Verità e menzogne sul brigantaggio – La sconosciuta replica della corte borbonica alla relazione Massari (1863) di Gaetano Marabello, edizioni Controcorrente 2018.

di Sandro Marano

 

“Verità e menzogne sul brigantaggio” di Gaetano Marabello con sottotitolo “La sconosciuta replica della corte borbonica alla relazione Massari (1863)” approfondisce e documenta un aspetto poco studiato della storia d’Italia in relazione al brigantaggio che, com’è noto, esplose all’indomani dell’unificazione d’Italia tra il 1861 e il 1865 nelle province meridionali che avevano fatto parte del Regno delle Due Sicilie.

In “Verità e menzogne sul brigantaggio” l’autore presenta con chiarezza espositiva e scrupolo filologico (basti pensare che ci sono ben settanta pagine di note esplicative a corredo di un testo di poco più di cento pagine) uno scritto del 1863 d’un tale marchese Georges Palomba intitolato “Aveaux et mensonges” (per l’appunto, “Verità e menzogne”), da lui reperito in ricerche d’archivio ed egregiamente tradotto per la prima volta dal francese.

“Aveaux et mensonges” si presenta come un agile pamphlet, scritto dalla parte dei vinti, che il marchese Palomba, incaricato dal re borbonico in esilio, scrisse a caldo come replica pochi mesi dopo l’uscita dell’inchiesta parlamentare sul brigantaggio, nota come relazione Massari (3 e 4 maggio 1863). Va rilevato che lo stile del Palomba è di piacevole e scorrevole lettura ed inoltre che le sue argomentazioni, come scrive nella prefazione Mario Spagnoletti, «poggiano abilmente su testi e affermazioni ripresi non da oppositori dell’Unità o filo borbonici, bensì da noti e accreditati esponenti della classe dirigente “unitarista”, accrescendo così la sensazione nel lettore di una sostanziale obiettività e non partigianeria preconcetta dell’analisi».

Il leitmotiv delle argomentazioni del Palomba possiamo individuarlo in questa sua osservazione: «Se Napoli avesse tanto sofferto sotto i Borbone, si sarebbe facilmente accontentata della novella dominazione. La resistenza produce evidentemente il dilemma che o essa non ha sofferto sotto l’antico governo, o che il nuovo è ben peggiore dell’antico e non ha per conseguenza ragione d’esistere». Nell’appassionato ed accurato saggio introduttivo, intitolato “Il marchese che confutò Massari”, Marabello ricostruisce le circostanze che portarono alla stesura dello scritto, le vicende biografiche del marchese Palomba e il più generale contesto storico-politico.

Va senz’altro ascritto a merito della ricerca storiografica di  Marabello  quello di «reperire e ripubblicare testi coevi quasi ignoti di polemica storica e/o giuridica sulla fase cruciale dell’unificazione nazionale, dando finalmente la parola ai “vinti” e consentendo ai postumi lettori di rileggere di prima mano i documenti di una battaglia che non fu solo “militare”, ma ideologica e politica» (Mario Spagnoletti).

Il volume rappresenta, dunque, un significativo contributo alla storia d’Italia, nella consapevolezza, come già notava Pierre Drieu La Rochelle, che «una nazione non è una voce unica, è un concerto».

 

 

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