Bruno Munari e le poesie colorate per bambini

di Cosimo Rodia

 

Bruno Munari (1907-1998) è un personaggio a tutto tondo; è stato pittore, scultore, designer, illustratore, scrittore…; ha pubblicato oltre 180 libri nei suoi novantuno anni di attivissima vita. Per l’infanzia ha scritto in particolare fiabe, per quanto non manchino le rime, costruite giocando col linguaggio; è una personalità di rilievo nel campo della letteratura per l’infanzia. Una sua poesia tratta da Alfabetiere (Einaudi, 1960) recita:

Sussurra sente Susanna

un sospetto nella scranna

solitario un sorcio secco

succhia solo il suo sorbetto

sibillini sassolini

son tra sugheri e sterpini.

Come si può notare, l’artista milanese usa nel suo gioco il tautogramma, cioè quel procedimento di scrivere tutte le parole “piene”, ovvero quelle ricche di significato (dunque: verbi, nomi, aggettivi, avverbi) con la stessa lettera, in questo caso la s.

Una bella prova che mostra quante variabili ha il gioco con le parole. E il gioco e il divertimento sono centrali nella scrittura di Munari, ne è esempio il cambio di colore al mantello di Cappuccetto rosso (se Rodari ha rovesciato la fiaba, possiamo dire, Munari ne cambia i colori, tanto che le sue nuove fiabe riscritte, diventano Cappuccetto giallo, bianco, verde…; il cui colore, poi, richiama espansioni e azioni collegati al colore medesimo: Cappuccetto giallo è amica dei canarini, il cestello contiene limoni, pompelmi e olio del Garda…).

Nel suo Alfabetiere Munari presenta le lettere non in ordine alfabetico, ma in relazione al grado di difficoltà nello scrivere una lettera. L’artista milanese inizia dalla i, passando dalla u e così di seguito.

La lunga collaborazione con Rodari spinge Munari a proporre qualcosa di pratico e di ludico nel contempo: ci sono lettere ritagliate che i bambini devono incollare in uno spazio bianco, dando forma alla lettera che hanno identificato. Un modo diverso dall’insegnamento fonetico per affrontare sia la parte didattica sia la strategia di seminare il piacere per il linguaggio e la lettura.

Alla base vi è un’aderenza al metodo attivo già preconizzato da Ferrière, da Dewey e dalla Montessori, e un forte credo nel ruolo formativo della creatività. Munari è dell’avviso, infatti, che se un bambino non è aiutato a crescere creativamente, da adulto gli sarà esclusa la possibilità di proporsi con atteggiamenti e risposte autonomi.

I bambini devono “fare”, non devono avere idee preconcette o idee già costruite, così saranno capaci di porsi problemi e risolverli.

Una mente creativa trova soluzioni creative: questo è l’assunto di base anche dei laboratori promosso da Munari, che più che un nuovo metodo, stabilisce un modus di porsi ai bambini, consapevole che la maturità la raggiungono lentamente, attraverso le esperienze dirette e le conoscenze che provengono direttamente dai tanti ricettori sensoriali, sollecitati col guardare, toccare, assaporare, pesare, nella percezione dei colori, le forme, le distanze, il suono, il silenzio…

Infine, rileviamo l’importante ruolo svolto da Munari nel campo delle illustrazioni; egli fa largo uso del colore (ricordiamo “Cappuccetto verde”, “Rose nell’insalate”…) tanto da spargere, anche in questo campo, dei semini che germoglieranno successivamente, fino a costituire oggi un aspetto indifferibile in un libro per l’infanzia.

 

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