire un bel po’, fino a quando non fa una scoperta che le apre gli occhi e comincia a non vergognarsi più della sua pelle. Anzi, ne diventa perfino orgogliosa tanto che inizia a sfoggiare qualche macchiolina viola qua e là, sprezzante del pericolo in cui si mette. Quando inevitabilmente la vera natura di Violetta viene a galla, ecco che i tempi si faranno maturi per una rivoluzione… coloratissima!

Immergersi nell’universo di Rosalba vuol dire anche fare i conti con un lessico pensato per tingere di rosa anche il pensiero dei suoi sudditi. È così che i gendarmi diventano “rosarmi”, che il “rosa rosemburgensis” colora ogni cosa si trovi nel territorio di Rosemburgo e che in città circolano solamente nomi come Rosaria, Rosetta e Rosamunda e che il dottor Rosario Rosiello sfrutta le sue abilità di ottico per ideare delle lenti speciali capaci di annullare ogni differenza cromatica.

Ma quando Violetta si rende conto dell’esistenza dei colori, ecco che anche le parole riflettono la bellezza della varietà: così il bianco immacolato sprigiona luce, il rosso caldo e intenso pare ribollire, e ogni colore sembra avere una voce tutta sua. Attraverso acrobazie linguistiche, nomi parlanti e spassose soluzioni narrative, Niero sfoggia una scrittura fantasiosa e ricca di sfumature che sgretolano la visione totalitaria della monarca e svelano la bellezza di una realtà che è ormai impossibile tenere nascosta. La saurina, che proprio non ne vuole più sapere di tingere la sua pelle della nuance “femminile” per eccellenza, grazie alla sua ribellione dimostra che le diversità e le unicità vanno preservate, poiché non esiste un colore che possa andare bene per tutti.

 

Lascia un commento