Il grido di dolore per Gaza di Giuseppe Goffredo

di Anna Donata De Blasi

 

Si è aperta ieri sera, sotto il meraviglioso ficus rubiginosa, in via Milano, a San Donato di Lecce, la settima edizione del Festival di poesia errante – Adunata poetica con la lettura struggente del poemetto inedito su Gaza del poeta Giuseppe Goffredo, che ha coinvolto emotivamente il numeroso pubblico intervenuto. «I carrarmati barriscono in mezzo alle macerie/…le dita dei morti si toccano/…madri padri figli devastati». Ancora: «Il rumore è sempre più forte nelle orecchie/ dentro la forza del male/ ogni notte l’orizzonte si avvicina/ verrà domani? / E come, e dove?». «Non ci sono più giardini tra le case/…davanti al mondo dimenticati/ e voi dove siete?». Il grido di dolore di Gaza risuona nelle coscienze di tutte e tutti noi.

Ed Elia Dell’Anna con la sua voce e la sua chitarra: spesso pensiamo che la fortuna e il destino siano qualcosa che possiamo controllare, ma spesso essi sono legati a quelli degli altri. Il protagonista di una canzone ascoltata ieri sera incontra la Fortuna che piange su uno scoglio: vogliamo pensare che questo scoglio sia Gaza, dove si piange per un popolo intero. Un altro canto in griko parlava di una rondine: oggi a Gaza ci sono centinaia di migliaia di persone che vorrebbero guardare una rondine come simbolo di speranza.

E allora, alla domanda di Antonio Errico “Quale possa essere la funzione della letteratura, della poesia oggi”, Giuseppe Goffredo ha risposto che «la poesia è la nostra umanità, la nostra sensibilità. Nonostante il dolore dopo Auschwitz non possiamo come essere umani pensare di non cantare, non possiamo pensare di non scrivere: Gaza è aprire le porte dell’inferno, dopo Gaza il mondo sarà diverso».

Ritrovarsi ieri sera sotto la chioma maestosa del ficus rubiginosa unisce la comunità di San Donato, grazie alla forza intrinseca della parola, perché non abbiamo altro strumento se non quello per ridare nome alle cose, possibilmente nella verità, ripulendo la parola dalla menzogna e riappropriarci della nostra umanità inficiata.

Tutti noi abbiamo lavorato per cancellare il dolore di Auschwitz, oggi non è possibile accettare ciò che sta succedendo a Gaza, non possiamo permettere che «un conglomerato di potere» pensi che possa risolvere la crisi di terra, di clima, di mare con la guerra. Questo è inaccettabile, non dobbiamo permetterlo, questo è il dovere di ognuno di noi, questo è la funzione del poeta. I poeti di Gaza vogliono comunicare con noi, allora si uccidono i poeti e poi si uccidono i giornalisti, perché il mondo non sappia.

«Le nostre comunità si riunivano sotto gli ulivi e parlavano, i Palestinesi sotto i sicomori e parlavano. Le nostre comunità devono stare sotto gli alberi e parlarsi. Ecco allora la poesia: nella disperazione, dobbiamo ricominciare, dobbiamo stare nella caduta, perché cadere nutre la terra», come recita il titolo dell’antologia curata da Goffredo (“Cadere nutre la terra”, Poiesis editrice”, che raccoglie quarant’anni della sua poesia).

Goffredo ha concluso che «Dobbiamo tornare a risvegliarci, a sentire la bellezza del mondo, il nostro essere umani, quindi essere tutti gazawi».

Elia Dell’Anna, con l’ultimo canto, una ninna nanna dedicata a tutti i bambini di Gaza, ha invitato i presenti a riflettere, ad essere uomini e donne.

Infine, Giuseppe Zilli, responsabile del Presìdio del libro di San Donato di Lecce ha concluso affermando che l’arte e la poesia servono a ricondurci ad essere umani. Ha ringraziato l’Amministrazione Comunale di San Donato, partner del Festival di poesia errante, nella figura del Sindaco, dott. Alessandro Quarta, del consigliere incaricato alla biblioteca, dott. Antonio Luceri, dell’assessora alla cultura, dott.ssa Ilenia Taurino, l’Associazione Presìdi del Libro di Bari, l’Associazione ACT Salento, l’Associazione culturale Artenoa e il Bar Blue Sky di San Donato

 

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