Infanzia in Puglia di Luigi Fallacara

 

Alla terra leggera, al caldo suolo
dove stormiva l’infanzia raccolta,
alla luce spaziale, rosea al volo
di mattine animate senza volto.

D’uno stesso tepore che si tocchi
l’arie spirate e quella terra brulla
ove, stanco di nascere, il fanciullo
era adagiato, frutto di ginocchi.

Nelle distanze d’azzurri incompresi,
aliti bianchi di bianchi paesi,
apparsi a un tratto tra le gialle dune,
come un inquieto respirar di lune.

E in quel costante tepore che sale
dalla terra senz’erba né rugiade,
risentire il calore sempre eguale
e immemore, del grembo della madre.

(da Celeste affanno, Libera Editrice Fiorentina, 1954)

Un viaggio memoriale scritto in endecasillabi, in cui l’infanzia è un punto forte di riferimento. Nonostante la terra brulla, il paesaggio dell’infanzia è dominato metaforicamente dal bianco, dalla luce spaziale, dall’azzurro, da colori capaci di donare sinesteticamente un affetto simile a quello del grembo materno; sicchè il paese, le strade, il territorio, rimangono un’ancora esistenziale rassicurante.

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