Giuseppe Pontremoli e il neoumanesimo nella poesia per bambini

di Cosimo Rodia

 

Essere in grado di essere liberi potrebbe essere il programma spirituale-morale-intellettuale di Giuseppe Pontremoli (1955-2004), intorno a cui si muove il sentimento dell’amore tout court, ovvero amore per se stesso, per gli altri, per il mondo, per i giusti, per la bellezza, per l’avventura, per la libertà (intesa a superare ogni forma di costrizione o limitazione).

Pontremoli, conosciuto per il suo libro, molto recensito, Elogio delle azioni spregevoli (L’àncora del mediterraneo, 2004), è stato anche un raffinato poeta, ha scritto Rabbia birabbia (Nuove Edizioni Romane, 1991) e Ballata per tutto l’anno e altri canti (Nuove Edizioni Romane, 2004).

Rabbia Birabbia, pubblicata dalle Nuove Edizioni Romane, è la raccolta più significativa del poeta parmense considerata dall’editore, la lungimirante Gabriella Armando, fin da quando era un dattiloscritto, una raccolta bellissima.

Pontremoli in effetti scrive una silloge ricca di immagini, di personaggi, di situazioni con in cima un’idea antropologica forte: l’uomo può abitare questo mondo in modo adeguato se mette al centro della sua azione l’amicizia, la tolleranza, l’amore, il senso del giusto…

La lirica Rabbia birabbia dell’omonima raccolta recita:

Ho conosciuto un tale

ch’era sempre arrabbiato

per il caldo del fuoco

il freddo del gelato

 

perché c’era silenzio

perché c’era rumore

per il troppo profumo

per il cattivo odore

 

In inverno in estate

d’autunno a primavera

pomeriggio e mattina

a notte fonda a sera.

 

Un giorno s’arrabbiò

anche con la sua rabbia

e senza alcun rimorso

la chiuse in una gabbia

però ne tenne un mucchio

che mise in certe buste

per fare largo uso

contro le cose ingiuste.

La rabbia contro ogni cosa, denota disadattamento, ma se usata contro le ingiustizie, potrebbe essere cosa buona; ecco quasi un invito ad essere “indignati” di fronte alle iniquità.

In Storia di un pirata il poeta anima un personaggio di carta: un pirata stanco di stare chiuso tra le pagine sale a bordo di una nave e dopo mille peripezie torna a riposare tra i fogli, riandando con la memoria alle avventure sostenute. Il messaggio principale è che ognuno ha bisogno dell’altro e che la solitudine è la più grande iattura umana.

Un inno alla libertà è Lo gnomo del fungo:

Una volta viveva

dentro il gambo di un fungo

un piccolo gnomo

più largo che lungo.

 

Viveva là dentro

e non usciva mai

pensando che di fuori

non ci fossero che guai.

 

Però un giorno qualcuno

strappò via la capocchia

e lo gnomo atterrito

tremò sulle ginocchia

 

Ma poi, guardando in alto,

restò senza parole

incantato dai giochi

dei colori e del sole.

È un inno alla vita e ai colori; si rifiuta il ripiego nel privato per esaltare la libertà di vivere la vita fino in fondo, abbracciando la varietà e la bellezza del mondo.

Sempre contro la solitudine e per la reciprocità vi è Spaventapasseri; un’altra storia scritta in quartine di settenari (con il secondo verso in rima sempre con il quarto): uno spaventapasseri soffre la solitudine perché gli uccelli lo evitano; chiede al vento allora di farlo volare, il vento lo accontenta, ma gli uccelli planano su un campo di grano; dunque, il protagonista non gode della loro vicinanza. Il vento gli spiega alla fine che ognuno ha la sua natura e che di fronte alle differenze e alle contrarietà non bisogna mai abbattersi.

Una poesia contro la superbia dell’uomo e la vanità della guerra è Le due Primavere:

Si narra che vivesse

un tempo un cavaliere

che narrava la storia

delle due Primavere.

 

La Prima Primavera

che aveva gli occhi chiari

diceva d’essere nata

nel più vasto dei mari.

 

Seconda Primavera

che aveva gli occhi scuri

diceva di sapere

far parlare anche i muri.

 

E diceva, la Prima,

guardandosi allo specchio:

“A quella presuntuosa

non prestatele orecchio”.

