Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, Bibliotheka, 2025

Redazione

 

“Un vecchio proverbio dice che chi cerca quel che non deve cercare trova quel che non deve trovare. Accadde così a una donna furba e malvagia che non sapeva tenere il cucchiaio in mano e pretendeva di portare la corona in testa”.

Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (1566-1632), considerato da Benedetto Croce “il più bel libro italiano barocco”, contiene cinquanta fiabe di origine popolare, tutte scritte in napoletano, che ebbero diversi imitatori, confluendo nelle celebri “Cenerentola” e “Il gatto con gli stivali” di Perrault o nel “Corvo” e “L’Amore delle tre melarance” di Gozzi.

Un libro mirabile, interamente scritto nel napoletano dell’età barocca, una lingua colma di umori e di invenzioni che attrae ed esalta, consola e atterrisce.

Cinquanta fiabe narrate nel corso di cinque giornate (da cui il titolo postumo de Il Pentamerone) e inserite all’interno di una cornice narrativa che le raccorda.

Elio Pecora, noto studioso campano d’origine, le ha riscritte nell’italiano corrente, consegnando al lettore il godimento per quelle straordinarie narrazioni.

“Se ho svestito l’originale della sua forma ineguagliabile, credo e spero di averne rispettata la meravigliosa sostanza”, scrive Pecora. “Ho fatto, insomma, quel che vale da sempre per la fiaba che, passando di paese in paese, di secolo in secolo, ogni volta si rinnova nella lingua viva e prossimaˮ.

 

 

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