La luna e i suoi sogni

di Sandro Marano

 

– Che afa! Ci fosse almeno un po’ di brezza! – sbottò Tiziana tutta infastidita.

– Già. Non si muove foglia che Vito non voglia – esclamò in tono canzonatorio Vito.

Capelli neri, riccioluti e corti, fronte bassa, occhi castani, baffi folti, Vito è un padovano dal temperamento gaio e irrequieto. Nonostante le contrarietà quotidiane, nonostante “la grande sera” di cui parlava uno scrittore francese, che sembra sovrastare più che mai i giovani d’oggi, Vito trova sempre il modo di non perdere il buonumore. Il suo motteggio, condito di citazioni poetiche e di proverbi, non ha eguali nella comitiva. Perfino le battute più spinte e triviali in bocca a lui diventano amene.

– Perché non si va in spiaggia a fare il bagno? Mancano pochi minuti alla mezzanotte. – disse Tiziana.

– Chiare, fresche e dolci acque ove pose le bella membra… – soggiunse allusivo il padovano.

Nel frattempo, sulla piazzetta gruppi di giovani si davano convegno, sostavano, sciamavano in lungo e largo, formavano capannelli. Nicola, il barista, dietro il banco aveva un gran da fare, sembrava un diavolo infernale tuttofare: ora serviva un gelato, ora un cicchetto, ora prendeva il denaro, ora strizzava gli occhi a due brunette con l’aria da faraone.

La vita ferveva. Tutti chiacchieravano, sghignazzavano, si annoiavano. Parlavano del surf, delle ultime conquiste, di costumi da bagno.

– L’altra sera – prese a raccontare con sussiego Vito – stavo con alcuni amici. Dapprima si va a mangiare un’anguria sul molo. Poi si sale in auto e via a zonzo. Dietro siedo con una ragazza di Milano appena conosciuta. Ebbene, non ci credereste, la accarezzo sulle cosce, la sbaciucchio…

– E poi? – chiese incuriosito Damiano.

– Beh, si sa, il naufragar m’è dolce in questo porto – rispose nient’affatto impacciato il padovano, dissacrando senza scrupoli il poeta di Recanati.

– Che banalità! – osservò stizzito Giovanni. E indicando la gente sulla piazzetta continuò: – Ma che cosa avranno da dirsi? Blaterano, blaterano senza dirsi nulla… Noia, è tutto un gioco… io credo…

– Ma perché te la prendi? Rassegnati – lo interruppe con malagrazia Damiano. E rivolgendosi a noialtri: – Daniela non gliela dà e lui subito fa il moralista del piffero.

Giovanni, punto sul vivo, imprecò.

– Ragazzi! Basta! – intervenne conciliante Vito. – Avete ragione e torto entrambi. D’accordo, il sesso è il motore del mondo. Ma l’amore… suvvia, chi sa dirmi cos’è l’amore?

– Andiamo in spiaggia? – chiese per l’ennesima volta Tiziana.

Allora cinque o sei di noi si mossero. La luna piena inondava con i suoi raggi la spiaggia. Si discernevano come in un paesaggio incantato le figure sul lido.

– Sai? – mi confidò Giovanni – è vero che ho avuto una storia con Daniela. Sì, me ne sono innamorato. Tutto sembrava che andasse per il meglio. Poi, improvvisamente, inaspettatamente, lei ha voluto troncare. Non riesco a capire il perché. Tu pensi che l’amore sia solo un sogno? una chimera in esilio?

Tiziana, nel frattempo, si era staccata dal gruppo. D’un tratto, si spogliò, raggiunse tutta nuda la battigia e pian piano si calò in mare. Era provocante con i suoi seni ben disegnati, il dorso e le natiche che vibravano d’argento ai raggi lunari.

– Diamine! – esclamò Damiano. – Che aspettiamo?

E di corsa si denudò e si tuffò in acqua. Noi guardavamo strabiliati quella scena così sottilmente eccitante.

 

 

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