Robespierre e Celestino V di Enrico Bagnato, Schena, 2002

di Cosimo Rodia

 

Nella collana Pochepagine, n.121, Schena editore, Enrico Bagnato pubblica altri due drammi storici: ROBESPIERRE e CELESTINO V, sostanzialmente due atti unici, che possono sia essere rappresentati sia solamente letti, rispondendo all’intrigante interrogativo che pone nella postfazione Giorgio Saponaro. Si presta benissimo alla lettura perché la cifra stilistica è pregiatissima, quindi musicale e maliosa (quasi un ritorno all’antico); è rappresentabile perché le vicende ci pongono di fronte l’uomo intero con le sue esaltazioni, debolezze, miserie, in un bel costrutto scenico.

Tra i due drammi il punto di continuità sta nel tipo di ricerca e nel fine che ad essa lo scrittore barese affida.

Enrico Bagnato esplora documenti, saggi, cronache per cogliere i fatti e comporli secondo il suo fine narrativo. Da queste ricerche Bagnato coglie sia i macromovimenti sia i micro, cesellando fatti e personaggi secondo una logica semplice e manichea: cattivo/buono, giusto/ingiusto.

Affascinano i suoi protagonisti, che pur essendo dei perdente, non smettono d’essere amati.

C’è un’attenzione verso le vittime della storia, che ritornano protagonisti sul piano letterario ed etico. Da un punto di vista della convinzione più generale, sembra che Bagnato voglia dirci che il mondo è sostanzialmente retto dalla legge feroce del far torto o patirlo. È la visione che soggiace il dramma “ROBESPIERRE”. La figura del rivoluzionario giacobino è nota. Bagnato lo ritrae nella casa di Eleonora Duplay, amante e ciecamente asservita al culto della personalità dell’amato. I fatti lasciano intendere che è già stata varata “la legge dei sospetti” del settembre 1793, con cui il Comitato di Salute pubblica assumeva poteri illimitati. E nel timore crescente di sospetti e inganni, arriva la famosa legge del 10 giugno 1794, la “22 pratile”, con cui s’inaugura “il grande Terrore”, prevedendo la condanna senza processo sulla base di semplici sospetti.

È così che Robespierre si sbarazza dei suoi amici fidati Danton e Desmouliens, di cui s’era servito per vincere gli Arrabbiati: Hérbert e Roux.

Intenso è il passaggio di Bagnato, nel dar conto di avvenimenti sottili, poco noti, a proposito della campagna per la scristianizzazione promossa dai rivoluzionari sanculotti. Era herbertiana l’idea di sostituire il culto cristiano con quello della dea Ragione. Ebbene, Robespierre e i giacobini valutavano che la esasperazione dello scontro poteva essere una strategia voluta dalle potenze straniere per mettere in cattiva luce il senso e gli eccessi della rivoluzione. Robespierre pur varando il calendario rivoluzionario, non condivide la distruzione della Chiesa. Di questi passaggi sottili, Bagnato da conto. La storia si conclude con il riferimento al 9 Termidoro, con Robespierre deposto e ghigliottinato con il fratello, Sant-Just e l’altro stretto collaboratore, protagonista del dramma, Couthou.

È la storia di un uomo solo, di un dittatore, che per giungere a certe perseveranze di pensiero, deve aver perso la dimensione della normale dialettica politica, essere folle, perseguitato da fobie personali e collettive tanto da condizionarlo nei rapporti con il prossimo; schiacciato o invasato da una supposta missione universale e liberatrice.

È una bellissima figura, che come tutti i dittatori, visti da lontano, risultano umanamente patetici, ed è questa la ragione per cui Bagnato alterna un tono espressivo ora drammatico, ora ironico, a volte anche umoristico.

Il secondo dramma è CELESTINO V, Papa per cinque mesi e novi giorni che rinuncia allo scranno di San Pietro, perché troppo pio per tenere le fila della chiese di Roma, appesantita dal potere temporale, dai contrasti cardinalizi e delle famiglie potenti romane.

Celestino V, scritto in prima persona, racconta il passaggio da frate eremita sui monti della Maiella a Pontefice, voluto da un conclave durato ventisette mesi, ed in cui s’erano combattute ambizioni e rivalità.

L’inesperto Celestino V è ben presto soggiogato dal re Carlo d’Angiò, dopo avergli offerto protezione e fatto risiedere a Castelnuovo a Napoli. Il re si serve dell’illustre ospite per distribuire privilegi e vantaggi. Così la grande decisione di Celestino senza predenti: “Caddi allora nella più grande afflizione e nel più cupo avvilimento: orrore e ribrezzo m’invasero per essermisi rivelato nella sua più mostruosa naturalezza, fatta di frode e di tradimento, il volto diabolico del potere. Persi ogni fiducia in me e nella mia missione, e conclusi che il Signore non aveva posto sul mio capo la Sua mano, che invece era stata la mia smisurata ingenuità a farmelo credere: presi, dunque, coscienza con angoscia che, per eccesso di semplicità e candore, troppo avevo peccato di presunzione”.

Il nuovo conclave elegge Pontefice il cardinale Benedetto Caetani, alla storia Bonifacio VIII, che per timore di non essere riconosciuto nel suo legittimo ruolo, ordina ai suoi armigeri di condurre l’ex Papa ad Anagni, nel palazzo della sua famiglia, divenuta la residenza papale, quindi lo rinchiude in una segreta, dove rimane per dieci mesi prima d’essere ucciso nel 1296.

Clemente V nel 1313 lo beatifica. Anche questo dramma ha una narrazione a filo continuo, senza interruzioni; è un racconto adrenalinico.

Nella narrazione si sciorina una chiesa alle prese con problemi politico-temporali e con fermenti di pura tensione religiosa, che si comporranno dopo molti secoli col Concilio Vaticano II e con due grandi Pontefici.

Alla sua maniera Bagnato ci dice, inoltre, senza mai dirlo, che il clero e le monarchie lentamente riconosceranno Roma come la sede insostituibile della Cristianità.

La scrittura di Bagnato è autenticamente innovative nel panorama letterario, perchè sa sovrapporre, da scrittore autentico, antico-moderno-storia-sentimenti-lotte- guerre-passioni.

I suoi testi sono drammaticamente veri e conservano una straordinaria coerenza interna. Tutti i suoi personaggi, quantunque perdenti, avvinghiano il lettore.

L’interesse per gli avvenimenti storici caduti quasi nell’oblio, segue un fine ben preciso; non è quello di fuggire dal presente, ma presentare temi interpretabili in chiave di attualità politica sullo sfondo etico della storia.

Nel secondo dramma, Bagnato riesce ad intrecciare l’idea di una religiosità pura, sgombra da attenzioni temporali, vocata alla preghiera, alla carità, alla semplicità. Direi che i vinti di Bagnato sono personaggi che si sforzano, pur soccombenti, di calare l’ideale etico nella storia, anzi di attuarlo, superando la contrapposizione intrinseca all’agire umano fra “quello che è” e “quello che dovrebbe essere”.

 

Archivio. Recensione del 2002.

Lascia un commento