due scrivanie sotto la finestra
due bici per andare a scuola
e due zainetti per la palestra. Ho due joystick per i videogiochi
due compleanni e due natali
due vacanze in mari diversi
otto nonni che fanno i regali. Ho due mamme, di cui una vera,
un papà intero e uno a metà
tutti sanno qual è il loro posto
soltanto il mio è un po’ qua e un po’ là.
Giocando si dicono verità pesanti; dai versi emerge come gli egoismi degli adulti spesso provochino danni sui piccoli, spinti a diventare bini, trini… e a vivere senza riferimento morali e psicologici. Carioli parla del mondo dei piccoli senza retorica; scrive ella stessa nell’introduzione: «Scrivendo ho inserito anche sentimenti scomodi. Ci sono moti del cuore che hanno un tale potere distruttivo da fare paura a noi stessi. Quando succede ce li teniamo dentro perché abbiamo paura di essere considerati “cattivi” e vogliamo continuare a essere amati dalle persone che noi amiamo. È così anche per i bambini, anzi, soprattutto per loro». È un programma con finalità eminentemente educative.
In Io cambierò il mondo Carioli mette a fuoco le trasformazioni del corpo mentre si cresce: il corpo che si allunga, l’apparire dei brufoli, l’apparecchio ai denti…, sono tanti momenti individuali in cui si mette in forse la propria autostima; così, in questa fase di transizione, ascoltare le ragioni della propria pena potrebbe avere l’effetto terapeutico di mettere a fuoco il problema e neutralizzarlo; ebbene proprio questo è il fine dell’Autrice che si introduce nell’universo dei bambini per metterlo in chiaro, e lo fa in modo brioso, con un linguaggio vivo, rimato e ritmato, non dimenticando che i piccoli sono soggetti in formazione, quindi in cerca di se stessi. Leggiamo cosa scrive l’Autrice nell’Introduzione: «Il corpo cambia, cambiano i pensieri, ci si sente grandi e piccoli allo stesso tempo. Si pensa di poter scalare il mondo e si ha paura del buio […]. Crescere per i bambini è un grande viaggio, e come succede quando si prepara lo zaino per partire, ci si rende conto che non si può portare tutto con sé. Bisogna scegliere. Lasciare a casa le piccole paure dell’infanzia e mettere in valigia la curiosità, il desiderio di scoperta, l’accettazione delle responsabilità». La poetessa riesce a rappresentare in maniera plastica il momento della crescita, quel momento in cui il bruco diventa farfalla; vediamo Cosmo: Chissà se lassù da qualche parte qualcuno come me, ma diverso sdraiato sul prato, ascolta il fiato potente e calmo dell’universo. Sono qui, con le mani nell’erba, lo sguardo nel cielo stellato, sono parte di questo respiro e felice di essere nato. La preadolescenza porta a misurarsi col mondo, staccandosi da quello ovattato e rassicurante della famiglia, e lo si inizia a fare puntando sulla forza delle azioni individuali. Leggiamo Con i piedi per aria: Voglio esser libero. Senza che nessuno mi dica che cosa devo dire, come mi devo vestire, a che ora andare a dormire. […] Voglio essere libero Libero di pensare in direzione contraria e se mi va, camminare con i piedi per aria! La ricerca di autonomia è il primo passo per diventare grande, fase in cui si assumono in proprio le responsabilità.
