Ibisco rosso di Licia Calderaro, I Quaderni del Bardo Edizioni, 2025

Redazione

 

Un romanzo che scava nel trauma psicologico e nella solitudine, trasformando il simbolo di un fiore nella metafora di una determinata rinascita. È un’immersione viscerale, a tratti brutale, nelle “urla represse” di una giovane donna che lotta per liberarsi dai fantasmi del bullismo e dall’ombra di un’autostima distrutta.

Il romanzo è ambientato a Monopoli, Francesca. A trent’anni, si sente “bassa e minuta”, inadeguata, e porta sulla pelle e nell’anima le cicatrici delle crudeltà subite nell’adolescenza. La sua è un’esistenza precaria, vissuta dietro una maschera di solitudine e lavori saltuari.

L’equilibrio si spezza quando il passato ritorna con il volto di Simone, l’artefice della sua umiliazione più profonda, e con l’incontro di Leonardo, un anziano ex alcolista che, con la saggezza ruvida di chi ha già vissuto il proprio inverno, le offre il simbolo del romanzo: un fiore di ibisco rosso.

Lungi dall’essere unicamente un romanzo sul trauma, Ibisco rosso è, soprattutto, un Bildungsroman della maturità. La guarigione di Francesca non passa solo attraverso la difficile e ambigua riconciliazione con Simone, ma si nutre di una sorprendente e necessaria solidarietà femminile. Saranno figure come Anna, l’amica materna custode di un doloroso segreto, e Angelique, l’apparente “rivale” che si rivelerà uno specchio delle stesse insicurezze, a fornire a Francesca gli strumenti per ricostruirsi.

Sarà Leonardo, in punto di morte, a svelare il vero significato del fiore: non solo “fragilità fugace”, ma la capacità di “superare l’inverno continuando a fiorire”, simbolo di “determinazione, coraggio, l’indipendenza e la fiducia in sé stessi”.

Con uno stile che non teme la malinconia ma la usa come motore narrativo, Licia Calderaro firma un’opera prima matura e disarmante, che parla a una generazione di “anime nuove” che cercano il proprio posto nel mondo, non più da vittime, ma da combattenti.

 

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