La filastrocca tra inculturazione e rinascita

di Cosimo Rodia

 

Storicamente le filastrocche sono state gli strumenti attraverso cui la famiglia si relazionava al bambino e gli trasmetteva valori e regole della cultura popolare di appartenenza. Questo processo è chiamato inculturazione o socializzazione. Le cantilene dell’infanzia hanno svolto (e svolgono) una funzione di sostrato, stabilendo dei paletti educativi per le nuove generazioni.

La funzione di inculturazione della filastrocca si ritrova all’interno delle dinamiche comunicative e affettive.

Le funzioni di sostrato passano attraverso tutti i testi ritmici infantili, i quali si manifestano, oltre che in generi letterali, anche con funzioni d’uso contingente.

Le principali funzioni d’uso sono: ludica, con cantilene; ricreativa, con filastrocche di vari momenti della vita sociale (sia col fine di divertire sia con scopi di addormentare, distrarre…); didattica, con cantilene finalizzate all’insegnamento. L’indovinello, poi, potrebbe svolgere tutte le funzioni d’uso appena menzionate.

Tanto premesso, Bernardi scrive: «L’informazione nutre la coscienza e il bambino, da creatura del tutto dipendente, diventa persona responsabile e autonoma (da child neutro diventa he o she personale). I modelli e i valori culturali, come s’è visto, non vengono recepiti passivamente bensì servono a suscitare il suo giudizio critico. […].

È importante notare che l’inculturazione, nella stessa misura che è trasmissione della cultura stabilita dai padri (establishment), è anche mezzo di critica, cioè di scelta che importa adesione conformistica o, all’estremo opposto, rifiuto innovatore.[…].

Il processo inculturativo informale si avvera continuamente lungo tutta la vita. […]. Il fenomeno si coglie con maggiore evidenza nel periodo dell’infanzia quando il bambino viene educato ad essere uomo nell’ambito della famiglia e dei gruppi dei coetanei […]. Il compito essenziale della famiglia è quello di dare al bambino una forma di vita, un etnostile, cui conformarsi come punto di riferimento non fosse altro che per superarlo e negarlo. […] il bambino impara chi è, che cosa vale, che cosa deve fare per diventare uomo maturo» (Cfr. B. Bernardi, Uomo, Cultura e Società, Franco Angeli, Milano 1993).

L’analisi degli aspetti antropologici che sottendono i processi educativi, con le riflessioni etnopedagogiche, sulle funzioni di trasmissione culturale attivate nei vari sistemi sociali, sono strumenti di recente acquisizione dalle scienze dell’educazione; da questi schemi si evince, dunque sia la funzione di educazione complessiva della filastrocca, sia la funzione di contribuire allo sviluppo del linguaggio nel bambino.

Una finalità raggiunta anche in passato con i testi popolari: erano infatti composizioni che inculturavano, trasmettevano conoscenze, sviluppavano il linguaggio e introducevano i bambini a poco a poco nel mondo degli adulti. Per questo fine si definivano filastrocche con il riferimento a parti del corpo o a mesi dell’anno o a elenchi di oggetti…; come non mancavano riferimenti a scongiuri per allontanare malattie, dannosi fenomeni naturali, etc…

Bisogna registrare che le vecchie filastrocche popolari oggi sono tendenzialmente soppiantate da un’incredibile varietà di canzoni; con la costituzione della scuola obbligatoria e della scuola materna statale (1968) il dialetto è stato sostituito dalla lingua italiana, accantonando così la lunga tradizione popolare, che resiste qua e là come lacerti, proprio con le filastrocche a fruizione locale.

Le filastrocche delle varie zone geografiche, raccolte da vari studiosi, testimoniano come si scandisse attraverso esse i momenti e le attività della giornata, per essere poi raccontate in casa, in campagna, nei cortili, nel corso di giochi…

Alle filastrocche popolari si sono agganciate naturalmente quelle d’autore. Già nell’Ottocento compaiono in Italia le prime antologie, i cui versi venivano utilizzati nell’ambito scolastico per insegnare ai ragazzi valori morali, come il rispetto dell’autorità e degli adulti, regole di galateo…; dopo gli anni Venti le filastrocche divengono anche mezzo di diffusione di idee politiche, così com’è stato per tutta la letteratura per l’infanzia nel Settecento e Ottocento.

