Intervento alla tavola rotonda: C’ERA… CHI C’ERA? – Competenza, metodo e contenuto nell’ARTE DI RACCONTARE STORIE

 

Specchiarsi. Letture ad alta voce in biblioteca di Eleonora Bellini

 

La lettura ad alta voce per bambini e ragazzi in biblioteca presenta caratteri diversi dalla lettura a scuola o in famiglia, caratteri peculiari legati alla natura della biblioteca stessa, natura che mi piace definire citando Virginia Carini Dainotti, pioniera della biblioteca pubblica in Italia, ispettrice del Ministero dell’Istruzione prima e dei Beni Culturali poi, presidente e consigliera della biblioteca in cui ho lavorato per molti anni e maestra per me di biblioteconomia e di vita: “la biblioteca pubblica è un istituto della democrazia”[1]. La biblioteca è dunque un servizio sociale e culturale essenziale per ogni comunità in cui si radica e vive. La biblioteca pubblica è aperta a tutti per definizione, è accessibile e inclusiva in quanto si propone di collegare la comunità locale con quella più vasta, nazionale e internazionale e lo fa nel presente, ma con costante riguardo anche al passato e al futuro. Per quanto umanamente possibile la biblioteca pubblica è libera da condizionamenti, promuove una cittadinanza attiva e informata, rispecchia i volti della comunità in cui è inserita, con attenzione a lettrici e lettori di ogni età nonché di ogni condizione sociale e culturale, rivolge nello stesso tempo la sua attenzione alle culture di ogni Paese. Esercita dunque una funzione non solo documentaria, ma anche propositiva ed educativa.

Nel mio caso specifico la biblioteca è stata quella della Fondazone Achille Marazza di Borgomanero in provincia di Novara, una piccola città – o grosso paese – non povera né emarginata e tuttavia chiusa alle sollecitazioni esterne e paga dell’ombra dei propri cortili e campanili. Furono co-protagoniste dell’attività bibliotecaria le trentaquattro biblioteche comunali dei piccoli paesi del Sistema Bibliotecario del Medio Novarese.

La biblioteca pubblica rispecchia dunque la società in cui svolge il suo compito istituzionale e la società si rispecchia in essa come in una miniatura. Quando poi la biblioteca si rivolge ai giovani, ai giovanissimi, ai piccoli e perfino ai piccolissimi, come avviene ormai da molti anni con il progetto Nati per Leggere, svolge un’attività di invito alla lettura emozionante, profondo, unico. Perché la lettura in biblioteca – senza che quest’ultima si sottragga alle sue altre funzioni documentarie, istruttive e di studio – è innanzitutto la condivisione del piacere di leggere e l’invito al piacere di leggere in piena libertà. Nel primo dei quaderni della sezione ragazzi, Piccoli Libri, antologia dei testi scritti in biblioteca dai bambini partecipanti ai laboratori, nella breve appendice dedicata a genitori e insegnanti ricordai che “i libri della biblioteca possono essere scelti liberamente: il loro numero elevato, gli scaffali direttamente accessibili e il prestito gratuito favoriscono questa opportunità. In più, se il libro preso in prestito non piace, lo si può restituire e sostituire con un altro. In biblioteca si possono incontrare libri interessanti, importanti, e perfino libri indimenticabili. Ma è permesso anche trascorrere qualche ora girando a vuoto[2]“.

Queste sono state, in estrema sintesi, le caratteristiche essenziali delle letture ad alta voce proposte per lunghi anni. Letture condivise con bambine e bambini, ragazzi e ragazze di diversa età, di diversi gruppi sociali e, già dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, di differenti origini geografiche.

Le linee guida che abbiamo privilegiato sono state le seguenti:

  1. favorire un momento di lettura empatica, in cui l’intelligenza emotiva riconosce in sé e negli altri le situazioni e gli eventi narrati nei libri. E qui torna lo specchio: si guarda a se stessi, ai protagonisti delle storie, agli altri che ci vivono attorno senza giudicarsi e senza giudicare (per quanto possibile, ci vuole allenamento) e si entra nell’atmosfera del racconto vivendolo da protagonisti;
  2. chi legge mantiene l’attenzione sul gruppo di chi ascolta, per cogliere – dall’espressione del volto, dagli sguardi e da altri elementi del linguaggio del corpo – costanza dell’attenzione e perfino dell’entusiasmo oppure, all’opposto, stanchezze, distrazioni o cedimenti, in modo da poter recuperare l’attenzione e l’ascolto attivo del gruppo (pause brevi o lunghe, tono e volume della voce, accenti sull’una o sull’altra frase o parola, inattesa mimica o movimenti leggeri) e il piacere condiviso di calarsi insieme dentro una storia;
  3. offrire letture di qualità sia quanto al testo che quanto all’immagine e inserire sempre uno o più elementi multiculturali (fiabe e storie dal mondo, letture bilingui, testi realistici legati alla storia o all’attualità);
  4. favorire un momento attivo dopo la lettura, un breve confronto di opinioni per i più grandi, un piccolo laboratorio attivo per i più piccoli. Quest’ultimo sia perché è un’attività quasi sempre a grande richiesta, sia perché permette di praticare la riflessione e la lentezza senza correre subito “a fare qualcos’altro”.
Accenno a pochi esempi di letture-laboratorio tratti dai quaderni della sezione ragazzi, che furono pubblicati per oltre un decennio e che mi sorreggono nella memoria.

