“C’era… chi c’era” tavola rotonda in occasione della giornata internazionale dello Storytelling, organizzata dal Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile (Roma), il 20 marzo 2026.
Proponiamo l’intervento del prof. Cosimo Rodia dal titolo:
“Raccontare, anticamera del leggere”
Partiamo da un assunto: prima è venuto il raccontare poi il leggere; un assunto proposto in esergo per sostenere l’importanza del raccontare.
L’umanità, prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili, comunicava le esperienze uditive, visive, sensoriali, per lo più oralmente. Dopo l’invenzione della stampa e ancor più dopo la grande intuizione illuminista dell’istituzione obbligatoria, le cose sono cambiate, per il sopravvento sull’oralità della scrittura e del libro, che, come dice Angelo Nobile (cfr. Lettura e formazione umana, La Scuola, 2004) hanno contribuito in maniera determinante alla democratizzazione del sapere e all’ascesa culturale e sociale delle classi subalterne.
Oggi siamo in mezzo alla rivoluzione digitale, iniziata a cavallo dei secoli XX e XXI, che ha messo in scacco il libro e la scrittura per un ritorno all’oralità, grazie all’imperio delle immagini e della parola random, tipica della comunicazione social, che hanno originato a loro volta l’analfabetismo funzionale [si stima che più del 30% di persone che sanno leggere, non capiscono quello che leggono, perché ci stiamo abituando a guardare senza leggere, così la parola diventa una scheggia denotativa] e la memoria labile [le immagini, che sono diventate predominanti sulla parola, specialmente con la diffusione dello smartphone, originano una memoria a breve termine senza attivare processi cognitivi per trasformarsi in coscienza; insomma ci siamo disabituati ad usare la scrittura e a leggere testi complessi]).
Gli studi lasciati da Robert M. Gagné (e non solo) sottolineano l’importanza della lettura capace di stimolare le abilità di decodificazione, compressione letterale, comprensione inferenziale, controllo della comprensione; sicchè la scrittura risulta insostituibile nella crescita individuale (così come ad esempio, conoscere poche parole origina una povertà ideativa, una difficoltà nell’organizzare il pensiero disciplinato da relazione di causa d’effetto, oppure a sviluppare organicamente le proprie argomentazioni).
Vale la pena ricordare quanto riportato da Valentina Merletti (cfr. Raccontare storie, Mondadori, 98) allorquando Einstein suggeriva di raccontare fiabe ai propri bambini per coltivare in loro l’interesse per la scienza e la logica, perché ascoltare storie irrobustiscono nell’infanzia e nella fanciullezza tutte le facoltà ideative e quelle alogiche (quelle stimolate dalle aree umanistiche, sociali, artistiche).
Facendo i conti con l’oggi e considerando La scomparsa dell’infanzia (Armando, 1984) per dirla à la Neil Postman, come scaturigine dell’imperio dei media che disincentiva la lettura, le pratiche della lettura ‘faccia a faccia’ tornano ad essere strategiche e pedagogicamente orientate.
La pratica della lettura ‘faccia a faccia’ a chi non sa leggere, può costituire un freno al ritmo frenetico della vita moderna e al ritorno della circolarità familiare, con l’adulto nel ruolo del novello pifferaio magico, col beneficio di stimolare nel piccolo ascoltatore la produzione di immagini mentali (il soggetto che ascolta dovrà dare il volto, la fisionomia ai personaggi della storia, allocarli in uno spazio…).
Ha scritto Ermanno Detti che chi ha familiarità con l’ascolto di storie, poi diventa anche lettore forte (cfr. La lettura e i suoi nemici, La Nuova Italia, 1998). Non solo, Daniel Pennac (cfr. Come un romanzo, Feltrinelli, 1993) si è posto il problema di come creare il lettore; allora partendo dal presupposto che leggere costituisca un peso, un impegno, affinchè sia un’operazione cui sottoporsi volontariamente è necessario che la fatica sia ripagata, e ciò potrebbe avvenire se avviene il processo di immedesimazione, quello di cadere nella storia, partecipare alle peripezie dell’eroe (lo stesso tema è stato approfondito da Gino Corallo e Rita D’Amelio).
Allora è bene insistere a leggere al bambino prima che sappia leggere, per creare il desiderio di innescare autonomamente un viaggio verticale che la storia origina; un’operazione che potrebbe ricostituire anche una sorta di liturgia della comunicazione padre/madre e figlio, che la società dei media, se non l’ha cancellata, certamente l’ha modificata.
E le fiabe del ‘c’era una volta’ della tradizione orale, potrebbero essere strumentalmente recuperate per essere funzionali al fine di far leggere (e penso alle mie fiabe raccolte dall’oralità in Puglia: Il mondo che non c’è, 1998; Le fiabe dell’alto Salento, 2008; Fiabe e leggende di terra d’Otranto, 2014; Non ci posso credere!, 2015; Ti racconto il Sud, 2018), capaci di richiamare aspetti educativi e valoriali. È noto che le storie della tradizione orale preparassero il terreno ad una particolare dimensione del tempo, dell’attesa, dei sogni, della comunicazione diretta con l’ambiente.
I racconti popolari del ‘C’era una volta’, trasmessi oralmente quando non circolava in maniera massiva il libro e non c’era l’istruzione obbligatoria, costituivano dei formidabili strumenti di trasmissione culturale e di formazione morale. Così la narrazione orale era il mezzo privilegiato attraverso cui una comunità trasmetteva ai più giovani valori, norme sociali, conoscenze pratiche e modelli di comportamento. Fiabe, leggende, proverbi non erano quindi semplici forme di intrattenimento, ma veri e propri veicoli di civiltà.
