Radura di Marta Cai, OLIGO, 2026

Redazione

 

Sul finire del XIX secolo l’altopiano di Ponta Grossa nello Stato brasiliano del Paraná assistette all’arrivo di immigrati europei stremati da settimane di traversate e segnati caratterialmente e fisicamente dall’appartenenza alla mai sterile genia dei miserabili. Tra costoro, si cimentò a disboscare, edificare e coltivare un gruppo dapprima sparuto, poi numeroso e infine decimato di uomini e donne giunti dall’Italia con la premeditata intenzione di vivere sì senza la morsa della fame ma pure alleggeriti dal triplice peso di Dio – Patria – Famiglia.

Dal libero amore nacque così la Colonia Cecilia, bizzarra creatura che per quattro anni (dal 1890 al 1894) seppe resistere anarchica e difterica, ingegnosa e scorata, ammirata e dileggiata su questa linea immaginaria del 25° parallelo Sud, senza lasciare altra traccia nel paesaggio se non una radura-memoriale tra palme e araucarie, a segnalarci come, lontano dalle arterie principali, quel che è stato fatto sarà sempre e ancora da fare.

 

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