Sull’amore

di Sandro Marano

 

Al tema dell’amore, e soprattutto dell’enorme importanza che esso ha nella nostra vita, il filosofo spagnolo Ortega y Gasset dedicò, secondo una prospettiva fenomenologica e non metafisica, alcuni articoli pubblicati su El Sol tra il 1926 e il 1927, dove tra l’altro sostenne la tesi che l’amore è scelta e che questa scelta dipende dal carattere di ciascuno: «Ci sono situazioni, circostanze vitali in cui, senza rendersene conto, l’essere umano svela gran parte della sua intimità più decisiva, di quello che autenticamente è. Una di queste situazioni è l’amore. Nella scelta dell’amata l’uomo rivela la propria essenza, così come la donna in quella dell’amato. Il tipo di umanità che mostriamo di preferire nell’altro essere delinea il profilo del nostro cuore» (in La scelta in amore, ES, 1993).

Ma, attenzione, prosegue il nostro filosofo, «come l’individuo, ogni generazione rivela nella scelta dei suoi amori le correnti sotterranee che la caratterizzano». E se consideriamo che la storia è fatta innanzitutto dalla quotidianità, possiamo ben renderci conto dell’influenza che il rapporto fra i sessi e il tipo di donna dominante in un’epoca hanno nella vita sociale e politica.

Ogni epoca storica, d’altra parte, possiede un proprio stile di amare: l’amore romantico del XIX secolo è diverso dall’amore galante del XVIII, e da quello gentile del XIV (Dante e lo stil novo). A partire dalla seconda metà del XX potremmo forse parlare di amore sportivo. Cerchiamo di capire perché.

In un lungo e dettagliato articolo, apparso il 28 gennaio 2026 sulla rassegna stampa di Arianna editrice col titolo “La guerra dei sessi diventa politica”, Roberto Pecchioli ci parla del crescente divario ideologico tra i sessi soprattutto nella generazione nata dagli anni Novanta. In particolare, scrive l’autore, si registra statisticamente «un netto spostamento delle donne a sinistra, mentre gli uomini sono più attratti dallo schieramento opposto. La breccia dei principi e dei valori separava per interessi, classi sociali, convinzioni etiche e religiose.  Oggi la differenza passa per la barriera dei sessi». Peraltro, «lo spostamento delle donne verso sinistra, specie sulle tematiche identitarie e dei diritti civili, è un fenomeno globale evidenziato a livello di nevrosi, contrapposizione, finanche fanatismo nei dibattiti e sulle reti sociali, dove tutto diventa fulmineamente virale. Questo duplice movimento – l’orientamento a sinistra di molte donne e la radicalizzazione nevrotico-performativa – è variamente spiegato. C’è chi parla di maggiore emotività della donna, chi del ruolo del femminismo, chi propende per la diffusa assenza di figli che potrebbe canalizzare la potente energia materna verso cause in cui le donne sentono di poter svolgere il loro ruolo protettivo, chi fornisce altre motivazioni, tutte parziali, benché ognuna contenga un pezzo di verità».

Sta di fatto che il capitalismo nel suo stadio globale, le nuove tecnologie e soprattutto nel mondo occidentale l’atteggiamento antimaschile portato avanti dal femminismo di ultima generazione (spesso rozzo e rancoroso) non fanno che favorire la decomposizione sociale, la precarietà delle relazioni sentimentali e quella solitudine in mezzo alla folla che tutti sperimentiamo. La conseguenza è un allontanamento tra le due metà del cielo, che rende «difficilissimo un sano equilibrio sociale. Giovani uomini e donne vivono in orizzonti separati».

Non è forse vero che le violenze nei confronti delle donne, che riempiono tristemente le nostre cronache quotidiane, rivelano una virilità in crisi, distorta e prevaricatrice, che trova alimento nel diffuso clima nichilista della nostra epoca?

Che cosa allora può invertire questa tendenza dei nostri tempi e recuperare il significato profondo dell’amore? dell’amore, che, come dice Christian Bobin “non oscura ciò che ama”?  Non certo, a nostro avviso, le lezioni scolastiche sulla sessuo-affettività o l’escogitare nuovi reati come il femminicidio o, peggio, legiferare sul consenso espresso prima del sesso. Bisogna piuttosto puntare sull’educazione alla bellezza, che “rappresenta la forma più radicale di antagonismo al nichilismo” (Stefano Zecchi). Solo l’educazione estetica può restituire, attraverso l’amore della bellezza, la bellezza dell’amore.

 

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