Il gruppo di Kari Stai, Camelozampa, 2026

Redazione

 

Un romanzo che racconta con voce autentica l’universo emotivo di Juri, un ragazzino di dieci anni alle prese con una domanda tanto semplice quanto profonda: che cosa significa essere sé stessi, quando tutti gli altri sembrano seguire il gruppo?

Che cosa significa appartenere a un gruppo? Da quando ne hanno parlato a scuola in un incontro con uno psicologo, Juri continua a chiederselo. È sufficiente giocare a calcio insieme o trovarsi durante la ricreazione? Oppure un gruppo deve essere qualcosa di fisso, che si muove sempre compatto, come uno stormo di uccelli?

Juri osserva, ascolta, si interroga per capire le regole invisibili che tengono insieme le persone e che a lui sembrano sempre sfuggire. Non è facile fare parte di un gruppo senza perdere la propria identità. È giusto sacrificare i propri valori pur di essere accettati? E perché fa così paura la solitudine?

Una storia profondamente empatica che indaga con delicatezza il tema universale dell’appartenenza: anche in questo secondo libro, un prequel indipendente rispetto al primo, il protagonista è Juri, un ragazzino preadolescente riflessivo che si inoltra in quel territorio incerto in cui si diventa grandi, in sospeso fra la voglia di indipendenza e la paura di crescere.

Attraverso una serie di episodi tra loro collegati, entriamo nel suo mondo, esploriamo il suo rapporto con i coetanei, la famiglia e i diversi ambienti sociali che frequenta, fra missioni negli spogliatoi, scherzi imbarazzanti, esperimenti come sorridere a chiunque per strada e pomeriggi al centro commerciale con gli amici. Juri cerca il proprio posto e si confronta con questioni delicate: il corpo che cambia, le ragazze, la vecchiaia, la malattia e la morte. Le relazioni con gli altri sono gratificanti ma anche impegnative, le emozioni un turbine difficile da gestire, tanto che a volte l’unica soluzione è chiudersi in bagno, aspettare e lasciare scorrere le lacrime.

 

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