Bruna la sottana del sole di Assunta Finiguerra

 

Bruna la sottana del sole

torbido il canto

del pavone

beffa su beffa

l’umiliazione del vento

 

potesse sfoderare

i petali di un meriggio infame

allargherei le braccia

allo sconforto

e come acqua cheta

che abbatte i ponti

travolgerei chiunque

m’impedisse

 

ma sto nella coppa

della notte tersa

le stelle mie sorelle

collassate

aguzzano ritagli

di un perdono antico

ed in questo avamposto

annichilisco.

(da Se avrò il coraggio del sole, Basiliskos editrice, 1995)

 

Versi intensi, di una energia vitale agognata, mentre l’autrice annichilisce nella postazione difensiva contro un nemico pervasivo. Versi freschi, carichi di pathos e di metafore che mostrano uno spirito che cerca le ali mentre subisce le vessazioni come l’albatro baudelairiano: è un grido di denuncia e d’aiuto.

Versi lontani dalle involuzioni sia ermetiche sia di quel discorrere del quotidiano anonimo; e benchè vi sia l’uso dell’analogia, i versi hanno sempre rimandi oggettivi e certi, con un ritmo cadenzato, di immediata orecchiabilità e dalla ben riuscita sonorità.

 

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