Zénta il nuovo album di Chiara Raggi

Redazione

 

Zénta significa Gente. In questo nuovo lavoro discografico ci sono tante persone, personaggi, storie, destini, speranze e sofferenze. Tra schermi e passi distratti, c’è la gente che cerca ancora un varco nel cielo, di respiro, di luce.

Tutte le composizioni ruotano intorno al tema del “lasciare andare”: una sorta di studio sulla sollevazione, un’indagine sull’arte di abbandonarsi al destino. Si lasciano andare luoghi comuni che ancora aleggiano intorno, sopra e dentro le donne; si lascia andare chi muore e non si rivedrà più; ci si lascia andare allo stupore per tornare bambini e recuperare uno sguardo puro, semplice sul mondo; ci si lascia andare alla propria natura, ci si arrende alla vita che si è scelta. Zénta è un insieme di storie e di domande, alcune di queste trovano risposte nei ricordi, nella memoria.

Il grande dialetto Santarcangiolese è famoso per la sua originalità e per l’utilizzo dei dittonghi che rappresentano una parte fondamentale della sua struttura fonetica e che lo rendono unico tra i dialetti romagnoli; è protagonista delle poesie di Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Gianni Fucci, Nino Pedretti, Annalisa Teodorani stessa, per citarne alcuni.

Chiara Raggi, riminese dal lato materno e santarcangiolese da quello paterno, grazie all’incontro con Teodorani, affonda le mani nelle sue radici familiari, nei suoni che hanno accompagnato la sua infanzia e ci si riconosce perché il dialetto non è solo un modo di parlare, una scelta linguistica per lei: è un modo di essere, è tornare alle radici del proprio sentire per ricongiungersi ad una parte di sé che non ha mai imparato a fingere. Il dialetto per Raggi diventa corpo sonoro: non nasce per essere elegante, nasce per essere vivo. Sulla scia di questo pensiero, le musiche composte dalla cantautrice corrono lungo il doppio filo della melodia in primo piano e della semplicità perché ciò che è essenziale resta, come un gesto interiore, come i ricordi.

Raggi ha affidato la produzione di questo nuovo lavoro discografico a Gianluca Morelli (LandLord, Collettivo Frontera) ed insieme ci propongono un impianto sonoro che abita questo tempo, scardinando l’utilizzo del dialetto associato al folk e al popolare, e proponendo un lavoro organico, sognante e colorato. Come il vernacolo ridà spessore emotivo al presente, così le sonorità imbastite da Morelli portano una nuova luce e una nuova visione al dialetto. Le chitarre di Raggi si fondono con synth, loop ritmici, suoni costruiti ad hoc per ogni brano, portando la musicista a mescolare gli studi classici con nuovi elementi musicali ed esplorare nuove parti di sé. Insieme a loro, il pianoforte e i synth di Enrico Giannini, cantautore e musicista riminese.

Oltre alla presenza di Teodorani, ci sono ospiti il cantautore e musicista Massimo Marches alla chitarra, il cantautore Daniele Maggioli alla voce, il fisarmonicista Stefano Zambardino e la Banda 21 Rulli, la prima banda inclusiva della Romagna diretta da Marco “Kino” Capelli.

 

 

 

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