Memento
Il mio ricordo di Francesco Cassone
di Valerio Volpi
Il 9 marzo 2026, ormai prossimo ai 90 anni, ci ha lasciato il professor Francesco Cassone (Genova 18 aprile 1936 – Roma 9 marzo 2026) ma rimarrà sempre nei cuori della moglie Anna Maria, del figlio Stefano e di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Ha dedicato la sua vita all’insegnamento, con passione e competenza, alla pubblicazione di libri, agli affetti familiari, alle sincere amicizie e alla passione per la pittura. Con mio padre Domenico Volpi ha collaborato alla stesura di varie edizioni di testi scolastici di geografia e di libri di grammatica per le scuole medie. Era solito partecipare attivamente alle riunioni dei soci di Roma del Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile. “Un galantuomo”, così lo ha ricordato il parroco della chiesa romana di Ognissanti sulla via Appia, che frequentava insieme alla famiglia, durante l’orazione funebre. È il caso di dire che lo ha dipinto a pennello, come i quadri che donava agli amici più cari. Sempre gentile e cortese, aveva una raffinatezza nei modi che non era altezzosità, ma il suo modo naturale di far sentire apprezzati i suoi interlocutori e metterli a proprio agio. Colto e intelligente, amante dell’arte e della letteratura, con il dono di un umorismo garbato e sagace che sapeva utilizzare con l’arte del cesello. L’amicizia con Francesco parte da lontano. Il padre Sandro Cassone era un collaboratore del “Il Vittorioso” ai tempi in cui mio padre ne era il Redattore Capo. La loro amicizia è tracimata nelle generazioni successive. Francesco era un grande amico di papà e lo veniva a trovare spesso, non solo per motivi lavorativi. Dal suo canto, mio padre ricambiava con affetto e spesso mi confidava che apprezzava molto il senso di gratitudine e riconoscenza che Francesco aveva per lui, sentimenti che al giorno d’oggi sembrano ormai in via di estinzione. Da questo affettuoso e sincero legame siamo di conseguenza stati contagiati anche mia sorella Clara, mio fratello Vittorio, io e Stefano, figlio di Francesco, oltre naturalmente Anna Maria, moglie di Francesco e mia madre Giuseppina, mia moglie Rossella e nostro figlio Francesco Romolo. Ricordo con gran piacere i nostri incontri familiari durante le vacanze estive in Romagna, noi a Rimini e loro a Cesenatico, e la frequentazione di alcuni ristoranti con la tipica cucina romagnola dove, riuniti in grandi tavolate piene di amici, compivamo eroiche imprese che ci piaceva rinverdire con un sorriso nelle fredde giornate invernali. La nostra amicizia, però, non era soltanto allegra e festaiola. Con Francesco parlavo anche di progetti, speranze, aspettative e ricordo le confortanti parole che mi disse anni fa prima che affrontassi una delicata operazione, con un tatto e una delicatezza che mi sono rimasti nel cuore. Anche se aveva circa 25 anni più di me, lo sentivo come un vero amico con il quale poter parlare di tutto con la certezza di essere ascoltato, capito e consigliato. Apprezzava molto i miei sonetti in romanesco che mi diverto a scrivere e si complimentava perché diceva che li scrivevo “de còre”, come si dice a Roma, cioè con sentimento e passione. Il nostro ultimo incontro è stato durante la messa in ricordo di papà, a un anno dalla sua scomparsa. Era claudicante e si notava che il suo fisico lo aiutava con parsimonia, ma i suoi occhi, il suo sorriso e soprattutto il suo animo non avevano subito l’usura degli anni. Mi disse che si complimentava per il bel rapporto che ero riuscito a creare con Francesco Romolo. Da attento osservatore, lo aveva apprezzato nei nostri sguardi, gesti e ammiccamenti durante la cerimonia. Non sapevo che nell’ultimo periodo si era aggravato e la telefonata di Stefano per annunciarmi la sua perdita mi ha còlto di sorpresa e raggelato il sangue nel cuore. Nel nostro salone di casa abbiamo cinque suoi quadri. Il primo lo donò a me e Rossella per il nostro matrimonio civile nel 2001, raffigura il porto canale di Cesenatico con le variopinte barche del museo della marina mercantile. Il secondo un verdeggiante viale alberato a simboleggiare il percorso della vita, un augurio a nostro figlio per il suo Battesimo. L’ultimo una pittoresca veduta di Anguillara Sabazia sul lago di Bracciano, dove abitiamo, per il nostro matrimonio religioso nel 2009. Gli altri due erano a casa di papà: una vista di ponte Castello con San Pietro sullo sfondo e il boschetto della Pascola, casolare di famiglia nelle campagne di Imola dove spesso eravamo ospiti della sua famiglia in agosto. Una persona così speciale come Francesco Cassone, che ha saputo nella sua vita coltivare cultura, arte e sentimenti con grande armonia, rimarrà sempre impressa nella mia mente e nel mio cuore. Anche se non avessimo tutti i giorni sott’occhio i suoi quadri, il suo ricordo non ci lascerebbe mai. Ringrazio il Signore di avermi dato il privilegio di averlo avuto come amico.