“Né maschio né femmina” di Marita Kelbl, Settenove, 2026

Redazione

 

Un libro illustrato, tra fiction e non fiction, che tratta il tema poco conosciuto della non binarietà, a partire da sentimenti di profonda vicinanza al tema da parte dell’autrice.

Luca fa spesso lo stesso sogno: alla fine di un corridoio trova le porte di due bagni, uno per i maschi e l’altro per le femmine. Dove andare? Entrare nel bagno dei maschi provoca un grande disagio ma in quello delle femmine sarebbe cacciato via. Luca non si sente né maschio né femmina, possibile che sia l’unico a provare questa sensazione?

Inizia a cercare in rete e, invece, scopre qualcosa che non si aspettava: dai Two-Spirit dei nativi americani alle burrneshe albanesi, dalle muxe messicane alle hijra indiane, in diversi Paesi esistono persone come lui, che non si sentono parte del genere femminile o del genere maschile, e che sono integrate o riconosciute nelle società in quanto tali. Scopre così, che il mondo è un luogo in cui le persone sono tutte diverse e nessuno è ‘sbagliato’, ognuno può trovare il suo posto e sentirsi a proprio agio.

Con tatto e delicatezza, Kelbl cattura un’ansia difficile da decifrare: l’incertezza ma anche l’emozione di Luca che si avventura in un difficile processo di scoperta di sé. La sua identità infatti non si sente rappresentata dalla rigida divisione del binarismo di genere e avverte un profondo disagio nel sentirsi ogni giorno tenuto a scegliere se giocare a pallone con i maschi, ad esempio, o se interessarsi a trucchi e vestiti con le femmine, o seguire indicazioni che arrivano da alcuni professori, per i quali ragazzi e ragazze dovrebbero svolgere attività diverse.

Mentre la storia del protagonista viene raccontata da tavole a fumetti, le pagine divulgative, ricche di curiosità poco conosciute sull’argomento, hanno illustrazioni più pittoriche e tratteggiano il profilo delle identità non binarie tipiche di ciascuna cultura.

Il viaggio verso una maggiore consapevolezza di sé si svolge con grande spontaneità e autenticità, fino a una conclusione che culmina in un piccolo rito di passaggio, quello del cambio del nome, che schiude davanti agli occhi del personaggio le porte di una nuova vita.

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