La promessa del samurai di Daniela Palumbo, Paoline edizioni, 2025

di Cosimo Rodia

 

La promessa del samurai di Daniela Palumbo è un’epopea ambientata nel Giappone feudale di fine secolo XVI, intessuta con la civiltà orientale, in cui eticità individuale, religione, morale pubblica si sovrappongono, con un mondo infantile tutto proiettato verso l’acquisizione di codici e di valori del mondo adulto. E quest’intreccio è reso narrativamente utilizzando tutti gli a priori del libro per ragazzi: avventura, contrasti tra male e bene, prove da superare, riscatto dell’eroe, condanna dell’antieroe, l’amore.

Dall’articolata costruzione narrativa e dalla ridda di personaggi, estrapoliamo il plot essenziale. Un vecchio samurai si assume la responsabilità della morte del suo damyo, così decide di morire a se stesso diventando un contadino. Il figlio Kikujiro, che ignora il passato del padre, vuol diventare samurai e giunto a quattordici anni il padre lo raccomanda al fraterno amico Yoritomo, che lo accetta nel suo castello e lo sottopone alla via della spada; qui si innamora della figlia del padre adottivo, ricambiato; e tutto il tirocinio è svolto tra dinamiche tipicamente adolescenziali di amicizie, gelosie e superamento di ostacoli.

Quando Kikujiro diventa samurai si dichiara alla bella Atsuhime e parte in guerra. Dopo essersi distinto in battaglia, è richiamato con urgenza al palazzo, dove apprende che la sua promessa è stata rapita. Yoritomo, nel frattempo, s’immola per liberare la figlia, così Atsuhime, considerandosi responsabile della morte del padre, decide di lasciare il castello e vivere in povertà. Il suo promesso la cerca, rimane gravemente ferito e la storia si conclude con una serie di fatti che si avvicendano in maniera sorprendente e con una suspense avvolgente.

Una grande storia divisibile almeno in due macro-momenti; il primo è quello delle prove da superare per diventare samurai; qui l’adolescente conquista le coordinate per diventare uomo, nella logica esemplare di un processo di formazione; il secondo è quello del samurai, che già adulto ne segue i doveri, quindi combatte, si fa strada con onore, coraggio e determinazione; infine, l’amore riempie di senso le tante peripezie.

Affascina la cornice storica in cui s’intrecciano i valori della cultura orientale, l’organizzazione e la gerarchia della società e il buddismo che dona un sostrato di leggerezza e di spiritualità sorprendente.

Infatti, i samurai acquisiscono virtù che sono umani, religiosi e civili; ovverossia, Kikujiro si forma intrecciando i valori di etica individuale, con la spiritualità dell’estremo Oriente, in particolare del buddismo, che diventano anche doveri civili. La formazione del carattere, l’autodisciplina e la crescita interiore del guerriero con le sue doti di coraggio, onestà, rettitudine, lealtà, il controllo di sé, l’onore personale, sono virtù acquisite individualmente e che costituiscono una guida nell’agire nella società, sicchè i primi diventano anche valori pubblici nella misura in cui favoriscono il rispetto della gerarchia, la lealtà al signore, il rispetto degli antenati, il legame con la terra e la famiglia.

Così, gli esempi positivi di Kikujiro e della sua promessa tracciano la strada di una formazione più rispettosa degli aspetti umani inalienabili, delle virtù contro i vizi.

La promessa del samurai è una narrazione poetica per la sovrabbondanza di figure retoriche, oltre che per l’intercalare di haiku; un racconto leggero, essenziale, spirituale, volto ad evidenziare i movimenti dell’animo, capace di parlare delle ragioni del cuore, biasimando i sentimenti negativi.

La storia raccontata da Palumbo è ideale per i soggetti in formazione che devono imparare a distinguere il bene dal male, il grano dal loglio, devono formare il carattere, superare l’ego, guidare la volizione, aprirsi alla bellezza della reciprocità e al dono caritatevole, e a vivere con trasparenza il sentimento d’amore.

Una storia formidabile che pone al centro il valore della persona ed insegna la disciplina, l’amicizia, la riconoscenza, il rispetto della parola data, con un incedere vellutato e tocchi di apprezzata narratività.

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