Andrea Molesini e la necessaria grazia nella poesia per bambini

di Cosimo Rodia 

 

Andrea Molesini è uno scrittore conosciuto in particolare dal grande pubblico per aver vinto il Premio Campiello 2011, con il primo romanzo per adulti; ma è anche un fine traduttore di Pound e di Walcott. Ha scritto diversa narrativa per ragazzi tanto da ricevere nel 1999 il Premio Andersen alla carriera. Ha scritto un solo libro di poesia per ragazzi Tarme d’estate (Mondadori, Milano 1999) e per sua ammissione in una intervista curata da Bruno Elpis non pensa di scriverne ancora delle altre dopo undici anni.

Come poeta ha uno stile semplice, con un risultato di grande leggibilità e comunicabilità. Leggiamo alcune poesie:

 

Savie coccinelle

All’ora del tè

guardano tristi

il piatto di bignè.

 

Un pesce incravattato

Entrò al supermercato

con scarpe di vernice

e chiese all’inserviente

(che del supermercato

sapeva tutto e niente)

due bisce al mascarpone

per farci colazione.

 

Gigia patata

La Gigia è una patata

ma scrive poesie così belle

da innamorare le stelle.

Nell’orto d’autunno

le canta e le dice

da cavoli e rose ammirata.

Poi viene raccolta e pelata.

 

Primavera

Perché la primavera

viene prima?

Perché altrimenti

non farebbe rima.

 

Il gatto

Nel suo passo di cenere la brezza

mette un pugnetto di scintille.

non sarebbe altrimenti l’incedere del gatto

della stessa materia dell’aria e del cerbiatto.

Troppo elegante per avere un io

crudele e indifferente come Dio.

Un verso elegante e misurato che gli proviene certamente dalla lunga frequentazione con la traduzione, che, per ammissione dello stesso Autore, è essa stessa riscrittura di poesia; dice inoltre che tradurre significa tradire, per quanto sia un tradimento necessario (Cfr. Poesia: il pensiero conteso tra gioco e necessità, in S. Blezza Picherle, a cura di, Raccontare ancora, Vita e Pensiero, 2007).

Il professore veneziano considera la poesia capace di fare molte cose: insegnare, divertire, distrarre, intrattenere… Egli considera il gioco della poesia «il gioco supremo della parola, gioco dell’incontro delle parole che ci sorprendono» e il gioco «non significa arbitrio; così come non-sense non è assenza di senso ma parodia del medesimo; come ogni bambino intento a giocare sa bene, senza regole non c’è libero gioco».

La poesia rivolta ai bambini per Molesini deve avere grazia e leggerezza, deve essere capace di dar conto dei suoni; egli dice infatti che l’orecchio è un dono di Dio: «Gli occhi sono preposti alla speculazione, perché si analizza il mondo osservandolo. L’orecchio invece porta ad abbandonarsi a tutto ciò che scorre, al fiume dell’azione, al mistero del divenire. Non grazie all’analisi si racconta il mondo, ma grazie a questo particolare dono di Dio, l’orecchio».

Se il verso esiste per sorprenderci, esso deve essere capace di materializzare una persona, un fatto, un animale, un pensiero…

Una via certamente più difficile rispetto alla prosa, ma come ha detto il professore dell’università di Padova, la poesia è per quelli che sono ficcanaso e cercano pane duro, avendo in premio, aggiungiamo noi, uno spirito più svelto.

Peccato che Molesini abbia deciso di abbandonare la poesia per ragazzi, sorella minore e bistrattata, rispetto al celebrato romanzo (che dona bel altri fasti!). Ma noi speriamo (come egli stesso ha scritto), che sia Cenerentola a sposare il Principe!

 

 

 

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