La Pietà vaticana
di Valeria Liuzzi

 

Nel corso della sua vita Michelangelo Buonarroti affronterà più volte il tema della Pietà. La prima opera statuaria raffigurante Gesù Cristo deposto dalla croce e adagiato tra le braccia di sua Madre è conservata nella Basilica di San Pietro a Roma. Un secondo gruppo scultoreo la “Pietà Palestrina” è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. La terza rimasta incompiuta alla morte dell’artista, a quasi novant’anni, la “Pietà Rondanini” è a Milano, nel Castello Sforzesco.
Michelangelo Buonarroti nacque a Caprese in provincia di Arezzo nel 1475 da una nobile famiglia e ancora molto giovane si distinse per la sua abilità come scultore. Entrò all’età di dodici anni nella bottega di Domenico Ghirlandaio a Firenze, ma il suo pensiero creativo si perfezionerà quando verrà a contatto con la collezione di opere antiche di Lorenzo “il Magnifico”. Michelangelo fu innanzitutto scultore, amava la scultura e affermava che l’opera scultorea si otteneva “per via di levare”, cioè togliendo progressivamente materia dal blocco grezzo, sottolineando così il processo creativo dell’artista, il quale immaginava già la forma prima ancora di procedere. Inoltre, pur privilegiando la scultura, si distinse anche come: pittore, architetto, poeta, filosofo, dimostrando di essere un artista completo.
Il primo gruppo scultoreo raffigurante la Pietà fu realizzato da Michelangelo tra il 1498 e 1499 a soli 24 anni, durante il suo primo soggiorno a Roma, per il cardinale Bilhères de Lagraulas, ambasciatore del re di Francia Carlo VIII. L’opera scultorea è in marmo di Carrara, alta 174 cm, larga 195 cm, custodita come detto sopra nella Basilica di San Pietro, centro della Cristianità a Roma. È l’unica scultura a tutto tondo tra le tante realizzate, firmata dall’artista, che incise il proprio nome sulla fascia che attraversa diagonalmente il busto di Maria. La firma venne in un secondo momento quando ascoltati i primi commenti sul proprio lavoro terminato, molti affermarono che quel capolavoro poteva essere stato eseguito solo dallo scultore lombardo Cristoforo Solari, Michelangelo era troppo giovane ed “inesperto” per riuscire a fare un’opera così perfetta. Così l’artista a tarda sera entrò nel luogo sacro ed incise la propria firma: “Michaelangelus Bonarrotus Florentinus. Faciebat” (“fatto dal fiorentino Michelangelo Buonarroti”).
La forma d’insieme che racchiude i due personaggi è piramidale, forma tipicamente rinascimentale che dona all’immagine equilibrio ed armonia. L’apice della forma geometrica coincide con il volto della Madonna e la stessa forma simboleggia l’unione tra l’umano ed il divino, l’ascesa verso l’alto, tramutando il dolore umano in concetto divino. Le due figure sembrano fondersi in un unico blocco, risultano realistiche per l’anatomia ed il panneggio delle vesti, lavorate con magistrale perizia tecnica. Il panneggio, inoltre, sembra un tessuto vero che avvolge con morbidezza il corpo di Maria. L’artista si ispirò per le vesti, alla Madonna raffigurata nel dipinto “L’Annunciazione” di Leonardo da Vinci. Michelangelo realizzò con la Pietà un capolavoro d’ideale bellezza: l’arte, per lui, non doveva essere realistica cercando di imitare la natura, ma rivelare la perfezione divina. Maria tiene in grembo suo Figlio come un bambino dormiente, non lo tocca direttamente, utilizza un velo (riferimento all’arte classica) e lo sostiene con il braccio destro. La Vergine ha i lineamenti di una donna giovanissima con un’espressione pacata ad indicare il superamento del dolore terreno, giovanissima in quanto priva di peccato originale e non soggetta all’invecchiamento come gli altri esseri umani. Anche dal volto di Cristo non emergono segni di sofferenza, il suo corpo dall’anatomia perfetta è leggermente inclinato, sorretto dal ginocchio della Madre, che si piega un poco per bilanciarsi.
Non troviamo scritto nei Vangeli la presenza della Madonna ai piedi della Croce sul monte Golgota, ma un racconto popolare tramandato attraverso i secoli ha voluto Maria presente ai piedi della Croce durante il tragico trapasso dalla vita alla morte di suo Figlio. La mancanza di dolore dal volto della Madonna potrebbe anche simboleggiare la prefigurazione della Vergine della Passione del Figlio, ma il gesto dimostrativo della sua mano sinistra aperta verso l’alto, quasi a donare al Cielo il Sacrificio di suo Figlio, simboleggia che la previsione del tragico evento si è avverato.

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