Anche in contesti extraeuropei, la tradizione orale ha svolto un ruolo analogo. Nelle culture africane, ad esempio, la figura del griot ha rappresentato un punto di riferimento educativo e identitario per le nuove generazioni.
Nelle società antiche e rurali, la cultura si conservava e si rinnovava attraverso la parola. Secondo Walter J. Ong (cfr. Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Il Mulino, 1986) nelle culture a oralità primaria il pensiero stesso si struttura in forme narrative, ritmiche e ripetitive per favorire la memorizzazione.
Così il racconto orale non solo trasmetteva contenuti morali, ma modellava anche la forma mentis degli individui; ovvero le fiabe svolgevano una funzione pedagogica essenziale e nello stesso tempo stimolavano immaginazione, modelli umani, situazioni che tornavano utili per capire come atteggiarsi nella società.
Con l’avvento della stampa, della scuola e dei media digitali, la funzione educativa della narrazione orale si è trasformata, senza scomparire. La letteratura per l’infanzia, il cinema e le nuove forme di storytelling continuano, infatti, a riproporre archetipi e strutture narrative antiche. I racconti popolari sopravvivono oggi in forme rielaborate, mantenendo la loro funzione simbolica e formativa.
Per Bruno Bettelheim (cfr. Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, 1977) la fiaba aiuta il bambino (ieri come oggi) ad affrontare paure profonde e conflitti interiori, offrendo modelli simbolici di crescita e superamento delle difficoltà.
I racconti popolari trasmessi oralmente sono stati, dunque, e in parte continuano a esserlo, strumenti fondamentali di formazione. Attraverso la narrazione, le società hanno educato le nuove generazioni non solo a comportarsi secondo regole condivise, ma anche a comprendere se stessi e il mondo. In questo senso, la tradizione orale rappresenta uno dei pilastri della civiltà umana.
Forte di queste convinzioni, dopo che la scrittura ha iniziato a cedere il passo per via dello strapotere dei media, la lettura ‘faccia a faccia’, che rappresenta una delle pratiche educative più antiche, viene rivalutata per favorire lo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo nei bambini.
Dal punto di vista socio-culturale, Lev Vygotskij (Cfr. Pensiero e linguaggio, Laterza) ha evidenziato l’importanza dell’interazione tra adulto e bambino nei processi di apprendimento. Così la lettura ad ‘faccia a faccia’ si colloca pienamente nella “zona di sviluppo prossimale”: l’adulto guida il bambino nella comprensione di contenuti che da solo non sarebbe ancora in grado di decodificare. Per estensione, un insegnante che legge un racconto complesso e si sofferma su parole nuove, spiegandole e contestualizzandole, aiuta gli studenti a costruire competenze linguistiche superiori rispetto alla sola lettura autonoma.
La lettura ‘faccia a faccia’ crea un inevitabile legame affettivo tra chi legge e chi ascolta. Il tono della voce, le pause, l’intonazione e l’espressività favoriscono l’immedesimazione nei personaggi e lo sviluppo dell’empatia. Jerome Bruner (Cfr. La mente a più dimensioni, Laterza) ha sottolineato il valore della narrazione come strumento attraverso cui l’individuo costruisce il significato della propria esperienza; attraverso le storie, il bambino comprende emozioni complesse come la paura, la gelosia, il coraggio, l’amicizia.
Numerosi studi dimostrano che i bambini cui si legge regolarmente sviluppano un atteggiamento positivo verso i libri, riducendo l’ansia legata alla decodifica e concentrandosi sul significato. Ecco perché sarebbe auspicabile, che anche nei luoghi istituzionali, puntare sulla lettura espressiva capace di rafforzare attenzione e curiosità.
Ed è stato verificato come la lettura ‘faccia a faccia’ abbia una funzione inclusiva, per i bambini con difficoltà di lettura o con disturbi specifici dell’apprendimento, perché essi possono accedere ai contenuti culturali senza la barriera della decodifica scritta.
L’ascolto collettivo favorisce inoltre la partecipazione di tutti e rafforza il senso di comunità. In questo modo la lettura diventa un’esperienza condivisa e non competitiva. Così l’ascolto (o la lettura) di una storia non diventa una pratica accessoria, ma strumento educativo fondamentale, capace di incidere in modo significativo sulla formazione integrale della persona.
Sono indicazioni di ordine operativo per porre degli argini all’homo videns (con tutte le problematiche afferenti) che costituisce la deriva dell’homo sapiens.
Viviamo in una realtà acefala, dominata dall’apatia, dalla liquidità, dall’estemporaneità, dai cambiamenti repentini, dall’analfabetismo funzionale, tanti punti nevralgici che potrebbero essere fronteggiati strategicamente col ‘Raccontare’ (tanti sono gli aspetti negativi, non c’è solo l’ignoranza di ritorno, vanno ricordati i risultati poco lusinghieri dell’Invalsi, i dati modesti della percentuale dei lettori forti (meno del 15%), la percentuale dei laureati che in Italia si attesta al 32%, mentre nei paesi della UE la media supera il 50%).
Riteniamo che i numeri costituiscano l’epifenomeno di un cambiamento antropologico teso a snaturare l’uomo dei suoi caratteri più propri. Così i numeri ci spingono a sostenere l’indifferibilità di un intervenire in sede educativa col fine di creare l’uomo del nuovo millennio che non abiuri alle sue peculiarità; e la letteratura, nella fattispecie, con le sue storie potrebbe dare un contributo non secondario.
Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione.
Se continui a navigare su questo sito supponiamo che tu sia d'accordo con questo. Cookie SettingsAccetta
Manage consent
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
Cookie
Durata
Descrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 months
The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy
11 months
The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.