Vivian Lamarque poetessa anche per bambini

di Cosimo Rodia

 

Vivian Lamarque è una nota scrittrice di fiabe, ma anche delicata e pregnante poetessa, la cui produzione sembra essere fortemente condizionata dalla sua autobiografia. Nata a Tesero, in provincia di Trento, a nove mesi la madre la cede ad una donna di Milano. Ancora fanciulla le muore il padre adottivo e a dieci anni apprende dell’esistenza della madre naturale. Che ci sia stato un trauma da allontanamento è probabile, come affiora dalla prima raccolta. Ad ogni modo l’Autrice scrive le prime poesie, che sono pubblicate nel 1972 sulla rivista letteraria “Paragone Letteratura”, curata da Giovanni Raboni; nel 1978, quando pubblica i versi L’amore mio è buonissimo, ottiene la recensione positiva di Maurizio Cucchi.

La prima raccolta è Teresino (Soc. di Poesia & Guanda, 1981), con versi attraversati da un sentimento di dolore, che sarà pure una costante della sua produzione; con questo libro vince il Premio Viareggio. Poi escono Il Signore d’oro (Crocetti, 1986 e 1997); Il libro delle ninne-nanne (San Paolo, 1989); Poesie dando del lei (Garzanti, 1989) con cui vince il Premio Tropea; Il Signore degli spaventati (Pegaso, 1992), raccolta prefata da G. Giudici e con cui vince il Premio Montale; Una quieta polvere (Mondadori, 1996), con cui vince il Premio Pen Club; Gentilmente (Rizzoli, 1998); “Poesie” – Raccolta antologica (Mondadori, 2002).

Come autorevolmente l’ha definita Cucchi, la poesia della Lamarque è caratterizzata dalla dolcezza, dalla commozione, dalla grazia e contiene una sorridente ironia.

Tra i versi, comunque, si respira il dolore; la lirica Conoscendo la madre che apre Teresino recita:

Ecco il privilegio:

ha conosciuto sua madre volendolo

(quale bambino?)

È fresca di parrucchiere

con una camicia azzurra […]

Era in ritardo credo d’inverno

aveva la pelliccia

passiamo al dopo:

un film di James Bond

(distraiamola, aveva detto)

poi a nanna

bambina della mamma.

I seguenti versi sono ancora più forti:

Mangiavo dormivo

facevo la brava bambina

per conquistarti “mammina”.

Corteggiamento vano

a nove mesi mi hai preso per mano

mi hai lasciato a Milano.

Evidentemente alcune ferite non sono rimarginabili. Ciò nonostante, la cifra stilistica non perde la leggerezza che caratterizza la produzione della poetessa; sempre nella raccolta Teresino leggiamo Le sue ali infantili:

Le sue ali infantili

spiccano ogni volta felici il volo

incontro a chi spara.

Il volo è evidentemente l’infanzia. Oppure leggiamo Il tuo posto a tavola:

Il tuo posto vuoto a tavola

parla racconta chiacchiera ride forte

non sta mai fermo si alza

ritorna mangia avanza sempre un boccone

ritaglia nel formaggio forme di animali

il tuo posto vuoto a tavola

a destra di Miryam

è di fronte a me.

Un verso nostalgico per una persona che non c’è più, la cui mancanza la fa soffrire, così la poetessa immagina (illudendosi naturalmente) che ella sia davanti a lei, mentre compie gesti che teneva abitualmente.

Dalla raccolta Poesie di ghiaccio leggiamo Urla il vento:

Nella tormenta

nella tana del lupo

si addormenta.

Ma il cuore freddo

freddo gelato

non trova tana

è assiderato.

Un dolore che si ripresenta anche nelle altre sillogi, con un verso meno narrato e con formidabili iperbati, il cui disordine logico di parole nel verso e ad accentuare l’effetto drammatico. Ancora Senti che tosse:

Senti che tosse

che tosse infernale

la tosse del cuore

fa troppo male

la tosse del cuore

non fa respirare.

Sembra una poesia giocosa, invece esprime una profonda sofferenza; con l’uso delle rime e con la parola ‘tosse’ ripetuta, la poetessa quasi trasmette le fitte del cuore che non la fanno respirare. Precisa che quando siamo infelici o abbiamo paura, il dolore al cuore toglie quasi il respiro.

Dalla raccolta Gentilmente proponiamo Caro albero meraviglioso, che contiene una magnifica personificazione: la poetessa si rivolge a un albero come se si rivolgesse a una persona cara; significativo l’attacco: Caro albero… Versi delicati con un buon sistema rimario e senza sovrabbondanze.

Caro albero meraviglioso

che dal treno qualcuno

ti ha tirato un sacchetto

[…] te lo tieni lì

stupito

sulla mano del ramo

come per dire

“cos’è questo fiore strano

speriamo che il vento

se lo porti lontano”.

Ci vediamo

al prossimo viaggio

ricorderò il numero

del filare, il tuo

indirizzo, ho contato

i chilometri dopo lo scalo-merci […].

Lamarque usa versi lievi e commoventi; generalmente si nasconde dietro la terza persona, come se raccontasse una storia di un altro individuo. Potremmo pensare che la scrittura della poetessa assuma una funzione terapeutica, quasi una compensazione ad una solitudine che affonda le radici nella carenza affettiva e nella ricerca ossessiva dell’amore materno.

Non meno significativo è il Libro delle ninne nanne; la stessa autrice nella prefazione annota: «Ho iniziato a scrivere questa ninne nanne nel 1978, in giorni bui. Nei giorni bui ridiventiamo tutti bambini spaventati e abbiamo bisogno ancora che qualcuno “ci canti”. Le ninne nanne cullano i bambini ma anche le mamme».

I testi sono trecentosessantacinque, uno per ogni giorno dell’anno, raggruppati secondo lo scandire dei mesi, tenendo conto delle ricorrenze collegate alle varie stagioni; e sono presentate a loro volta da agglomerati a cadenza fissa; il primo giorno di ogni mese le ninne nanne iniziano con Il sonno è…; il quinto giorno di ogni mese si trovano le filastrocche che iniziano per Ninna nanna ti racconto una fiaba; il decimo giorno di ogni mese le ninna nanne iniziano col racconto di un vecchino…

Sono componimenti teneri che parlano d’amore, lasciando serpeggiare, senza mai dirlo apertamente, il dolore personale.

Forse l’Autrice con i suoi testi vorrebbe essere vicino ad ogni bambino che cresce, in modo che la figura rassicurante di un adulto lo possa far fiorire sereno e senza traumi.

Concludiamo riportando le parole dell’Autrice, mentre risponde ad una intervista sulla letteratura infantile in Italia e sul pregiudizio che insiste sulla scrittura per ragazzi; ella replica: «[…] scrivo anche per l’infanzia e […] in Italia non è frequente che scrittori “per grandi” scrivano anche per bambini. Per me è invece del tutto naturale scrivere poesie e fiabe. Nel mio Libro delle ninne nanne […] i registri sono molto semplici: c’è ad esempio quello del trascorrere del tempo (ninna-nanna della magia/cento anni fa c’era un bambino/oggi al suo posto c’è un vecchietto), e ci sono anche quelli del dolore e della morte. Conosci le splendide ninne-nanne raccolte da Garcia Lorca? […]»[1].

Tracce di una donna provata, il cui dolore l’ha resa però di una sensibilità sopraffine al punto da partorire liriche che certamente nutrono la mente e il cuore dei bambini.

 

[1] Cfr. D. GIANCANE, Progetto lettura (a cura di), Levante editore, Bari 2009, pp. 198-199.

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