 

La Seconda diceva

rimirandosi il volto:

“A quella fanfarona

non prestatele ascolto”.

 

E passavano il tempo

guardandosi in cagnesco

dicendosi ambedue

madri di Caldo e Freddo.

 

Ed il tempo passava

e, cammina cammina,

continuava la guerra

di Seconda e di Prima

 

e, cammina cammina,

poi si sono accordate

ma come non sappiamo

perché era ormai estate.

Si pensi alla lotta per un posto al sole, all’inutilità di una guerra fratricida, alla superbia, che non a caso è uno dei peccati capitali; Pontremoli con semplicità disarmante riafferma il principio sic transit gloria mundi; il maestro parmense ci dice con leggerezza che nessuno può gloriarsi a lungo perché tutto passa velocemente e solo puntando sull’essenziale si crea senso e stabilità. Le cure contro queste malattie morali vengono dal rapporto col proprio simile; pesanti sono i versi di Silenzio:

Il silenzio che amo

è quello che si staglia

fra una parola e l’altra

fra torrente e boscaglia

 

quello di due persone

che si stringon le mani

quello che fan gli uccelli

ogni sera sui rami

 

quello che fa la notte

quando ti sembra immensa

quello d’una tua voglia

impetuosa ed intensa

 

quello che dalla linea

mossa dell’orizzonte

avvicina e allontana

la pianura ed il monte.

 

Il silenzio che amo

è quello che si staglia

fra una parola e l’altra

fra torrente e boscaglia.

 

Il silenzio che amo

è quello che dipana

una parola e l’altra

e il silenzio allontana.

Pontremoli è contro il silenzio originato dalla incomunicabilità; il suo ci sembra un neoumanesimo poetico, che propone la salvezza dell’uomo attraverso le relazioni intessute con il proprio simile.

Un altro tema fondamentale è la valorizzazione del fantasticare; in Se ti svegli una notte il gioco, la fantasia, le parole servono a creare una condizione per vivere serenamente; si rappresenta la forza liberante della filastrocca; il componimento infatti si conclude:

[…] Se ti svegli una notte

e hai voglia di sole

alzati e non tenere

per te le tue parole.

Se ti svegli una notte

e hai voglia d’albicocca

alzati e vai avanti

con questa filastrocca.

O ancora in Il Bosco Fiabefavole il poeta dice espressamente che bisogna raggiungere il Bosco Fiabefavole, condizione per sognare, fantasticare ed essere felici e ciò non è difficile, perchè:

[…] Devi solo portare

la tua vita e il tuo viso

tutte le tue parole

e il tuo vasto sorriso.

Poi nel mondo della fantasia il tempo perde la sua misurabilità. Il sogno, infatti, non ha una scansione progressiva del tempo, lo dice bene in Vacanza in baleno: un Nonsochì fa una vacanza, gira tutto il mondo, poi ritorna; i versi conclusivi sono:

[…] era appena partito

ch’era già ritornato.

L’intensità del sogno non si misura con l’orologio. Alice docet. Infine, non mancano versi dedicati all’amore, a quello dell’unione con un’altra persona, che da due si diventa uno; Pontremoli lo dice in Lungo gli argini dell’Arno, i cui  protagonisti sono due cani, due anime che s’incontrano per caso e s’innamorano. Un bel canto d’amore sotto forma di favola moderna, scritta in quartine a rima baciata di ottonari. Ma nelle sue corde, Pontremoli pensa all’amore tout court e specialmente a quel sentimento che insorge davanti alla bellezza del creato; in Canzonetta d’amore per il vento il poeta anima il vento alla Dickinson, con una sensazione di leggerezza e di libertà. O come in Foresta fischiona:

Il vento soffia

suona foglie e flauti

nella foresta frugano sei puffi

mentre fate e folletti

un poco incauti

fra le farfalle e fiori

fanno tuffi.

Versi in cui si sentono gli echi dannunziani e una sonorità da ricordare.

In questa scrittura vigilata e semplice non mancano la metrica e la ricchezza semantica (riportiamo come esempio la seguente sinestesia in Storietta notturna: […] sempre più chiara/la luna strilla e così rischiara/bosco e ruscello…), tale da sostanziare una voce poetica importante nella letteratura per l’infanzia (e per la letteratura in generale), certi che il lettore ne ricavi bellezza versale, valori umani e amore per la poesia, capace di sovvenire le pene del vivere.

