Toti Scialoja e le filastrocche ritmiche

di Cosimo Rodia

 

Toti Scialoja (1914-1998) è stato pittore, autore teatrale, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma e uno scrittore per l’infanzia sui generis. Ha scritto poesie per i suoi nipotini, che diventano subito pubbliche, così viene stampato Amato topino caro (1971), cui seguono tra gli altri Una vespa! Che spavento (1975), La stanza, la stizza, l’astuzia (1976) e Ghiro ghiro tondo (1979); infine, nel 1989 pubblica il volume Versi del senso perso, poi ripresentato nel 2009, sempre dall’Einaudi, includendo tutta la precedente produzione per bambini.

Le filastrocche di Scialoja sono caratteristiche perché riescono a manifestare con spontaneità una sorta di automatismo psichico con allitterazioni, rime e ripetizioni. È sul ritmo e la musicalità dei versi che si regge la sua impalcatura poetica; in Tre chicchi di moca (Lapis, 2002) si legge:

Questa lepre senza brache

mentre bruca bruca bruca

fa pipì dentro una buca

perché è lepre lepre lepre.

O ancora, la poesia che segue, in cui si gioca quasi recuperando l’iperbato, cambiando la disposizione delle parole per ottenere però di volta in volta locuzioni differenti, giocate sulla paronomasia, accostando parole con lo stesso suono spesso senza relazione logica tra loro, in La mela di Amleto (Garzanti, 1984) si legge:

Che fai malato di Amleto con una mela in mano

Che fai mela di Amleto nella mano malata

Che fai molesto Amleto matto della tua mela

[…]

Che fai mela di Amleto per metà malandata

Che fai malato Amleto con una mela in meno?

È evidente come il poeta giochi con le parole, un gioco fonemico che spinge i bambini alla parola nuova come la chiave di volta, il grimaldello di un meccanismo sonoro che gratifica. Le parole sembrano dei pezzi di argilla, pronte ad assumere forme diverse, distinte l’una dall’altra.

Il vocabolo inatteso crea quello che lo stesso autore chiama “passaggi di parole” dando al bambino una nuova libertà e delle nuove possibilità ludiche.

L’accostamento delle parole oltre a provocare sonorità crea nello stesso tempo sorpresa e situazioni inaspettate. In questo lavorio, importante è l’uso delle parole quotidiane, plebee, che ritrovano però nel contesto narrativo una nuova vitalità.

È avvincente il ritmo incalzante che conquista sia i piccoli sia gli adulti, per quanto la critica si sia divisa tra detrattori (che considerano la sua produzione fatta di “illusionismi verbali”) e sostenitori, tra i quali troviamo nomi importanti della critica ufficiale che vanno da Raboni a Calvino, da Porta a Manganelli. Sono proprio i poeti dell’Avanguardia che considerano inimitabile il ritmo del poeta romano, la cui produzione è definita, in maniera ossimorica, di una semplicità complessa.

Nelle poesie troviamo poi un bestiario vario, dalle zanzare al gatto al ghiro…; ogni protagonista diventa il soggetto di avventure fantastiche. C’è chi ha visto dietro a questi soggetti e alle loro vicende una sorta di satira del presente. Ma noi vogliamo prediligere di più una lettura in linea con quella tradizione anglosassone del non-sense e del limerick, come già sperimentava Rodari in Italia.

Va detto che nell’ultima fase della produzione di Scialoja, i versi perdono una parte della loro brillantezza giocosa, per caricarsi di un maggiore lirismo; potremmo dire che le avventure strampalate degli animali lasciano il posto a un rammemoramento del tempo passato.

Leggiamo alcune poesie tratte dalle raccolte La stanza, la stizza, l’astuzia; Una vespa! Che spavento; Tigri pigre; Pane coltello e piatto, presenti entrambe in Versi del senso perso (Einaudi, 2009):

In mezzo alla vasca
– finita la festa –
ci resta una vespa
svestita, che annaspa.

*

Se una cimice emaciata
entra al cinema, a Micene,
mi abbottono la camicia
e mi eclisso, senza scene.

*

La zanzara mentre vola
pare azzurra, in Venezuela,
ma diventa verde e viola
quando è sotto le lenzuola.

*

La stanza la stizza l’astuzia
di quando vivevi a Venezia
ed eri zanzara… la pazza
zanzara – che all’alba è un’inezia.

*

C’è un micio
d’agosto
che dorme
di gusto
su un cencio
all’ombra
di un busto
del Pincio.

*

Due oche di Ostenda
in guanti e mutande
pedalano in tandem
all’ombra dei dolmen
e in meno di un amen
imboccano un tunnel.

*

La gatta frettolosa

che fa i gattini ciechi

la sarta freddolosa

che fa i golfini sbiechi

la matta frittellosa

che fa gli inchini a spreco

la gazza fragorosa

che fa gli stridi in greco.

*

Ieri vidi tre levrieri

mogi mogi,

oggi vedo tre levroggi

neri neri,

che domani sloggeranno

levri levri.

Lascia un commento