Giocattolando con le filastrocche: Anna Lavatelli

di Cosimo Rodia

 

Anna Lavatelli ha pubblicato narrativa per l’infanzia, in cui appare occasionalmente qualche passaggio in rima. Per esempio, nel libro-gioco Il gioco delle parole (Vita e Pensiero, 1993), Lavatelli ha scritto in rima tutte le indicazioni per risolvere giochi linguistici come scambi, calembour, doppi sensi, falsi plurali, anagrammi, indovinelli…, quasi una specie di Draghi locopei in rima; non solo, in È arrivato un bastimento (Mondadori, 1992), un altro libro-gioco dedicato alla scoperta dell’America, ogni capitolo (dodici in tutto) tocca un tema (animali, alimenti, fatti storici) sotto forma di gioco enigmistico, l’ultimo dei quali è sempre una filastrocca (il gioco è trovare da soli alcune rime). Sono delle testimonianze che mostrano come nelle corde della scrittrice novarese ci sia anche la tensione ad usare la filastrocca per giocare e per comunicare con i bambini.

Dei libri in versi pubblicati ricordiamo Zoorima (SEI, 1996); Filastrane (Interlinea, 2002); L’avventura di Cristina Testadura (Interlinea, 2005), Zampe fatte così! (La Coccinella, 2007); Una coda alla moda! (La Coccinella, 2007); Dormi Beene! (Franco Cosimo Panini, 2011).

Il primo lavoro organico completamente in versi è Zoorime nato su suggerimento di Domenico Volpi, che dirigeva la collana “Il cantastorie” della SEI. È stato proprio lo scrittore romano a curare l’editing e a proporre alcune osservazioni di miglioramento. L’idea base di Zoorime è di giocare con le filastrocche tradizionali modificandole e modernizzandole, un po’ come ha fatto Rodari con le fiabe classiche. Sono filastrocche cariche di non-senso, ovviamente in rima, in cui non vi è la preoccupazione su cosa dire ma come dirla; rileviamo di importante in questi versi la sonorità.

La filastrocca Se un giorno, infatti, sprizza di simpatia, con un’attenzione al massimamente grande rappresentato dall’elefante protagonista che non può fare nulla di ciò che siamo abituati a veder fare, per via della sua enorme mole, così si raggiunge l’effetto comico. Leggiamo i primi versi:

Se un giorno l’elefante

andasse in bicicletta

di certo col suo peso

la romperebbe in fretta.

Se un giorno l’elefante

andasse in gondola

direbbe che ha paura

vedendo come dondola […]

Non può dunque prendere la funivia, il deltaplano, il sommergibile…, la conclusione accomodante è:

Per questo l’elefante

viaggia in treno diretto,

e per star più comodo

prende il vagone-letto.

Non meno avvincente è la filastrocca Il serpente musicista:

Il serpente a sonagli

senza fare mai sbagli

accorda il suo strumento

con il cambiar del vento.

Se soffia il ponentino,

suona con sentimento

seguendo il dolce vento

col pianto del violino.

Se soffia l’aquilone,

suona nel vento forte

le note lunghe e corte

col tono del trombone.

E quando non c’è vento

accorda il suo strumento

con il cri-cri dei grilli

che cantano tranquilli.

Allora a cielo aperto

si dà grande concerto

finchè lassù le stelle

nel cielo brillan belle.

Il giocare con le parole, con le situazioni e con le rime sarà una costante della Lavatelli. Ogni filastrocca crea un quadro in cui primeggia un personaggio; molto simpatici sono l’Orso goloso, che fa incetta di tutte le prelibatezze senza problemi di linea; la giraffa che per gli eventuali torcicolli consumerebbe vagonate di pomata; la gallina valente ballerina; la rondine che quando emigra ha la crisi nel selezionare i giocattoli da portarsi; un gufo poliziotto alla Poirot… tanti personaggi con altrettanti atteggiamenti, in alcuni dei quali si specchiano quelli umani.

