Ero nato sui mari del tonno di Vittorio Fiore

 

Ero nato sui mari del tonno

dove l’Ionio mostra la sua dolcezza

e all’inverno il suo terribile moto.

E’ allora che il viso dei pescatori

ha la forma del vento

e fra mare e terra vi è un unico spazio.

Venga Lupo Protospata a dirci

le antiche invasioni e il massamutino

passi e il cotone e le spezie e il lino

per arabe mani.

Gallipoli, un vento azzurro guidò

me bambino fra le tue case

fino alla chiesa del Mal Ladrone:

fu allora che tra bene e male

conobbi un divario. Appena finito

il mare gridava le sue perdute

speranze la Magna Grecia

e come in un’antica armonia

la ragione fu l’uno

e il due la scienza

e tre l’opinione

e il quattro fu sensazione.

Qui venne Pitagora

e giorni felici conobbe

chi preferì la lira

e per noi sognò l’amore e il numero

misura di tutte le cose.

Torneranno i volti umani,

le belle forme sinora celate

dove ora solitaria Metaponto

la sabbia lascia al vento di lontane

pietre spoglie di gloria e un’aria secca

trascina tra i campi gonfi di sole.

Noi cogliamo cicorie

tra le Murge e lumache,

un filo d’erba, rinasce la speranza.

All’Adriatico i miei giorni

inclinano, a questi cieli grigi.

Qui anche l’Addolorata

ha spade d’argento nel petto,

qui anche a me la parte di dolore

riportano dalle piazze

le voci che alle incerte luci dell’alba

all’asta comprano i braccianti.

E se tu nuovo sangue

in me sei, terra natale,

meglio aprire le braccia dagli approdi

dell’antico meditare.

(da Ero nato sui mari del tonno, Schwarz, 1954)

 

L’Autore presenta i connotati del Sud: lo scirocco, il mare con le sue terribili insidie, il vento che squadra i volti…, e ancora i fasti antichi con Pitagora in primis; peculiarità che potrebbero costituire un freno all’asta che ‘comprano i braccianti’. Questa consapevolezza, questo ‘nuovo sangue’ potrebbe riaprire le porte ad un nuovo e diverso futuro.

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