La flora preistorica III di Enrico Caneva, Töpffer/Oltre edizioni, 2026

Redazione

 

Il volume rappresenta il terzo tassello di un’opera organica e ambiziosa dedicata alla flora preistorica, che ha già esplorato i segreti botanici del Giurassico e del Carbonifero. Sebbene ogni libro sia del tutto autonomo, quest’ultimo capitolo chiude il cerchio conducendo il lettore nel cuore del Cretaceo inferiore (tra i 150 e i 140 milioni di anni fa), l’epoca d’oro in cui la frammentazione del supercontinente Pangea e i picchi di anidride carbonica hanno dato vita a un clima caldo e umido, ideale per la diffusione globale delle Angiosperme: le piante con il fiore.  Caneva affronta con rigore scientifico e un linguaggio straordinariamente accessibile quello che Charles Darwin definì un “abominevole mistero”: la nascita e la rapidissima diversificazione delle prime piante da fiore. Attraverso l’analisi dei record fossili più antichi – come la Montsechia, datata a circa 130 milioni di anni fa – e lo studio dei complessi orologi molecolari, il saggio ricostruisce le tappe di una rivoluzione genetica ed ecologica. Dalle bizzarre Medullosae (le primissime “felci con seme”) fino alle Bennettitales, piante ermafrodite estinte che anticiparono la struttura del fiore moderno, il testo svela come la fragilità di una venatura fogliare o la pressione degli insetti erbivori abbiano plasmato il destino delle foreste globali.

Il volume non si limita alla teoria, ma offre una panoramica sulle specie basali ancora oggi esistenti – il cosiddetto “clado ANITA” o l’enigmatica Amborella trichopoda – e si chiude con un’accurata sezione dedicata alla storia della classificazione botanica, dal sistema tradizionale alle più moderne frontiere del sistema APG.

 

 

 

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