A Giuseppe di Cosimo Fornaro

 

A Giuseppe

Le dici le bugie

ma quando dici il vero

lo gridi coi tuoi occhi

luminosi e immensi

io mi smarrisco in essi

e togli la parola

a me

che so parlare di cosmi e microcosmi

ma ammutolisco dinnanzi ai tuoi silenzi.

Negli occhi porti l’anima, Giuseppe,

dei pochi anni tuoi

senza tempo

ma meglio e più vissuti

dei molti lustri miei

senza storia.

Ti contemplo quando dormi

e quando leggi a mezza voce Topolino

ma più ti adoro, anzi, t’invidio

quando parli coi tuoi occhi dolci

e implori l’assenso

dal mio dissenso abituale

e pieghi l’altezza delle mie parole

al capriccio delle tue bugie,

che sono poi più vere

delle quattro mie nozioni

senza senso.

(da Pensieri sottovoce, 1976)

Una voce dolcissima di un padre che misura il senso della vita sui silenzi del figlio speciale, tanto amato e attraverso cui filtra il non-sense della vita; benchè parli di “cosmi e microcosmi”, è nel silenzio e negli occhi del figlio che trova invece un senso.

Un poeta dalla delicatezza infinita che usa la parola per cristallizzare sentimenti umani che la modernità non può cancellare, consegnandoci un grande lascito di umanità, con verso dalla levità assoluta, come ricorda anche Alfonso Gatto in una lettera indirizzata allo stesso Fornaro, concessa gentilmente in copia dallo scrittore Gerardo Trisolino.

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