Marconia -Pisticci (Mt)

 

Sabato 21 febbraio 2026 a Marconia (Mt), l’Associazione Culturale Ce. C.A.M. di Marconia (Mt), ha organizzato la presentazione del volume storico:

“Un conflitto infinito – Racconto della Palestina arabo-israeliana di Cosimo Rodia.

Ha introdotto il presidente dell’Associazione, Giovanni Di Lena che dopo i convenevoli ha lasciato la parola all’autore.

Cosimo Rodia ha raccontato la storia della Palestina moderna, iniziando dalla dominazione turca fino ai giorni nostri, soffermandosi sulla nascita del nazionalismo arabo, l’insediamento sionista, la nascita dello Stato di Israele, il suo mancato riconoscimento dagli arabi palestinesi, le varie guerre, i tentativi di pace, il terrorismo, il militarismo degli ortodossi israeliani, per giungere all’impasse odierna in cui la distruzione è diventata feroce e umanamente intollerabile.

Rodia ha ribadito, rispondendo alle domande del pubblico e a quelle poste dallo stesso Di Lena, che fino alla dominazione turca e per metà del Mandato Britannico i palestinesi non sentivano il bisogno di una identità nazionale, anche perché più della metà della popolazione viveva in campagna ed era totalmente apolitica; quindi all’inizio del sionismo, gli ebrei coabitavano tranquillamente coi palestinesi. Il nazionalismo arabo è emerso lentamente a partire dagli anni Trenta, per esplodere dopo la decisione delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 181, del novembre 1947, di dividere la Palestina in due Stati per i due popoli. Gli ebrei, accettando il piano, iniziarono a ripulire i villaggi che insistevano nella zona a loro assegnata. E dal 1948 è iniziata una storia di conflitti, di campi profughi, di coloni che hanno progressivamente rosicchiato terre ai palestinesi.

Rodia ha concluso che essendo lo Stato di Israele nato dalla decisione delle Nazioni Unite, spetterebbe a loro, più che a una singola superpotenza, l’impegno, usando i caschi Blu e tutti le altre leve che hanno a disposizione, di risolvere i problemi dei campi profughi, quello di un popolo apolide, dei confini dello Stato Palestinese, della possibilità che un popolo si autodetermini, rinunciando naturalmente al terrorismo.

 

 

 

 

 

 

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