U pestu e l’infiniu (Il pesto e l’infinito) di Marino Beltrame, I Quaderni del Bardo, 2026

Redazione

 

Un’opera poetica radicata nel territorio ma capace di parlare all’anima universale. Esce per i tipi di I Quaderni del Bardo Edizioni  U pestu e l’infiniu (Il pesto e l’infinito), la nuova raccolta lirica di Marino Beltrame, prefata da Jacopo Marchisio ed illustrata da Milena Anfosso

Come sottolinea Marchisio nella prefazione, il libro vive di un continuo e fertile contrasto sin dal titolo: da un lato u pestu, segno tangibile della vita quotidiana, della famiglia e delle abitudini ataviche; dall’altro l’infiniu, la dimensione oltremondana, la trasfigurazione delle piccole cose in immagini sublimi ed eterne. Il codice linguistico adottato è il dialetto di Tiassano, piccola frazione del comune di Quiliano (Savona), una lingua istintiva, dura come i muri a secco ma dolce come il miele, che non sa di inchiostro ma di sale e di mare. “(…) La poesia (e il teatro) in dialetto sono oggi vie privilegiate per la salvaguardia e la diffusione dei patrimonii linguistici locali, sulla scia dei grandi autori fioriti nei secoli in tutte le province d’Italia; e anzi è curioso notare come gli stessi argomenti con cui Dante sosteneva, nel Trecento, la capacità del volgare fiorentino di esprimere qualunque argomento con puntuale chiarezza e dignità letteraria potrebbero essere presi a esempio per sottolineare l’efficacia stilistica delle lingue locali. Questo è anche il caso de U pestu e l’infiniu, ove già dal titolo si confrontano, per così dire, l’alto e il basso, il piccolo e il grande: il pesto, segno tangibile della vita e della sopravvivenza, del contesto della famiglia, delle abitudini ataviche, dei giorni che scorrono uno dopo l’altro come innumerevoli variazioni sul tema della quotidianità; e l’infinito, la dimensione universale e – se si vuole – oltremondana, la trasfigurazione delle piccole cose nelle sublimi immagini che forse si possono solo intuire per suggestioni ed epifanie. Perché oggi il dialetto è anche questo: un modo per stilizzare la varietà estrema dei temi (personali, familiari, pubblici) in una forma affettuosa, spesso nostalgica, ma anche sorridente (…).”

Arricchito dalle illustrazioni dell’artista Milena Anfosso – i cui tratti morbidi e surreali completano magistralmente il testo creando una dimensione platonica sospesa tra passato e presente – il libro affronta la complessità della condizione umana con un tono antiretorico e rimboccato di dignità. Nelle liriche si alternano i ricordi d’infanzia, l’addio commosso ai genitori, le riflessioni sul mistero dell’anima e l’eco dolorosa della guerra, lasciando sempre spazio a un profondo sentimento di gratitudine verso la vita.

Lascia un commento