Il sacco di Emma AdBåge, Camelozampa, 2026

Redazione

 

Quando le bambine tornano a casa, dopo aver trascorso il weekend dal nonno, capiscono subito che qualcosa non va: è tutto troppo vuoto, troppo ordinato… e profuma di pulito. I genitori dicono di aver solo spolverato, ma nell’ingresso c’è un grosso sacco nero pieno di “cianfrusaglie rotte e inutili”.

Le sorelle non si fidano, prendono il sacco e lo portano in camera loro, per controllare. Quando lo aprono rimangono scioccate: quelli che i loro genitori stavano per gettare via sono in realtà tesori preziosi, ricordi, pezzi di vita! Una mini-penna che non funziona più del traghetto per Gotland, una scatolina di sabbia dalla Grecia, una collezione di carte di caramelle… e soprattutto un pezzo di legno che non è un semplice bastone, ma un vero e proprio membro della famiglia!

Nel sacco nero per le due bambine c’è tutt’altro che spazzatura, ma un universo di giochi, oggetti indispensabili, ricordi di viaggio e souvenir da esperienze condivise. Una cintura con i campanellini troppo corta ma che può sempre tornare utile, un cucchiaio speciale per imboccare le bambole e un pezzo di plastica tagliente che è un perfetto raschietto da ghiaccio.

Con grande semplicità e con uno sguardo provocatorio sul mondo adulto, AdBåge ci mostra la prospettiva delle due ragazzine, stupite ed esterrefatte dalla leggerezza con cui i “grandi” si liberano delle cose. E ci regala un finale a sorpresa che rimette tutto in discussione, lasciandoci ancora una volta senza parole.

Come sempre, le sue illustrazioni sono calde e vivaci, di grande efficacia narrativa, capaci di raccontare con pochi tratti le emozioni di tutti i protagonisti – dall’arrabbiatura delle bambine, agli sguardi sconcertati e a tratti esasperati della mamma e del papà – ma anche i luoghi in cui si svolge la storia, dipingendo una casa vissuta e piena di dettagli e particolari da osservare.

 

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