Il primo esempio riguarda un testo che contiene in sé sorpresa, piacevolezza del narrare, suspence, e che perfettamente si inserisce nella metafora dello specchio: In una notte di temporale di Yuichi Kimura e Hiroshi Abe (1998 prima edizione[3]). Un lupo e una capretta si trovano a trascorrere una notte di forte pioggia, tuoni e fulmini in una capanna, casualmente insieme, entrambi spaventati dal temporale, ma ignorando l’identità del compagno di sventura (che ciascuno dei due immagina uguale a sé). Solo il lettore conosce le identità dei protagonisti, che restano ignote a loro stessi complice il buio che nasconde le forme e il frastuono della tempesta, che, insieme alla paura, copre indizi importanti. La notte oscura, qui, paradossalmente, contribuisce al riconoscimento degli elementi comuni e a uno spirito di fratellanza. Fino all’ultimo chi ascolta rimane in sospeso a proposito di ciò che avverrà: il lupo scoprirà che colei che trova conforto accoccolata accanto a lui è il suo cibo preferito, ovvero una capra? La capra  capirà che un uguale sentire la accomuna al suo abituale predatore? Cosa accadrà quando si scopriranno a vicenda?

Questa storia raccoglie in sé, a mio avviso, ognuno degli elementi elencati prima: unisce ponderatezza e avventura; appassiona il lettore e offre stimoli per riflessioni condivise (ad esempio sul pregiudizio e la diversità, ma anche sull’imprevisto e l’avventura, sulla fiducia e la paura, sul chiaroscuro di ogni vita) per un’ampia fascia di età.

Il secondo esempio riguarda un libro che non consiglierei normalmente a una bambina o a un bambino per una lettura individuale e solitaria, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Ero titubante anche quando una bibliotecaria lo propose per una lettura ad alta voce.  Ma, poiché è bene che ciascuno legga ciò che ama e che lo rispecchia, la lettura fu effettuata. Nel contesto di condivisione del racconto e di attenzione profonda il libro rivelò tutta la sua capacità di coinvolgere i piccoli ascoltatori molto a fondo, trasformando il piccolo principe in un interlocutore reale. Un interlocutore a cui confidare i momenti difficili della propria vita: un bel disegno offerto alla mamma troppo distratta, il dispiacere di dover lasciare il proprio amico cane a causa di un trasloco, il dolore per la morte del nonno e la nostalgia di lui che ritorna ogni sera.

Il terzo esempio riguarda una possibilità di incontro più raramente messa in atto in biblioteca, ma gradita sempre ai bambini: la poesia[4]. L’incontro, nella sua versione più semplice e giocosa può consistere nel trasformare una storia, già nota o appena ascoltata, in filastrocca, una filastrocca collettiva, allegra, sul modello di Rodari. Oppure può entrare più nel profondo del testo poetico con letture di poesie contemporanee in lingua italiana o anche in lingua straniera, se si verifica la possibilità di poter avere nei gruppi di bambini e ragazzi chi può leggere, oltre che in italiano, poesie nella propria lingua di origine, o anche la ormai rara e felice presenza di un mediatore. A noi successe con stupefacenti e memorabili risultati con la lingua cinese per un serie di fortunate occasioni, e poi con l’albanese e  lo spagnolo dell’America Latina. Quanto alla poesia, uno dei quaderni che si intitola proprio Specchiarsi, raccolse testi davvero degni di nota scritti da ragazze e ragazzi[5], dopo la lettura di  autori come Shirin Fazei Ramzanali, Gerald Bessa Victor, Ndiock Ngana, Mourad Kanzari, Juan Ramon Jimenez.

In conclusione, che ricordare a proposito della lettura in biblioteca?

È preferibile che sia lettura lenta, chiara ma discreta, mai enfatica, affinché ogni parola abbia il suo peso e ci sia il tempo per concretizzare a fondo i personaggi, per calarsi nella trama e per far scaturire i pensieri e le emozioni che il racconto suggerisce. Un tempo lento, dal respiro ampio, aperto alla scoperta, alla meditazione e alla fantasia.

[1]Virginia Carini Dainotti, La biblioteca pubblica: istituto della democrazia, Milano, Fratelli Fabbri, 1964

[2]Piccoli Libri. Esperienze dai laboratori della Biblioteca Sezione ragazzi. A cura di Eleonora Bellini. Con un testo di Vittorio Farronato, I bambini di Kinshasa, Fondazione Achille Marazza, 2000.

[3] Yuichi Kimura e Hiroshi Abe, In una notte di temporale, Salani 1998. A questo primo racconto se ne sono aggiunti negli anni altri sei degli stessi autori, sempre con i medesimi protagonisti, a delineare la crescita nel tempo di un’amicizia.

[4]Su questo aspetto in www.almanaccopunto.com si può trovare  l’articolo Fare poesia con i bambini in biblioteca

[5]Specchiarsi. Io e te/tu e io e noi e voi e loro. Sintesi dai laboratori dalle Biblioteca Ragazzi a cura di Eleonora Bellini, Fondazione Achille Marazza  2010. Due esempi dei testi sopra citati: 1. “Non siamo entrati nella scuola/ per creare confusione./ Non siamo entrati con rabbia,/ ma pacifici con la voglia di sapere./ Se ci trattate come persone/ diverse e inutili/ come facciamo a condividere/ la nostra vita e i nostri sogni?” Ndiaga, III media; 2. “La poesia parla della vita,/ parla agli altri per spiegare/ come la vita di un io/ sia così diversa/ eppure così uguale/ alla vita di un altro io” Ilaria, II media.

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