La poesia per i soggetti in formazione

di Cosimo Rodia  

 

Poeti e critici hanno della poesia pareri e slanci diversi; ci troviamo di fronte ad un genere letterario che certamente ha una forte pregnanza linguistica, che si collega alla dimensione volitiva, logica, affettiva e sentimentale della persona, interagendo ad angolo giro con il soggetto in formazione[1].

È stato scritto che la poesia è capace di sedimentare una moralità vissuta, quella distillata dal divenire dell’umanità, dalla quotidianità, dalle relazioni interpersonali; ed è anche capace di provocare una sorta di effetto catartico, con cui «si scarica un certo lato della nostra psiche, per il quale non c’è sbocco nella nostra vita quotidiana»[2].

C’è chi ha visto nella poesia un’espansione del dominio esperienziale sul mondo[3], oltre, naturalmente, ad una possibilità di registrare esperienze, momenti significativi degni d’essere ricordati.

Premesso che la poesia la scrivono i poeti, che sono coloro i quali concentrano in sé una serie di peculiarità: ascolto, immagini, sensibilità, percezione, visione del mondo, utopia…, i lettori, se adeguatamente educati, possono arrivare a condividere un’emozione o raccogliere qualche immagine e farla propria.

Secondo una schiera sempre più ampia di scrittori[4], il battesimo alla poesia va fatto sin dalla piccola età; un’educazione che sarebbe facilitata da una predisposizione innata che ognuno ha al ritmo e alla melodia. Scrive Zanzotto che il bambino «ride al precipitare della cantilena in una caduta-sorpresa che lo rapisce via tra due tronche finali di verso; si allarma sottilmente nella ripetizione all’infinito; è indotto a dormire dai “canti di culla” in cui una specie di funzione “ipnotico-stupefacente” del linguaggio sull’orlo del dissolversi in suoni, e al limite della funzione conativa, raccorda in felice trapasso veglia dormiveglia sonno sogni»[5].

Questo significa che la strada dell’educazione alla poesia è imboccabile sin da piccoli, chiaramente col procedimento della ripetizione e dell’uso sostenuto del ritmo; così le poesie adeguate ai bambini sono le ninne-nanne, filastrocche, contine, preghiere in versi, proverbi…

È con i versi popolari che il bambino incontra la poesia; nella ninna-nanna «le parole tendono a scomparire, a diventare un sottovoce, un canto a bocca chiusa. Tende insomma a prevalere la musica, di cui sarebbe sbagliato vedere solo la funzione rassicurante, consolatoria, il riferimento di protezione e tranquillità di cui è la fonte. Il bambino vive pienamente quel momento che è anche formativo della sua mente e della sua sensibilità. La voce che canta, come ogni altro segno, indizio o sintomo del mondo che lo circonda è una guida alla scoperta della realtà e delle sue forme»[6].

Con la poesia popolare il piccino compie la scoperta del ritmo, che sprigiona una grande forza di attrazione come ha mostrato Petter[7], suscitando nel bambino interesse e una immediata rispondenza.

Secondo Jousse il ritmo è l’essenza stessa del cosmo: l’uomo ha percezione del mondo quando lo inserisce in uno schema ritmico[8]. E il bambino dal ritmo coglie i diversi codici di comunicazione tra gli esseri umani, l’utilità immediata del linguaggio, rispondente ai bisogni più elementari, il linguaggio della fantasia, legato a diverse cadenze, ad una sorgente spontanea e antica nello stesso tempo[9].

Bergson ha sottolineato che le «immagini non si realizzano altrettanto fortemente per noi senza i momenti regolari del ritmo in cui la nostra anima, cullata e assopita, si dimentica come in un sogno, per pensare e vedere con il poeta»[10].

Dunque, il ritmo è il centro attorno al quale si muove l’interesse e l’attrazione del piccolo per la poesia e conseguentemente per il mondo esterno.

