Francesco Grisi – Il tempo del viaggio  di Pierfranco Bruni, Pellegrini, 2008

di Cosimo Rodia

 

Scomparso Francesco Grisi, il 4 aprile del ’99, Pierfranco Bruni gli ha dedicato: Francesco Grisi – Il tempo del viaggio, per testimoniare l’affetto e il debito verso il maestro. Lo stesso autore scrive: Ogni volta (che) devo scrivere su di te scrivo anche di me.

Il libro potrebbe essere una biografia, ma non lo è; è più un diario scritto sul filo del rammemoramento, in cui il ricordo delle cose dette nei frequenti incontri, s’intrecciano con ciò che Grisi ha scrito. Quindi, Bruni le evidenzia perchè siano lette come testimonianza di un uomo e di un intellettuale a tutto tondo, parte integrante della nostra letteratura, in quanto pioniere di un percorso letterario importante.

Nel tempo in cui essere intellettuali significava essere marxisti, con la cecità e l’intransigenza che ne seguiva, Grisi fece scelte coraggiose. Chiuse le porte al Sindacato nazionale degli scrittori per fondare il Sindacato Libero Scrittori Italiani. Leggendo stralci di scritti proposti da Bruni si coglie la personalità di un uomo libero, con un’idea precisa portata avanti con coerenza. Quando si diffondeva lo sperimentalismo col suo gioco autoreferente prima, e il ‘tono basso’ per rappresentare l’alienazione delle metropoli e degli operai ridotti a macchine poi, Grisi alzava la sua voce per richiamare l’uomo alle sue origini, alla Bellezza delle sue radici, alla rilevanza della sua identità.

E se è vero che ognuno canta se stesso, Grisi ha cantato se stesso in quanto calabrese, in quanto meridionale e mediterraneo. E il suo canto ha ricevuto un’amplificazione drammatica dal suo essere ‘dérasiné’, causato dal dovere di seguire il padre carabiniere nei continui trasferimenti. E si sa che quando si lascia il paese, la lontananza crea il mito del ritorno ed esalta le radici e l’appartenenza proprio per battere lo sradicamento.

Ebbene, questa condizione fattuale ha scatenato in Grisi un’approfondimento letterario che l’ha fatto approdare ad una scrittura metafisica, toccando ed esplorando il mistero della vita. Le sue pagine, indifferentemente liriche o narrative, hanno una perentorietà, uno stile paratattico che esaltano ancor più l’azione drammatica. E tutto avviene sul piano di una confessione diaristica, sulle cui pagine centrale è il meccanismo del rammemoramento.

E siamo al punto. Grisi apre una strada rivoluzionaria, perchè diversa. Quando la scrittura doveva assolvere al compito di redenzione e scuotimento delle coscienze per sostenere la lotta di classe, Grisi ha fatto sentire la sua voce (allora stonata) che metteva al centro dell’universo l’Uomo. Bruni hascritto del suo mestro: Non credeva all’impegno ideologizzato perchè la cultura costituiva sempre una testimonianza di vita.

Ecco, allora, i temi che riguardano l’uomo tout court; l’uomo nella sua dimensione spirituale e religiosa; l’uomo sintesi del creato, della volontà Divina, del disegno supremo.

I temi intorno ai quali Grisi ha scritto per quarant’anni, circa sessanta libri, lo dice espressamente Pierfranco Bruni: “La Calabria come fisionomia mitica, come luogo dell’appartenenza-destino, come luogo della nostalgia. La madre come riferimento unico di voce-terra. Il padre come sentimento del tempo. L’infanzia come scoperta, come rivelazione, come avventura ritrovata nel tempo perduto. La grecità come dimensione simbolica tra il vento della memoria e il mistero-destino.

Un programma breve ma intensissimo, capace di ancorare l’uomo contemporaneo, dando coordinate e ritorni importanti sul piano della vita esistenziale.

Un percorso evidentemente alternativo anche all’annullamento dell’identità operato dal postmoderno; alternativo alla anestetizzazione delle emozioni, al rifiuto della storia per prediligere l’attimo, il presente al punto di ridurre il passato a simulacro dei suoi aspetti superficiali; e siamo alla letteratura neobarocca prodotta da Eco, Malerba, Consolo.

Ebbene, Grisi è la testimonianza dell’altra faccia della medaglia letteraria del ‘900. Lo si può condividere o meno, ma rimane un riferimento per aver offerto temi nuovi, diversi, anche escatologici.

Nella società della fretta e della corsa continua, Grisi propone di gustare le attese, di costruire sulla memoria, di predisporci al divino. Dice Bruni: “è un vero e proprio viaggio i cui sogni sono tracce indelebili… nella letteratura di un popolo che chiede di superare il deserto.

Grisi ha scritto: Il viaggio è natura del suo divenire./E su tutto il cerchio c’è il buon Dio/con il quale risorgeremo per vivere ancora./E così niente finisce. Continueremo a camminare./Ma quanti dolori per i nostri tradimenti.

Lo spirito religioso pervade e attraversa tutta la ricerca dello scrittore di Cutro; non è un caso che il Nostro abbia scritto di Giovanni Paolo II, San Francesco, Jacopone da Todi, Padre Pio, Gesù, sui Vangeli.

C’è una compresenza, dice Bruni, di Mistero e Sacro, di Passione e Resurrezione. E i versi riportati confermano che la fede non dà nessuno sconto alla vita terrena; anzi essa va vissuta, sofferta e, poi, sperare in preghiera nella Terra Promessa.

La figura che esce dal diario-biografia di Bruni è di uno scrittore che merita di essere ricordato per quello che ci ha testimoniato; e se ciò accadesse troverebbe riscontro la commovente idea di Grisi secondo la quale: “Nella memoria, nessuno scompare e finisce. Non so come ma tutti risorgono. E quando li chiamiamo con la memoria vengono a trovarci. La vita è senza morire.

 

Archivio. Recensione del 2008.

 

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