Ballata per tutto l’anno e altri canti sono dodici brevi composizioni, una per ogni mese dell’anno (ballate pensate per un calendario); inoltre, in coda al volume è ripubblicata la raccolta Rabbia Birabbia; nell’edizione del 2004, si aggiungono colori e immagini curati da Octavia Monaco, in un grande incontro dialettico coi testi.

Le ballate costituiscono un attraversamento poetico dei mesi dell’anno; un viaggio attraverso il quale vengono richiamate alcune peculiarità di ogni mese, ma ogni quadro è finalizzato a far compiere ad un “noi”, esperienze tali da declinare il sentimento d’amore.

L’amore come condizione umana, si diceva, per il quale convogliare ogni sforzo e ogni attenzione, per sdipanare il mondo esterno e creare le condizioni per il benessere e la letizia, inalando la natura ed integrandosi in essa.

Si inizia naturalmente col quadro di gennaio, semplice nel richiamare il focolare intorno al quale ritrovarsi per parlare d’amore. Un sentimento che potrebbe collegarsi metaforicamente all’essere liberi senza condizionamenti sociali, di tempo, d’impegni… I versi in Gennaio recitano:

Nel mese dell’inverno,

quando c’è freddo e gelo

vogliamo intorno al fuoco

far risate e canzoni

parlare con gli amici

e dipingere il cielo

dedicarci all’amore

non avere padroni.

Da notare i settenari che danno ritmo sostenuto alla lettura con i suoi due accenti ritmici regolari. Per febbraio l’autore propone di perdersi nelle immagini create dalla pioggia sui vetri che disegnano/arabeschi di luce.

Un modo per inseguire, stando al di qua della finestra, i sogni che si avverano al di là, nei disegni arabeschi che la pioggia forma sulla finestra…; un’immaginazione che crea le condizioni per dedicarsi all’amore e cantare madrigali.

L’amore poi trova nei mesi in cui la natura esplode dopo il letargo, il suo spazio ideale: marzo, in cui la primavera è un anfiteatro naturale per cantare l’amore; aprile, con la tiepidezza dell’aria permette di contare le stelle; maggio che con le rose, con i colori e gli odori, facilita il canto d’amore; giugno:

Nel mese di aratura

andremo incontro al sole

ci stenderem nei prati

a sentire gli uccelli

vogliamo avere ancora

soltanto una premura

dedicarci all’amore

e sfiorarci i capelli.

Qui vi è un’immagine piena dopo il raccolto, un’immagine della maturità, condizione ideale per l’amore consapevole; poi, luglio:

E dopo, quando arriva

il mese ch’è del fieno

rinfrescheremo i visi

e le membra sudate

vogliamo poi la sera

specchiarci al ciel sereno

dedicarci all’amore

rincorrendo le fate.

Dopo la canicola, nel fresco della sera, l’amore si apre ad un sentimento magico, alle fate e alle fiabe, in cui si proiettano sogni, desideri, aspettative. Dopo l’estate dunque, con settembre, con l’equinozio incipiente, l’amore si declina con il rammemoramento e con gli addii, in una dimensione evidentemente non più corale, ma privata; per giungere a dicembre:

E quando poi arriva

il santo ultimo mese

nascosti nei mantelli

nella neve a giocare

ci assalirà il ricordo

delle chiare stagioni

canteremo l’amore

iniziando a sognare.

L’ultimo mese è un consuntivo con una evidente nota di speranza: il sogno e il ricordo possono far ripartire l’illusione per affrontare un nuovo anno.

Ballata per tutto l’anno è un modo di rappresentare le sfaccettature dell’amore specchiate nelle trasformazioni della terra nel corso dell’anno. Al cambiamento di atmosfere, di colori, di odori, cambia il modo in cui si coltiva il sentimento che dà senso, gusto e motivazione alla vita.

Una grande poesia che certamente rappresenta una pietra miliare e una grande testimonianza della crescita qualitativa della letteratura per l’infanzia, che porta con sé una nuova dimensione pedagogica tutta rivolta al bambino per consegnargli valori e farlo crescere sano come persona integrale.

 

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