Arte e non
di Sandro Marano
Il vecchio maestro in pensione Alessandro Piovani guardò con tenerezza la pipa di schiuma che da tempo immemorabile era la sua compagna fedele. Posò il giornale sul tavolino di legno laccato, prese in mano la pipa, la girò e rigirò, mise del tabacco nel bocciuolo, lo pestò con un minuscolo pestello, accese un cerino e tirò un paio di volte. Il tabacco, bruciando, sprigionava un intenso e gradevole aroma. E un’espressione di delizia si disegnò sul viso del Piovani, il quale finalmente prestò orecchio ai discorsi dei suoi tre nipoti che frequentavano l’università.
Beh, siete andati a vedere la mostra d’arte informale? – domandò con aria canzonatoria Teresa, che era la più grande.
Come no? Pensa che ci siamo perfino divertiti – rispose con malcelata ironia Benedetto.
Come mai?
Tieni presente Gianni? Ebbene, quel grullo è restato dieci minuti buoni a contemplare e a magnificare davanti a tutti noi un coso, chiedo scusa, un’opera d’arte, che poi abbiamo scoperto, era nientedimeno che un ombrello poggiato in un cantuccio da un custode del museo…
ah! ah! ah!
Ma Gianni non fa testo – ribatté Simona, la più piccola, dopo aver spiaccicato nel posacenere una gomma da masticare.
E invece è emblematico! – ribadì Benedetto.
Ed io ti ripeto di no. A Gianni piace tutto ciò che è nuovo solo perché è nuovo. Segue la moda anche nell’arte. Ecco tutto. Non fa testo, ti ripeto.
E che significato avrebbero le cianfrusaglie e le mostruosità appena abbozzate che abbiamo visto?
Esprimono l’assurdo, il non senso.
No, no, e poi no. Senza forma non c’è arte. Senza bellezza, l’uomo muore. E poi nell’arte non c’è progresso.
Insomma, per te Guernica non sarebbe un capolavoro? E le geometrie colorate di Kandinsky non esprimono forse lo spirituale? Tu sei ancorato a vecchi schemi…
Beh – intervenne Teresa rivolta a Benedetto – non credo che tutta l’arte moderna sia da buttare via. Bisogna saper distinguere l’oro dalle scorie, è questo il compito della critica, non credi?
Ci fu qualche secondo di silenzio. Il vecchio Piovani, che fino ad allora aveva taciuto e, naturalmente, tirato la pipa, chiese candidamente:
Ditemi, ragazzi, che cos’è l’arte per voi?
È forma…
È contenuto…
È promessa di felicità…
Le risposte arrivarono tutte insieme. Alle asserzioni seguirono le obiezioni, alle obiezioni le repliche, alle repliche la più grande confusione e fioccarono gli insulti. Poi ci fu un breve silenzio. Nessuno sembrava venirne a capo. Era un tale guazzabuglio quel problema! La discussione era finita in un vicolo cieco. Gli sguardi di Teresa, di Benedetto e di Simona si appuntarono allora sul vecchio maestro. E quasi all’unisono i tre domandarono:
E tu, zione, che ne pensi?
Alessandro Piovani non si fece pregare e posò la pipa sul tavolino.
Beh, permettetemi di raccontarvi un aneddoto… risale alla mia giovinezza… Un giorno mi stavo recando ad un teatro dove si teneva un convegno… se mal non ricordo, il tema era “Arte e non arte”. Vi partecipavano illustri filosofi dell’estetica e ancor più illustri critici e rinomati professori. Io, lo sapete, sono sempre stato curioso di cose del genere, mi diletto un poco con la filosofia anche oggi. Un mio amico professore, che era indisposto, mi aveva ceduto l’invito per quel convegno con la promessa di fargli un resoconto dettagliato. Per farla breve, non stavo più nella pelle. Ero arrivato, dunque, nei pressi del teatro, quando sentii un baccano indiavolato. Sembrava che tutti i parlamentari d’Europa si fossero riuniti per concionare e all’occorrenza azzuffarsi in uno spazio angusto. Ebbene, mi affaccio all’entrata e… giusto in tempo! Scanso una sedia volante ed evito un parapiglia. Sì, quella cagnara proveniva proprio dal teatro e da tutti i presenti al convegno. Alcuni sostenevano che l’arte era forma, altri che era contenuto, alcuni sostenevano l’autonomia dell’arte ed altri la sua socialità, alcuni che era viva e altri che era morta. Tutti sostenevano le proprie ragioni con grida, urla, ingiurie e busse. Allora feci dietrofront, presi l’invito e senza esitazione lo stracciai.
Il vecchio Piovani qui fece una pausa, sapeva di aver catturato l’attenzione dei suoi giovani nipoti. Poi riprese sorridendo:
Forse voi vi starete chiedendo che cosa c’entra tutto questo con la vostra domanda. Beh, per caso vi ricordate quel passo delle Grazie in cui Foscolo ci descrive la danzatrice?
I ragazzi, ormai ammutoliti, si guardarono affatto smarriti. Chiedeva davvero troppo il vecchio zio Piovani!
Non importa, ragazzi! C’è un bellissimo passo del poema, alla fine del secondo inno… tanto mi piacque che l’imparai a memoria, e dice:
«Ma se danza, vedila! tutta l’armonia del suono scorre dal suo bel corpo, dal sorriso della sua bocca… E chi pinger la può? Mentre a ritrarla pongo industre lo sguardo, ecco m’elude, e le carole che lente disegna affretta rapidissima, e s’invola sorvolando su’ fiori; appena veggio il vel fuggente biancheggiar fra’ mirti».
Ebbene, cari nipoti, io paragono l’arte a quella danzatrice. Abbandoniamoci anche noi alla contemplazione del suo bel corpo e del suo enigmatico sorriso e non tentiamo di dipingerla, o di fermarla, altrimenti si affretterà lontano da noi!
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