 

Alcuni caratteri della poesia

La poesia con l’apparire del romanzo è progressivamente scivolata nella zona d’ombra, riducendosi a genere di nicchia; eppure, il bambino entra da subito in contatto con essa; il primo incontro lo fa in casa, quando ascolta le ninne nanne e le filastrocche recitate dai genitori o dai nonni, spesso tratte dalla tradizione orale-popolare, per cullarlo o divertirlo. Giunti a scuola i bambini conoscono le poesie più articolate.

Affinché un testo poetico sia avvincente per il bambino, bisogna che sia in grado di destare attenzione, un obiettivo raggiungibile se i testi scorrono agili e a tempo di musica. Tofano, Rodari, Volpi, Piumini… hanno, ognuno col proprio stile, creato una vera e propria rivoluzione nella letteratura per l’infanzia.

Gli antichi greci per indicare la poesia non utilizzavano il termine grafein (cioè scrivere)[11], ma poiên (cioè, fare, creare), una prassi che contiene in sé l’idea di poesia come gioco, memoria, piacere, creazione di un mondo fantastico (un modo di tradurre in parole il mondo che ci circonda).

Ha scritto la Bisutti[12] che la poesia fa infilare gli occhiali per vedere ciò che di solito non si vede; così essa si muove tra realtà e fantasia: potremmo dire che la poesia è una forma di illusione o di finzione, come il gioco, a cui spesso è associata.

Il poeta «è un fingidor, che crea un mondo possibile e diverso dal suo, dal nostro: un mondo di poesia che rispetta le sue proprie regole»[13].

La poesia produce realtà fantastiche, che formano il nostro immaginario; capacità che abbiamo tutti e che nascono dal sovrapporre alla realtà i nostri desideri o le nostre paure. «Siamo noi che facciamo diventare una cosa poetica. Dipende da come la guardiamo: se sapremo guardarla con meraviglia. Come se nessuno l’avesse mai vista prima. O come se non ce ne fosse al mondo un’altra uguale. In questo modo una cosa diventa unica. Unica vuol dire: non più banale, ma sorprendente e anche un po’ misteriosa, piena di significati che fino a quel momento non si potevano immaginare.

È come il colpo di bacchetta magica che trasforma in un istante la zucca in carrozza. Ma la carrozza era già nascosta dentro la zucca: per farla saltar fuori bisogna però saperla vedere. Il “miracolo” o la “magia” della poesia è solo un “modo di guardare”: la zucca diventa una carrozza, ma non smette di essere zucca»[14].

La poesia è legata ad altre forme artistiche; ad esempio, è legata alla musica, perché essa utilizza le parole come suoni; una musica originata dall’alternanza di ripetizioni e variazioni (tra l’altro, anticamente la poesia si accompagnava sempre alla musica). Ma la poesia potrebbe legarsi anche alla danza; nelle società antiche, infatti, vi era una mescolanza tra i due generi.

Nell’attuale epoca la poesia è un’arte «che sopravvive a stento in un universo teso alla computerizzazione e alla mercificazione, votato al consumismo e all’omologazione crescente del linguaggio»[15]. È proprio la poesia, infatti, che promuove i diversi i livelli di significato del linguaggio, tanto che «ogni volta che leggiamo una poesia, essa ci svela significati nuovi a seconda della nostra maturità, della nostra evoluzione, del nostro stato d’animo, della esperienza di vita personale»[16]. E aggiunge la Bisutti che mentre siamo immersi in un mondo in cui si tiene sempre più conto dell’utile, l’inutilità della poesia appare sempre più indispensabile[17].

