La quotidianità dei bambini nelle filastrocche di Janna Carioli

di Cosimo Rodia

 

Janna Carioli è una feconda scrittrice; è autrice di programmi televisivi per “La Melevisione” in onda su Rai Tre, di opere teatrali, di narrativa; ha anche scritto libri di poesia, tra cui ricordiamo Un nido di filastrocche (Sinnos, 2009), Filastrocche contro la fifa (Sinnos, 2007), I sentimenti dei bambini (Mondadori, 2009), Io cambierò il mondo (Mondadori, 2012).

Per Carioli al bambino bisogna avvicinarsi con un recitativo che appassioni; e per farlo è necessario che la poesia abbia un linguaggio che parli a loro, di loro e per loro; ecco la ragione per cui i versi della scrittrice bolognese parlano del mondo del bambino, della sua quotidianità, di quella realtà che conosce e che tocca; da qui le filastrocche come rimedio per le paure giornaliere.

In Filastrocche contro la fifa l’Autrice tratta i timori del bambino per le visite mediche o per le medicine, giocando con le forme di ciò che ruota intorno ai problemi di salute (oggetti, strumenti, macchine, luoghi…), con sorprendente fantasia.

La raccolta I sentimenti dei bambini contiene poesie brevi, filastrocche e giochi di parole che parlano dei sentimenti belli e brutti che interessano sempre i piccoli. Testi che si immergono nel mondo vero, raccontando le fragilità dei piccini, le loro contraddizioni, la loro forza emotiva; un mondo fatto di stelle, di sogni, di paure… Leggiamo qualche verso di quelli più drammaticamente (sul piano psicologico) veri:

Ho due case, due camerette,
due scrivanie sotto la finestra
due bici per andare a scuola
e due zainetti per la palestra.

Ho due joystick per i videogiochi
due compleanni e due natali
due vacanze in mari diversi
otto nonni che fanno i regali.

Ho due mamme, di cui una vera,
un papà intero e uno a metà
tutti sanno qual è il loro posto
soltanto il mio è un po’ qua e un po’ là.


Giocando si dicono verità pesanti; dai versi emerge come gli egoismi degli adulti spesso provochino danni sui piccoli, spinti a diventare bini, trini… e a vivere senza riferimento morali e psicologici.

Carioli parla del mondo dei piccoli senza retorica; scrive ella stessa nell’introduzione: «Scrivendo ho inserito anche sentimenti scomodi. Ci sono moti del cuore che hanno un tale potere distruttivo da fare paura a noi stessi. Quando succede ce li teniamo dentro perché abbiamo paura di essere considerati “cattivi” e vogliamo continuare a essere amati dalle persone che noi amiamo. È così anche per i bambini, anzi, soprattutto per loro».

È un programma con finalità eminentemente educative.
In Io cambierò il mondo Carioli mette a fuoco le trasformazioni del corpo mentre si cresce: il corpo che si allunga, l’apparire dei brufoli, l’apparecchio ai denti…, sono tanti momenti individuali in cui si mette in forse la propria autostima; così, in questa fase di transizione, ascoltare le ragioni della propria pena potrebbe avere l’effetto terapeutico di mettere a fuoco il problema e neutralizzarlo; ebbene proprio questo è il fine dell’Autrice che si introduce nell’universo dei bambini per metterlo in chiaro, e lo fa in modo brioso, con un linguaggio vivo, rimato e ritmato, non dimenticando che i piccoli sono soggetti in formazione, quindi in cerca di se stessi.

Leggiamo cosa scrive l’Autrice nell’Introduzione: «Il corpo cambia, cambiano i pensieri, ci si sente grandi e piccoli allo stesso tempo. Si pensa di poter scalare il mondo e si ha paura del buio […]. Crescere per i bambini è un grande viaggio, e come succede quando si prepara lo zaino per partire, ci si rende conto che non si può portare tutto con sé. Bisogna scegliere. Lasciare a casa le piccole paure dell’infanzia e mettere in valigia la curiosità, il desiderio di scoperta, l’accettazione delle responsabilità».

La poetessa riesce a rappresentare in maniera plastica il momento della crescita, quel momento in cui il bruco diventa farfalla; vediamo Cosmo:

Chissà se lassù da qualche parte

qualcuno come me, ma diverso

sdraiato sul prato, ascolta il fiato

potente e calmo dell’universo.

Sono qui, con le mani nell’erba,

lo sguardo nel cielo stellato,

sono parte di questo respiro

e felice di essere nato.

La preadolescenza porta a misurarsi col mondo, staccandosi da quello ovattato e rassicurante della famiglia, e lo si inizia a fare puntando sulla forza delle azioni individuali. Leggiamo Con i piedi per aria:

Voglio esser libero.

Senza che nessuno mi dica

che cosa devo dire,

come mi devo vestire,

a che ora andare a dormire.

[…]

Voglio essere libero

Libero di pensare

in direzione contraria

e se mi va, camminare

con i piedi per aria!

La ricerca di autonomia è il primo passo per diventare grande, fase in cui si assumono in proprio le responsabilità.

 

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