Il Torculare di Erofilo di Vincenzo Mazzaferro, Mursia, 2026

 Redazione

 

Il Torculare di Erofilo si muove su due piani temporali accomunati dall’obiettivo di conoscere meglio la vita e i suoi meccanismi. Da un lato il passato di una storia che parte da Alessandria d’Egitto, dove il medico greco Erofilo sfida i dogmi e le superstizioni del suo tempo scoprendo che il cervello – e non il cuore – è il vero motore del pensiero e del sistema nervoso. Dall’altro lato, ai giorni nostri, un’aula di tribunale, dove i protagonisti si scontrano con la legge e con una giudice dalla complessa umanità. Al centro del caso c’è la presunta colpa medica di un robot chirurgico che opera in totale autonomia.

La scelta di strutturare i capitoli seguendo i numeri di Fibonacci non è solo un esercizio di stile, ma una precisa chiave di lettura filosofica. Come la spirale aurea regola lo sviluppo armonioso e geometrico della natura, così l’autore dimostra come la conoscenza umana, la biologia e la tecnologia progrediscano per accumulazione e balzi in avanti, affrontando una complessità sempre maggiore.

Al centro della narrazione delle vite dei quattro protagonisti c’è l’acceso dibattito sulla digitalizzazione della sanità e sull’impatto dei robot capaci di decidere in campo medico. Mazzaferro solleva interrogativi cruciali e quanto mai attuali: può una macchina sostituire l’intuito clinico derivato dall’esperienza? Qual è il confine tra l’efficienza algoritmica e la sensibilità umana di fronte al dolore? Dove va la ricerca medica se l’intuito e la passione del condurla vengono sostituite da infinite masse di dati? La medicina deve occuparsi delle “cose ultime” o solo delle “penultime”? C’è spazio per una co-evoluzione pacifica del genere umano e delle macchine? Con molti richiami alla filosofia e alla storia della scienza, il romanzo ricorda al lettore che la biologia e la medicina sono intrinsecamente radicate nell’incertezza e nell’adattamento all’ambiente.  Il romanzo mette in guardia dai rischi ma allo stesso tempo lancia un messaggio di profonda speranza: celebra la bellezza intramontabile dello sforzo umano nel cercare la verità e nel prendersi contemporaneamente cura dell’altro.

 

 

 

Lascia un commento