Filastrane è una silloge nata dall’idea di raccontare un’Italia buffa e stravagante, utilizzando il non-senso delle filastrocche inglesi. L’Autrice rispondendo alle sollecitazioni dell’editore e cogliendo l’opportunità di essere illustrata da Luzzati (è il periodo in cui l’illustratore collabora con Interlinea), pensa alle rane come protagoniste (tra l’altro per la collana “Le Rane”, come molte sono le rane nelle risaie novaresi).

Nel volumetto troviamo ventisei componimenti, uno per ogni città italiana che inizia per una lettera dell’alfabeto; così scopriamo la rana di Alimene in Sicilia e quella di Kasern in Trentino, la rana di Villasor in Sardegna a quella di Jamiano in Friuli…

Leggiamo il testo con la rana di un paese con la B:

Una rana di Badia

cercava la funivia

ma trovò solo le funi:

trafficando di gran lena

se ne fece un’altalena.

Una rana del paese con la F:

Una rana di Felina

si svegliava la mattina

la mattina a mezzogiorno

mezzogiorno verso sera

e chissà che ora era.

Alla fine, passate tutte le lettere dell’alfabeto giunge una rana turca di Yalova che recita:

Una rana di Yalova

è venuta qui per prova.

Son le rane tutte uguali?

Verdi o no, in confidenza

lei non trova differenza.

Sono testi tutti di cinque versi, molto prossimi ai limerick, solo che a differenza di quelli rodariani, sembrano più carichi di senso. In Filastrane, infatti, scorgiamo concentrata l’idea che ognuno è simile eppure diverso dall’altro, senza che ciò comporti un problema; i versi conclusivi recitano:

Da Mazara a Vipiteno

lo Stivale è tutto pieno

(dentro e fuori) di ranocchie

Verdi, gialle, a strisce o senza.

Non fa proprio differenza.

Cristianamente siamo simili eppure ognuno diverso.

Un bel corpo di filastrocche scritto in settenari e ottonari in rima, tranne il verso mediano tra i due distici. Una bella prova svolta “giocattolando”, per riprendere un titolo di Gianna Marrone.

L’avventura di Cristina Testadura è nata, come racconta l’incipit, a causa delle continue richieste della figlia dell’Autrice, Paola, di avere un gatto, che una volta ottenuto è diventato il padrone della casa. Per raccontare questa vera storia familiare, evitando un approccio debole, Lavatelli pensa bene di tirare dal cilindro la filastrocca che le permette di dare una patina eroica ai fatti, di magnificare la quotidianità e anche di dare più risalto ai momenti comici o drammatici. L’idea di cominciare con una invocazione, nonostante il tema prosaico, come se si trattasse di un poema classico, l’ha sicuramente recuperata dalla Secchia rapita (1614) di Alessandro Tassoni (1565-1635).

L’avventura di Cristina Testadura è quindi la storia in versi di un gatto, Cristina Testadura, che dopo essere stato abbandonato si fa adottare dalla famiglia della scrittrice (tra disponibilità e resistenze). Lavatelli come avesse la moviola, passa in rassegna le varie strategie di avvicinamento adottate dal gatto: approssimarsi al giardino, poi alla porta, per giungere in cucina, fino a diventare il padrone della casa. Non manca nella narrazione il riferimento alle imprese di Cristina, ai suoi corteggiatori, alla nascita di due gattini (poi morti accidentalmente) e al periodo più quieto della maturità…

Una storia o un’epopea scritta in sestine a rima baciata, con la predominanza di ottonari. Una bella storia di fiction che racconta solo verità.

Di particolare nel testo vi è la rappresentazione della dialettica dei sentimenti familiari tra coloro che sono favorevoli e coloro che sono contrari a tenere un animale in casa. Alla fine emerge un sentimento, anche questo comune: una volta fatta l’esperienza dell’adozione, si sgrana ogni forma di riottosità e si diventa disponibile verso il mondo animale, prima sconosciuto; i versi finali, suggellano quanto detto:

E continua l’avventura

di Cristia Testadura

della cui cara presenza

non possiamo far più senza.

In famiglia ha condiviso

tutto quanto il pianto e il riso

 

della vita quotidiana.

Anche se diventa anziana

e noiosa, petulante

troppo pigra ed ingombrante

per noi resta (gratta gratta)

la più amata e dolce gatta,

 

che ci ama e ci conforta

ci comprende e ci sopporta.

