Giovanna Zoboli e la poesia sonora per ragazzi

di Cosimo Rodia

 

Giovanna Zoboli si occupa da diversi anni di letteratura per ragazzi, sia come autore sia come editor ed editore. Ha scritto romanzi, con lo pseudonimo di Giulia Goy; nel 2004, con Paolo Canton, ha fondato la casa editrice “Topipittori“, specializzata in libri illustrati per bambini.

Ha scritto anche poesie, alcune sono apparse su riviste e antologie, ottenendo buoni riconoscimenti. La prima raccolta completa risale all’inizio del Duemila La solitudine dell’ospite (Manni, 2002); la seconda A Milano nessuno è milanese (LietoColle, 2004) a due anni di distanza. Si dedica anche alla scrittura di graphic novel.

La prima raccolta, La solitudine dell’ospite, contiene cinque sezioni con un bell’intreccio di voci. Hanno trovato il consenso della critica in particolare le sezioni “Appia antica” e “La casa degli uccelli”, in cui il dettato poetico appare più sostenuto.

I temi affrontati rendono le liriche adeguate a ragazzi già preadolescenti. Importante il tributo offerto alla città di Roma, ambito in cui la stessa autrice è cresciuta; alcuni versi recitano:

Schiusa ai tetti l’azzurra cavità
della sera, fra stella e stella
per via di siderali distanze
cuciono i pensieri, muti,
i rami d’oro della notte.
Costellata di sogni è la volta di Roma,
fredda di anticaglie, fontane,
dispersi rumori d’anime.

Una poesia impreziosita da perfetti endecasillabi e buoni novenari, con enjambement e un linguaggio letterario tali da rendere i versi musicali e sognanti, dalle atmosfere autunnali.

La silloge La solitudine dell’ospite si chiude con la bella sezione: La casa degli uccelli, composta da dodici poesie, scritte con versi meditativi e penetranti.

Subito dopo Giovanna Zoboli pubblica A Milano nessuno è milanese, con l’editore LietoColle, 2004; le venti poesie dall’andamento rapido, ritornano sui temi affrontati nella silloge precedente; si parla di solitudine, di rammemoramento, di superficialità tipica delle società avanzate, con la rappresentazione dell’indifferenza che si percepisce passeggiando per una metropoli come Milano.

In alcuni tratti la Zoboli scrive poesia d’impegno civile con un linguaggio semplice e senza fronzoli.

La Milano che ne esce tratteggiata, probabilmente simbolo di tutti gli altri capoluoghi industrializzati, è una città fredda, senza calore, che disperde la dimensione umana, perché gli individui corrono con i paraocchi dietro gli impegni, incuranti dell’uomo, anzi allontanando i suoi caratteri peculiari: le relazioni con l’altro, il ricordo, gli affetti.

 

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