Lettera a Dante Alighieri

di Angelo Matera, Cosimo Damiano Cagnazzo, Miriam Adele Cavallo, Viola Carparelli.

 

Egregio Dante Alighieri,

siamo studenti della scuola secondaria di primo grado di Lizzano e le scriviamo perché abbiamo svolto una lettura espressiva dell’Inferno e poi velocemente abbiamo guardato le altre due cantiche della sua Commedia, definita Divina, benchè non da lei, e siamo rimasti profondamente coinvolti da due opposti sentimenti.

Da una parte le immagini, le atmosfere, le pene, le condizioni in cui vivranno per l’eternità le anime dei peccatori; i suoi versi non hanno mai smesso di trasmetterci spavento e passione per la poesia, per il modo di scrivere dei fatti umani… e pensare che sono passati alcuni secoli da quando li ha scritti!

Pensi che per l’entusiasmo, per la bellezza musicale e per i significati della sua poesia, molti di noi hanno imparato a memoria diverse terzine, proprio per la gioia di poterle declamare davanti ad un pubblico di ragazzi ed adulti ammaliati da tanto incanto. E questi sono i tanti sentimenti positivi che ci hanno coinvolto.

Dall’altra, però, è cresciuto un sentimento diverso, dopo che lei ha finito il suo viaggio.

Allora, ci siamo chiesti, dopo che lei ha visto tanta sofferenza, dopo aver visto le forze del male, dopo aver visto quanto i dannati anelino la salvezza, dopo che ha visto la gioia di subire le pene per purificarsi, dopo che si è arricchito della visione dei Santi, della Madonna e perfino di Dio, dopo che è diventato puro, libero da ogni peccato, ci siamo chiesti perché non ha fatto qualcosa per le povere anime, che loro malgrado sono stati destinati all’Inferno? Eppure, come lei ha narrato, non tutte le anime dell’inferno sono state cattive o abbiano fatto del male con convinzione.

Allora? Allora, ci ha preso un sentimento di dolore che ci ha reso tristi non poco.

Ad esempio, le tante anime relegate nel Limbo dell’Inferno, perché? Perché devono stare in quel posto oscuro per sempre, solo perché non sono state battezzate? Che colpa avevano le anime di coloro i quali sono nati prima di Cristo? E non solo, e che dire delle anime dei bambini appena nati e non battezzati?

Su questo noi ci saremmo aspettati che lei avesse fatto o pensato qualcosa. Niente. Là stavano e là sono rimaste, quelle povere anime.

E poi l’altro incontro che lei ha narrato, di quella persona così perbene e non riconosciuta? Ci riferiamo a Pier delle Vigne, consigliere fedelissimo di Federico II, accusato d’invidia; poi, in un momento di scoramento si è suicidato; ma è stato per tutta la vita un consigliere devotissimo, a cosa è servito tanto servizio, tanta pazienza, tanta attenzione?

Ecco, casi così, lasciati a loro stessi; e dopo che lei era stato in Paradiso, che ha avuto il permesso di stare nel Cielo di luce, ci è sembrato un po’ da codardo; è come se noi vedessimo una rapina e poi ci volteremmo dall’altra parte, dicendo: “A me non importa”.

Per non parlare di Paolo e Francesca. Lo sappiamo che Francesca era sposata, vabbè; ma l’amore è un sentimento che quando nasce è difficile frenare? Lei lo sa cosa può l’amore, tra l’altro ha amato una donna che appena conosceva, e certamente era amore, perché l’amore crea questa dipendenza.

Allora ci siamo chiesti, dopo che lei, aveva ascoltato la loro storia e si è molto commosso, ed è caduto come un corpo morto cade, come mai si è dimenticato di intercedere per loro? Non poteva fare una supplica particolare?

Abbiamo pensato che stando a contatto con chi tutto può ciò che vuole, non le è venuto un guizzo da maestro, come lei è; come mai non l’ha fatto almeno per quelle anime che forse meriterebbero la fine della loro sofferenza?

Invece, lei ha fatto il suo viaggio, si è salvato, si è liberato dei tre peccati che la opprimevano, e poi?  Non si è degnato di pregare per le povere anime penitenti del Purgatorio, ad esempio, che hanno il piacere di soffrire per purgarsi; stando vicino a chi conta veramente, non poteva abbreviare il tempo della loro sofferenza?

Poi, non sono mancati i dubbi. Ad esempio, bene lei ha fatto a criticare i papi e il clero corrotti e a dare loro la pena che gli spetta; ma il dubbio ci è venuto su Maometto, che lei ha posto con la pancia aperta e l’intestino da fuori; allora ci siamo chiesti, perché così ‘storpiato’? Perché ha fondato un’altra religione? E i suoi seguaci dovrebbero trovarsi anche loro tutti all’inferno, col suo fondatore? E la libertà di scelta dove la mette? Allora siamo bravi solo se la pensiamo come lei? E il pluralismo?

Insomma, siamo stati contenti di leggere la sua opera, ma non le nascondiamo, che parlando parlando qualche dubbio ci è venuto, e che ci lascia un amaro in bocca.

Perché lo diciamo? Lei potrebbe dire: “Non leggetemi”.

No, lo diciamo perché amiamo ciò che il suo genio ha prodotto, ma che ci saremmo aspettati uno sforzo in più verso il benessere anche degli altri.

Non ce ne voglia.

Rimaniamo fedelissimi suoi lettori.

 Lizzano (Ta), Anno Domini 2025

 

 

 

 

 

 

 

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