Sosteneva Ungaretti che la “limpida meraviglia” suscitata dalla parola poetica, non esercita il suo effetto solo su chi la scrive, ma anche sul lettore, perché siamo tutti potenzialmente dei poeti. E il poeta non è l’eletto, superiore agli altri, ma è colui il quale è riuscito a conservare ed alimentare la propria creatività attraverso la parola. Giorgio Caproni paragona il poeta ad un minatore che calandosi nel più profondo del proprio Io, per cercare delle verità, scopre il Noi. Scopre quelle cose che tutti sentono e sanno di possedere, anche se non tutti riescono ad esprimerle. Il poeta è colui che elabora una voce e parla per tutti.

Così la poesia serve all’uomo a far vibrare la propria musica e a comunicare con animo aperto con i propri simili. Con questo corredo la poesia ha un immenso valore sociale, perché rappresenta «quanto di sociale vi è in noi»[18].

«Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana. Qui nasce la vocazione del poeta, qui il cielo assegna al pittore la sua missione. Gli artisti sono preziosi perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini»[19].

La poesia, allora, si carica di eticità, non astratta, ma concreta e vissuta, e rispecchia l’uomo; pertanto, la sua moralità è rappresentata dall’umanità nel suo divenire[20].

 

[1] Sulla valenza formativa della poesia anche in rapporto alla più viva e urgente istanza educativa del nostro tempo, si veda A. NOBILE, Letteratura giovanile, La Scuola, Brescia 1990, pp. 86-97.

[2] L. S. VYGOTSKIJ, Psicologia dell’arte, tr. it., Edizioni Riuniti, Roma 1976, p. 332.

[3] Cfr. R. D’AMELIO, La giovanilità del libro dei ragazzi, Adriatica, Bari 1976, p. 135.

[4] Cfr. A. ZANZOTTO, Infanzia, poesie, scuoletta, in G. PIRODDA (a cura di), L’insegnamento della letteratura, Paravia, Torino 1978; D. BISUTTI, La poesia salva la vita, Mondadori, Milano 1992.

[5] A. ZANZOTTO, Infanzia, poesie, scuoletta, in L’insegnamento della letteratura, cit., pp. 99-100.

[6] G. RODARI, I bambini e la poesia, in L’insegnamento della letteratura, cit., p. 73.

[7] Cfr. G. PETTER, La poesia nel mondo mentale del bambino, in L’insegnamento della letteratura, cit, pp. 68-69.

[8] Cfr. M. JOUSSE, L’antropologia del gesto, tr. it., Paoline, Roma 1979, p. 140.

[9] Ivi, p. 146

[10] Cfr. H. BERGSON, Saggio sui dati immediati della coscienza, in H. Bergson, Opere 1889-1896, a cura di F. Sossi e P. A. Rovatti, Mondadori, Milano 1986.

[11] La parola scritta presso gli antichi greci è vista con diffidenza, tale convinzione è adombrata nel mito di Teuth esposto da Platone nel Fedro (274-275). Si veda a riguardo A. NOBILE, Lettura e formazione umana, La Scuola, Brescia 2004, pp. 21-23.

[12] Cfr. D. BISUTTI, La poesia salva la vita, Feltrinelli, Milano 2009, p. 197.

[13] Cfr. E. ARDISSINO, Leggere poesia. 50 proposte didattiche per la scuola primaria, Erickson, Trento 2010, p. 58.

[14] D. BISUTTI, La poesia salva la vita, cit., p. 10.

[15] D. GIANCANE, Il bosco nelle parole: per una didattica della poesia, Schena, 1985, ap. 9.

[16] D. GIANCANE, Leggere che passione!, Cacucci, Bari 2005, p. 116.

[17] Cfr. D. BISUTTI, La poesia salva la vita, cit. pp. 36-38.

[18] Cfr. L. S. VYGOTSKIJ, Psicologia dell’arte, cit., p. 339.

[19] N. SOSEKI, Guanciale d’erba, tr. it., Editoriale Nuova, Roma 1983, p. 5.

[20] Cfr. E. DONADONI, I valori umani della poesia, in “Rivista d’Italia”, Roma 1917, anno XX, n. 1, p. 770.

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