Resta sempre la gattina

che arrivò una mattina

a cercare protezione.

E ci scelse per padroni.

 

Lunga vita a Cristina,

della casa la regina!  

Zampe fatte così e Una coda alla moda fanno parte di un progetto editoriale della casa La Coccinella, su cui l’Autrice ha lavorato insieme con Raffaella Castagna. Dovevano essere sei storie, in realtà la Lavatelli ne pubblica due.

Zampe fatte così!, con illustrazioni di Francesca Crovara, ha come protagonista la coniglietta Rita Insalata, che stufa delle sue zampe, prova a calzare gli zoccoli, utili a scalare il monte ma li lascia alla capretta; indossa zampe palmate, anch’esse utili per nuotare ma poi le lascia a Mamma Oca; prova zampe con unghie affilate utili per arrampicarsi sugli alberi, ma le lascia al gatto…; alla fine prova delle zampe allungate ed elastici con cui:

[…] tutti i giorni

posso saltare

di qua e di là

dove mi pare.

Così decide di fermarsi e non cambiare più, perché:

Son le mie zampe.

Le tengo per me!

Come a dire ogni cosa ha il suo posto e le cose create (dal Creatore) sono adeguate al contesto e alle caratteristiche individuali. Meravigliosi sono pure i disegni a tutta pagina che creano atmosfere sognanti.

Sulla stessa linea tematica troviamo Una coda alla moda!, albo sempre illustrato da Francesca Crovara. Il protagonista qui è il topolino Gianni Fontina che:

 […] ha deciso, di prima mattina,

di cambiare la solita coda

con un’altra…

… all’ultima moda!

Così prova una coda di leopardo, ma è troppo vistosa; prova la coda di scoiattolo, ma è troppo pelosa; prova quella dell’elefante ma non gli garba; poi, prova la sua coda senza saperlo e:

Oh, finalmente!

Che bel modello!

Questa mi calza

proprio a pennello.

Ma…

più la guardo

e più mi pare

ci sia qualcosa

di familiare…

È familiare perché è proprio la sua coda:

È la mia coda,

è fatta per me!

Una bella prova per sostenere i bambini a sconfiggere alcuni pensieri di inadeguatezza tipici nei soggetti in formazione, comunicando, di converso, l’idea che ognuno è bello ed unico così come è (forse potrebbe essere un’educazione preventiva a tanti stolti che corrono dietro la chirurgia estetica!).

Dormi Beene! è un albo inserito nel progetto editoriale “Zerotre” della Franco Cosimo Panini, alla cui definizione ha lavorato l’Autrice insieme alla direttrice Antonella Vincenzi e ad Emanuela Bussolati; il libro è illustrato dalla brava Lucia Scuderi.

Per parlare del contenuto, immaginiamo una mamma che deve addormentare il proprio bambino; dunque, si adopera a cantare una ninna nanna:

È notte, notte fonda

è tardi più che mai.

chiamo le pecorelle

e forse dormirai…

Immaginando che la mamma abbia chiamato (o contato) le pecorelle, ne arriva una che parla al bambino:

Ciao, mi chiamo BEEEa,

mi vedi? Sto quassù

so fare versi:

BEEE-BEEE, POPÒ, CUCÙ.

Poi ne arriva un’altra che si chiama:

[…] BEEElinda,

la più bella che ci sia.

Ti saluto

con l’inchino

e dopo scappo via.

Si presenta una pecora campione di karatè; saluta la pecora Belmondo con cui altre giocano a girotondo, giunge pure la pecorella Benedetta che suona tamburo e trombetta…, e mentre compie questa serie d’incontri (prima di addormentarsi, le pecore sono sempre tante da contare!) il bambino si addormenta e l’albo si chiude:

E voi, basta far chiasso!

Basta fare baccano…

È scesa già la notte,

BEEElate piano piano…

Un bel racconto che rappresenta plasticamente il gioco di contare le pecorelle (o le stelle) per addormentarsi e la Lavatelli ci mostra cosa succede dietro il sipario della notte!

Una poesia che convince, quella di Anna Lavatelli, per la leggerezza e il buonumore, per l’incanto e la carica comica.

 

 

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