il cielo è una danza del ventre
una piazza per mangiafuoco.
Chi versò petrolio lassù?
Hanno assaltato la drapperia
rotola seta dai piani alti.
Vele di muschio sbiancato
sbarco di mani e di torce.
Il Polo, cappello di squame,
raduna bambini e folletti,
bambini e catene nel ghiaccio.
Il sole è un gran geyser di polvere,
non c’è battipanni
che stacchi giù impronte
dell’astro in tempesta.
E il cielo non sa più dove voltarsi. Si tratta di un libro che, come dice l’autore nell’introduzione, «è una prova di carattere, un tentativo di interrogare le parole, un pungolo per farle ‘cantare’». Cavalli presenta i suoi testi disposti secondo un elenco alfabetico di parole chiave e di argomenti vari, che vanno dall’Aurora boreale a descrizioni paesaggistiche (Isola), da poesie riflessive come Memoria a liriche assolute tipo Pensieri. Una poesia alta, di un poeta rodato, che ha attraversato diversi temi generalmente per adulti, e che manipola il linguaggio con grande maestria, tale da costituire un riferimento per avvicinare le nuove generazioni a questo straordinario genere. La silloge Minime e Massime contiene motti, aforismi, haiku; potrebbe essere un taccuino, in cui colpisce il titolo delle liriche, spesso più lungo della lirica stessa. Sono componimenti flash, come tanti bagliori, tanti passaggi brevi e lucenti da costituire delle ‘massime’ di vita. Siamo di fronte ad un’osservazione minima della realtà con un sorprendente gioco di parole. Una brevità scelta e programmaticamente voluta dall’Autore, lo dice egli stesso: «Il quanto, in fisica, è il valore minimo di una grandezza. Merito dei fotoni mediatori, per esempio, se i nostri occhi scoprono ogni giorno una galleria di profili e colori nuovi». Due brevi esempi di questa straordinaria brevità: Non so nulla del passato.
Alla corte degli addii
sono l’ultimo inserviente.
Così resisto.
*
La bellezza è una cicatrice che notano tutti.
