Terzo incontro della poesia errante a Galugnano (Le), mercoledì 17 settembre 2025

di Anna Donata De Blasi

 

È  continuata alla grande la 7° EDIZIONE DEL FESTIVAL DI POESIA ERRANTE “LE PAROLE E LA STRADA-ADUNATA POETICA”, organizzata dal Presìdio del libro di San Donato di Lecce e dall’Amministrazione comunale di San Donato di Lecce guidata dal Sindaco Dott. Alessandro Quarta, in collaborazione con l’Associazione culturale Artenoa, la Biblioteca di città “Gino Perrone” di San Donato,  il bar Blue Sky e l’Associazione Culturale ACT (Arte, Cultura, Territorio) SALENTO di San Donato di Lecce, che ha visto il susseguirsi di poeti e musicisti provenienti da tutta la Puglia e dall’estero nelle piazze e nelle chiese di San Donato e Galugnano.

Ieri sera, la splendida chiesa barocca dell’Annunziata di Galugnano ha ospitato il poeta tarantino Cosimo Rodia, autore del libro “L’ordito del tempo” Ed. Milella, che raccoglie trent’anni della sua attività poetica, il poeta barese Daniele Giancane, autore del libro “La danza azzurra nel deserto” Ed. Milella, che hanno dialogato con il prof. Carlo Alberto Augeri, responsabile onorario della storica casa editrice Milella e già Ordinario di Ermeneutica del Testo nell’Università salentina.

Come ha sottolineato Giuseppe Zilli, responsabile del Presìdio del Libro di San Donato di Lecce, tre intellettuali, tre personaggi che rappresentano tre province, che racchiudono tre mondi, tre passioni che vivono per la poesia. E alla domanda da lui posta “Cos’è per voi la poesia?”, il prof. Augieri ha risposto che già dal modo in cui si pone la domanda, si coglie un indirizzo della possibile risposta.

I due libri presentati ieri sera raccolgono più stagioni poetiche dei rispettivi autori, più di trent’anni di ispirazione, di scrittura, di militanza estetica, sono il paradigma della poetica di due autori “alti”.

Il libro di Daniele Giancane parte da una raccolta che s’intitola “La magia della parola”, il miracolo del verso. La poesia nasce dal silenzio, il poeta è cercatore di silenzi: cosa accade nella poesia di Giancane? Augieri invita Roberta Positano dell’Università della Poesia J. R. Jimenez, a leggere i versi della poesia “L’anima”: “L’anima non so cos’è/se è il pensiero che corre/ come un’inseguita lepre/ del cacciatore insano,/ oppure l’emozione che ti coglie/ ad un gesto d’amore/ sulla strada…”; così il prof. leccese analizza: “Accostarsi alla poeticità dell’anima: l’anima è un modus interpretativo di cogliere la realtà: se la “ratio” descrive, comanda la vista, l’udito, i sensi, l’anima è la poesia, è sguardo, sonorità, ascolto.

Se la “ratio” è continuativa, l’anima non separa il bene dal male, trasforma, è quella dimensione dell’unione, della compartecipazione”.

All’intervento filologico di Augieri, Giancane risponde raccontando al pubblico da dove nasce la passione dello scrivere poesia: “ebbene, nasce dall’ascolto delle storie surreali dei nonni nelle lunghe sere invernali davanti al braciere, il “monanicchiu”, quest’essere minuscolo, cappellino a punta che si metteva sul petto e parlava alle persone o nascondeva le cose”.

Giancane crede nei sogni, nella reincarnazione, in tutto ciò che è “oltre” questa nostra vita quotidiana: “la poesia è credere nell’oltre, esistono tutti questi mondi alternativi; e solo i poeti, oggi, inseguono gli dei fuggiti e inseguono il sacro”.

Augieri afferma che anche il “monaticchiu” è espressione dell’anima, della cultura contadina. Questa nota antropologica è fortemente presente nella poetica di Cosimo Rodia. Loredana Lorusso dell’Università della Poesia J. R. Jimenez legge il testo poetico “La poesia”, tratta dalla raccolta “Esserci” (2022), pag. 169, che fa parte dell’antologia “L’ordito del tempo”: “La poesia è il gesto fulmineo/ di Chuang-Tzu e del granchio/ perfetto in cui racchiudere/ giorni pianti e sorrisi”.  Augieri racconta la storia: Il re chiede a Chuang-Tzu, un rinomato artista, di disegnare un granchio perfetto. Chuang-Tzu dichiara di aver bisogno di un lungo periodo di tempo e di una villa con servitori per preparare l’opera. Dopo anni di attesa, con un unico gesto, Chuang-Tzu disegna il granchio perfetto. Questa storia illustra concetti come l’importanza della preparazione, perché anche le opere che appaiono spontanee richiedono un lungo processo di preparazione e di interiorizzazione.

E in seguito, viene letta la poesia “Scrivere” dalla raccolta “Penombre” (2023), pag. 214 “Scrivere è gridare…/ Scrivere è stillare il vino/ dalla botte dimenticata/o incamminarsi verso/ l’origine dell’arcobaleno. / Scrivere è sofferenza.

Ha detto Augieri che il poeta s’identifica col contadino, il contadino tra Chang-Tzu e il gridare… “Si scava in profondità per far germogliare, la poesia che è uno scavo ed anche un grido, che viene dal profondo: scrivere è spillare il vino e incamminarsi verso l’arcobaleno, attendere l’arcobaleno dopo la tempesta”.

Cosimo Rodia interviene affermando che negli interventi ci sono state tante suggestioni: Augieri ha indicato una dimensione filologica della poesia, Giancane una dimensione metafisica della sua poesia, un progetto, per dimostrare che il sogno è più bello della realtà; lui procede per step. I testi letti “La poesia” e “Scrivere” racchiudono il senso della poesia: da una parte c’è la dimensione della razionalità che costruisce gli aspetti connotativi, dall’altra c’è la capacità di raggrumare, la necessità di usare la metafora come “la botte dimenticata”, perché la poesia ha una dimensione lirica, una territorialità, una meridionalità. La dimensione antropologica è il file rouge che traspare dalla prima all’ultima poesia del suo libro. La poesia è Chang-Tzu, è un gesto rapido, ma frutto di un lungo lavoro di preparazione, la poesia si attende, si raggiunge. La poesia non si improvvisa, senza la conoscenza e, quindi, senza la lettura, non si può essere poeti.

Quindi, promuoviamo l’umano nella necessità della ricerca dell’umano, cerchiamo che la poesia diventi pace.

Al termine del ricchissimo incontro con Daniele Giancane, Cosimo Rodia e Carlo Alberto Augieri, Giuseppe Zilli ha sottolineato come il Festival di Poesia errante sia un vero laboratorio di comunità, capace di attraversare le strade, le piazze, le chiese, per incontrare la gente e restituire senso alla parola, che da individuale diventa collettiva.

 

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