Feu fulls de poesia, poetes!

di Leo Luceri

 

Antonio Verri è stato protagonista tra i più attivi e prolifici della vita culturale salentina nel periodo che va grosso modo dalla fine degli anni ‘70 al 1993, l’anno della sua tragica scomparsa. Sempre in movimento, sempre con la testa piena di mille idee che, con la sua passione e la sua perseveranza, riusciva a realizzare, anche quando potevano apparire folli, come pubblicare e distribuire un “Quotidiano dei Poeti”.

Il primo ricordo che ho di lui – sarà stato il 1980, forse ’81 – con il suo impermeabile chiaro, è tra i corridoi dell’Università, ma anche nell’atrio della sede centrale o in biblioteca, carico di carte, di libri, di riviste, intento a parlare con qualcuno. Ero molto giovane, meno che ventenne, e ogni volta che lo vedevo non potevo evitare di pensare che mi sembrava un tipo strano, un personaggio che non riuscivo a incasellare, troppo informale per essere un professore, troppo vecchio per essere uno studente.

Poi una sera, sulla corriera che mi riportava a casa, a Martano, la stessa che passava anche da Caprarica, lui si è seduto accanto a me. Io, studente di lingue straniere, tutto orgoglioso di me stesso perché leggevo Baudelaire in lingua originale, certamente non nascondevo il libro che avevo in mano, Les fleurs du mal, oggetto di un corso monografico per l’esame di letteratura francese. Antonio, notando il libro, mi chiese se amassi la poesia e io, a quel punto un po’ intimidito, balbettai di sì. Nacque così la nostra amicizia da pendolari. Ogni volta che ci incontravamo mi regalava qualche fascicolo di poesia, a volte semplici fogli volanti, o l’ultimo numero del “Caffè Greco” – conservo ancora tra le cose più care quello del maggio 1981, l’unico che sono riuscito a salvare nei miei tanti traslochi – successivamente anche qualche copia del “Pensionante de’ Saraceni”.

Antonio Verri era così, sempre pronto alla parola, curioso di tutti e di tutto. Aveva il dono di scoprire e fare emergere il talento di ognuno, di tessere relazioni, di intrecciare contatti. Sapeva farti sentire speciale. Nessuno come lui in Salento è riuscito a creare gruppo, a dare senso alle tante energie del territorio, a smuovere le stagnanti acque della nostra estrema provincia, che peraltro conosceva benissimo e percorreva in lungo e in largo con la sua utilitaria, spesso in compagnia di Maurizio Nocera.

Sono ormai passati più di trent’anni dalla sua morte, ma la sua figura continua ad affascinare, ad unire poeti, a suscitare iniziative, a ispirare poesia.

Lo scorso settembre, per una delle serate del “Festival della Poesia Errante”, curato da Giuseppe Zilli a San Donato di Lecce, ho avuto il piacere di dialogare con il poeta e traduttore catalano Joan R. Lladós. Autore della silloge Galàxies Interiors, nonché di numerose traduzioni dall’italiano, dallo spagnolo e dal greco, Lladós, perfettamente bilingue, quella sera ci lesse anche i suoi componimenti in italiano della, mi verrebbe da dire struggente, plaquette in edizione numerata ed esclusivamente manoscritta Novembre umbro.

Non era la prima volta che JoanRa veniva in Salento, conosceva già la nostra terra e soprattutto i suoi poeti. Si era innamorato di Salvatore Toma, tanto da tradurre in catalano un’ampia scelta delle sue poesie nel volume Inútil fugir – Antologia poètica (Pont del Petroli, Badalona, 2023), arricchita da un’acuta introduzione di Luciano Pagano.

Ovviamente conosceva anche Antonio Verri, ma credo che avesse letto ancora poco della sua opera. L’occasione di conoscerlo meglio gliela offrì Mauro Marino, presente anche lui a San Donato, il quale ci invitò ad andare a trovarlo e ci fece il regalo del magnifico volume Verri – Una stupenda generazione. Subito dopo JoanRa mi chiese di accompagnarlo in una libreria dove comprò tutto ciò che era disponibile dell’autore salentino.

Ma il poliedrico JoanRa Lladós si occupa anche di organizzare, insieme ad Antoni Robert, degli incontri di poesia a cadenza mensile che prendono il nome di Vespertines perché si tengono nel tardo pomeriggio, in luoghi diversi di Barcellona (di solito librerie, ma a volte anche in qualche caffetteria). Questi incontri hanno visto la presenza di ben 54 poeti che hanno letto poesie in sei lingue diverse. Io stesso ho avuto l’onore ed il piacere di partecipare ad una di queste Vespertines, tenutasi nella libreria italiana di Sarrià, in cui abbiamo parlato del mio Catumerèa e soprattutto di Vittorio Bodini, del quale per l’occasione JoanRa aveva tradotto alcune poesie in catalano. Un incontro plurilingue in cui risuonavano versi in italiano e catalano e in cui io mi rivolgevo al pubblico in spagnolo.

Per la vespertina di dicembre 2025, che era la numero 50 della serie, Lladós e Robert hanno pensato che fosse arrivato il momento di lasciare un segno tangibile di questi incontri, seguendo il loro “desig de disposar d’una publicació en paper […] que acollirà poesia en general, i està pensat especialment per a aquells poetes que, llunyans en l’espai o en el temps, difícilment podrem tenir de formal presencial” (“desiderio di disporre di una pubblicazione cartacea […] che accoglierà poesia in generale, ed è pensata in modo particolare per quei poeti che, lontani nello spazio o nel tempo, difficilmente potremo avere fisicamente presenti”).

Ed è qui che ritorna il nostro Antonio Verri perché viene esplicitamente chiamato in causa nel “Manifest Vespertí” (“Manifesto Vespertino”) che i due operatori culturali hanno scritto per il primo numero di “Vespertina – Full de Poesia” (“Vespertina – Foglio di Poesia”) e in cui hanno inserito l’ormai iconica foto di Verri con il “Quotidiano dei Poeti” in mano:

“Envieu fulls de poesia, poetes, doneu-los a canvi d’unes poques lires”. Axí començava             el Manifest de “Il Quotidiano dei Poeti”, escrit per Antonio L. Verri, poeta i activista cultural del Salento, i que encapçalava el primer número de l’esmentada publicació […] Recollim la seva idea, i recordem el lema que va adoptar: “Ecco. Fate solo quel che v’incanta! Fate fogli di poesia, poeti”.

 “Spedite fogli di poesia, poeti, dateli in cambio di poche lire”. Così iniziava il Manifesto del “Quotidiano dei Poeti” – scritto da Antonio L. Verri, poeta e attivista culturale del Salento – che apriva il primo numero della pubblicazione […] Raccogliamo la sua idea e ricordiamo il motto che aveva adottato: “Ecco. Fate solo quel che v’incanta! Fate fogli di poesia, poeti”.

 Ancora una volta Antonio Verri ha svolto quel ruolo di ponte tra culture, in questo caso tra il Salento e la Catalogna, di legame intimo tra poeti diversi, di collante che supera il tempo, le generazioni e ora anche le lingue. E allora, “feu fulls de poesia, poetes!”, Antonio ne sarà felice.

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