L’efficacia comunicativa nella scrittura di Domenico Volpi

di Cosimo Rodia

 

Il linguaggio rappresenta uno degli strumenti fondamentali attraverso cui l’essere umano costruisce relazioni, trasmette conoscenze e condivide significati. In ambito educativo, esso assume un ruolo ancora più centrale, poiché diventa il veicolo principale attraverso cui ogni educatore raggiunge i suoi destinatari. Poi, un intervento educativo avrà più chance di riuscita se utilizzati più linguaggi, capaci di adattarsi ai diversi contesti e ai differenti soggetti della comunicazione. Ludwig Wittgenstein affermava che «i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo» (cfr. Tractatus Logico-Philosophicus); il linguaggio, dunque, è evidentemente una chiave di accesso alla realtà. Allora, un educatore non può non tenerne conto, adottando codici espressivi che siano comprensibili, accessibili e coinvolgenti per raggiungere l’obiettivo prefissato. A fortiori, sul ruolo del linguaggio don Milani affermava che «la lingua è l’arma più potente che abbiamo» (cfr. Lettera a una professoressa) non solo per esprimere pensieri ed emozioni, ma per includere, emancipare e rendere partecipi. Sono approdi importanti che l’educatore deve tenerne conto per far giungere il messaggio in modo chiaro ed efficace.

Questa premessa serve ad attribuire a Domenico Volpi il ruolo di educatore moderno, attento ai contenuti e preoccupandosi che essi siano recepiti. Lo scrittore romano ha utilizzato una ampia gamma di linguaggi proprio per stabilire ponti di comunicazione con i destinatari; così si spiega l’interesse per i diversi generi: filastrocca, racconto, fiaba, romanzo, fumetto; il suo fine costante è stato quello d’intercettare l’interesse dei giovani lettori, adottando codici comunicativi diversi per avvicinare alla lettura i ragazzi, favorendo non solo la comprensione, ma anche il coinvolgimento emotivo; alcuni numero sono esemplificativi: dal 1977 al 1991, Volpi è riuscito ad incontrare 72050 alunni, 3289 insegnanti, 5893 genitori (cfr. C. Rodia, Domenico Volpi – Uno scrittore poliedrico e uno studioso appassionato).

Scorrendo i testi di Volpi, dalle fiabe, ai racconti e in particolare ai romanzi è possibile distillare il suo modo di scrivere, la cui modalità avrebbe trovato conferma e formalizzazione poi nelle ‘lezioni’ calviniani (cfr. Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio).

Calvino ha avuto il merito di tracciato con lucidità il modo di scrivere un testo capace di avvincere ed intercettare l’interesse del lettore (sia esso ragazzo che adulto); così ha prospettato la necessità che la narrazione sia ‘leggera’, togliendo “peso” al linguaggio, rendendo accessibili anche i concetti più complessi; sia ‘rapida’, esprimendo il pensiero e le azioni in modo fluido ed essenziale, evitando inutili appesantimenti; una caratteristica fondamentale per mantenere viva l’attenzione dei lettori, soprattutto dei più giovani, abituati a ritmi comunicativi veloci, quindi «dire molto in poco tempo»; e sia esatta: «la ricerca dell’esattezza implica un linguaggio il più preciso possibile».

Ebbene, per rimanere solo a tre dei principi rilevati da Calvino, si può affermare che sono tratti peculiari riscontrabili già nella scrittura di Domenico Volpi, divenuti, poi, nell’ultimo quarto di secolo, tipici di tutta la narrativa per ragazzi.

Si può considerare Volpi un precursore del nuovo modo di scrivere, appunto rapido, preciso, leggero; una tesi convalidata se si guardano alcuni suoi testi, come nel caso Una rosa bianca per Hans in cui si parla di guerra, di stragi naziste, di ideologia della morte eppure mai la narrazione si sofferma su immagini violente, e mai il linguaggio traduce il truculento; l’anelito di libertà e di avversione al nazismo emerge indirettamente dallo svolgimento dei fatti, espressi in modo veloce e principalmente leggero. Oppure in Chioma di papavero troviamo una storia d’avventura in cui gli indiani non sono più i violenti ma i violentati e Volpi lo fa senza manicheismo e con una buona dose d’ironia e con una struttura tendenzialmente dialogica, producendo un racconto rapido e attraente. Un ultimo esempio è Ankur il sumero un libro storico in cui il giovane protagonista inventa la ruota che viene però utilizzata per fini militari, allora il protagonista decide di distruggere la sua invenzione, per poi recedere; il tema è quello del rapporto uomo-sviluppo scientifico-tecnica, rappresentato con un linguaggio cristallino, preciso ed autentico. Per non parlare delle filastrocche dalle cadenze ritmiche, dalla orecchiabilità delle rime, dal ritmo interno, da originare in chi ascolta una condizione di contentezza e di gioia.

Volpi così ha alternato nella sua lunghissima carriera di scrittore diversi registri e strumenti comunicativi, preconizzando quei principi che sarebbero stati formalizzati successivamente: La freschezza delle immagini, la chiarezza espositiva, la rapidità, la leggerezza, il tutto, poi, corroborato da una sottile ed intelligente ironia, e dall’uso di un registro linguistico chiaro e formalmente ineccepibile.

L’impegno di Volpi dimostra come sia possibile coniugare semplicità e rigore, accessibilità e qualità, evitando sia l’eccessiva complessità sia la banalizzazione del contenuto.

In conclusione, stabilito che il linguaggio in educazione non è mai neutro né secondario, Volpi ha dimostrato di saperlo padroneggiare, innovandolo (come ad esempio lo “gnomo Tremarello” che ha paura di tutto e non si gode le cose belle; oppure lo gnomo Pugno Magno per indicare uno gnomo bellicoso), adattarlo, modulando i propri strumenti espressivi per raggiungere ogni soggetto in formazione. Per Jerome Bruner, «l’insegnamento efficace è quello che tiene conto del punto di vista di chi apprende» (cfr. Verso una teoria dell’istruzione), sicchè solo lungo questa direttrice è possibile costruire una comunicazione realmente significativa e trasformativa e Volpi sembra che l’abbia capito molto presto, facendone una bandiera d’impegno pedagogico-valoriale.

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