Gina Bellot e la poesia per bambini diretta e musicale
di Cosimo Rodia
Gina Bellot è una scrittrice che ha pubblicato libri sulle maschere del carnevale di Venezia (ricordiamo Comandi, sior paron!, Nuove Edizioni Romane, 2007); con lo stesso editore, nella importante collana “Nuova biblioteca dei ragazzi”, esce il volume di poesia La torta storta (1996 [2004]).
Se la poesia di Formentini è sperimentale e in parte avanguardistica, la silloge della poetessa veneziana è frizzante ma con uno stile più lineare, con versi più oleati, con un linguaggio semplice, sempre diretto e spesso musicale. Già dalla prima poesia, che dà il titolo alla silloge, La torta storta, ricaviamo un andamento disteso con delle piacevoli rotondità:
Oggi ho fatto una torta.Dice Lucia: “È buona ma è storta”,e svelta la ficca nella sporta.Per me, che sia storta non le importa.
È una poesia rimata, con gioco di parole, con un lessico quotidiano e a volte impoetico come “sporta”, ma nell’insieme la lettura è perfetta, con il quarto verso che richiama una bambina intraprendente e sveglia, che sa leggere oltre le parole. Interessante è anche l’immagine in La rana di Villa Adriana:Nello stagno di Villa Adrianada tempo vive una rana.Di giorno vede le amiche,due care e gentili formiche.Di notte attende, ma invano,un rospo di uno stagno lontano.
La rima baciata rende la poesia subito orecchiabile, con i parisillabi che ne aiutano l’armonia; non manca un soffio di antropomorfismo: la rana può rappresentare il sentimento della frustrazione umana o un malessere scaturito da un bisogno non soddisfatto. Leggiamo Una famiglia felice:Non so se mi sbaglio, se ho preso un abbaglio,ma lì sullo scoglio c’è il pesce Trifoglio.C’è pure suo figlio, il pesce Trispiglio.La madre, Trispeglia, somiglia a Cornelia e lì, sullo scoglio, corteggia Trifoglio.
È un quadretto leggerissimo, sornione, naif e a renderlo perfetto è certamente l’impalcatura metrica, con un metro costituito da versi doppi: ogni verso è la somma di due senari (eccetto la seconda parte del primo verso).
Il gioco e l’effetto sincopato nella lettura sono originati anche dalle s impure: sb, sc, sp…, dalla consonanza con gruppi di lettere come tri, gli…, dalla rima, eccetto il quarto verso con Cornelia, che ha comunque una rimalmezzo. L’effetto è una lettura rutilante, quasi un effetto scioglilingua.
Consistente è Il secondo cassetto che poggia sull’idea secondo cui in ogni casa esiste un luogo dove conservare oggetti, foto, vestiti carichi di ricordi e questo è convenzionalmente il secondo cassetto del comò della camera da letto. La chiusa recita:
Ma i sogni, i ricordi, le gaie illusioniqueste mie cose, dove le metto?Mettile via, nel secondo cassetto,e quando ti va e ne senti il bisognoallunga la mano e accarezza il tuo sogno.
È una bella pagina in cui si esaltano in tandem il ricordo, oggi fondamentale contro il presentismo, e la proiezione dei sogni in un futuro possibile, creando attese.
Una bella poesia lieve, quella della Bellot, con cui si invita il piccolo lettore a pensarla in maniera diversa da quanto è detto dai media e in particolare dalla pubblicità.
E sempre sul piano dell’educazione al sentimento vanno letti alcuni lacerti quotidiani invischiati in una dimensione panica, è il caso di Estate in campagna; in un quadro naturalistico, in cui campeggiano vari alberi, uccelli e fiori, c’è la chiusa:
Svegliarsi in campagna ricorda l’amore.
Ed è una confessione ad alta voce affinchè i bimbi ascoltino. Pensieri simili troviamo in Letterina.
Realtà e mistero sono coagulate in Al lago di Vico, in cui i nomi inusuali per gli uccelli sembra che l’abbia trovati un mago; oppure in Estate in Irlanda che richiama l’alone di mistero che insiste nelle storie di castelli, delle coste, dei luoghi d’Irlanda. E che sia il creato la fonte della felicità traspare chiaro in Melanconia, in cui una rosa è l’antidoto alla noia e all’infelicità.
Non manca l’ironia, sovrabbondante in Il rospo in cucina, in cui si gioca con le funzioni e i motivi della fiaba classica; o come in Il fantasma Piero, in cui una bambina nel vedere un albero si convince di trovarsi di fronte un fantasma di nome Piero, depresso e scontento; la risposta dell’albero è chiarificatrice:
Ragazza! Sei guercia? Io sono una quercianodosa ed arditama un po’ dimagrita.
L’equivoco dunque è risolto.
Una bella voce di poesia per l’infanzia che mostra come per essere accattivante non è necessario scendere a livello dei bambini, snaturando linguaggio e poeticità. La sperimentazione può andare bene ma senza fare dello sperimentalismo la ragione dello scrivere.
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