 

La rinascita della filastrocca

Dal secondo dopoguerra le filastrocche hanno conosciuto un rinnovato interesse; poeti di letteratura adulta come scrittori per ragazzi le hanno composte per divertire i giovani lettori e far guardare la realtà con occhi nuovi.

Le filastrocche d’autore hanno caratteri comuni a quelle di origine popolare; entrambe hanno versi brevi, scanditi da un ritmo regolare, da parole ripetute e rimate.

Nico Orengo (che ha scritto alcuni libri per suo figlio Simone), ha affermato che la filastrocca è una sorpresa, che parte da una parola e continua a tornare alla mente, che va per una strada inaspettata e finisce chissà dove. Ma non è un disordine senza né capo né coda: c’è un filo che la cuce e l’appende alla memoria.

Va detto che nelle filastrocche anche le parole più semplici si liberano del loro significato quotidiano e si legano ad altre parole in modo da creare analogie di suoni, contrasti di significato, immagini divertenti. Leggiamo la Filastrocca impertinente di Rodari tratta da Filastrocche in cielo e in terra (1960):

Filastrocca impertinente

chi sta zitto non dice niente,

chi sta fermo non cammina,

chi va lontano non s’avvicina,

chi si siede non sta ritto,

chi va storto non va diritto,

e chi non parte, in verità,

in nessun posto arriverà.

Tutta l’impalcatura poggia sul contrasto di due parole l’una contraria all’altra, accostamento che origina inevitabilmente in chi legge una certa ilarità.

Nel secondo dopoguerra le immagini che vengono recuperate nei testi sono le più disparate e comunque legate alla realtà e alla vita quotidiana.

A titolo esemplificativo riportiamo la filastrocca di Rodari sui mestieri, sempre volume citato, in cui il maestro di Omegna mescola fantasia e realtà in un gioco di parole, suoni e rime, riuscendo a rendere felice anche l’immagine più sofferta:

Se comandasse lo zampognaro

che scende per il viale,

sai che cosa direbbe

il giorno di Natale?

“Voglio che in ogni casa

spunti dal pavimento

un albero fiorito

di stelle d’oro e d’argento”.

Se comandasse il passero

che sulla neve zampetta

sai che cosa direbbe

con la voce che cinguetta?

“Voglio che i bimbi trovino,

quando il lume sarà acceso,

tutti i doni sognati,

più uno, per buon peso”.

Se comandasse il pastore

dal presepe di cartone

sai che legge farebbe

firmandola col lungo bastone?

“Voglio che oggi non pianga

nel mondo un solo bambino,

che abbiano lo stesso sorriso

il bianco, il moro, il giallino”.

Sapete che cosa vi dico

io che non comando niente?

Tutte queste belle cose

accadranno facilmente;

se ci diamo la mano

i miracoli si fanno

e il giorno di Natale

durerà tutto l’anno.

I bambini possono abbracciare un universo intero vincendo la logica e caricando i loro pensieri di sentimenti positivi come l’uguaglianza, la democrazia, l’antirazzismo…

Da notare evidentemente la leggerezza sorprendente con cui si trattano certi temi.

Un’altra grande testimonianza di gioco bizzarro intrecciato alla quotidianità è in Gli odori dei mestieri presente nel volume La torta in cielo (1966):

Io so gli odori dei mestieri:

di noce moscata sanno i droghieri;

sa d’olio la tuta dell’operaio,

di farina il fornaio,

sanno di terra i contadini,

di vernice gli imbianchini,

sul camice bianco del dottore

di medicine c’è un buon odore.

I fannulloni, strano però

non sanno di nulla e puzzano un po’.

Nella filastrocca, sempre di Rodari, troviamo una satira leggera sui fannulloni, l’invenzione di nuovi nomi con la mescolanza di alcune parole a caso, il gusto per la battuta, il gioco delle parole e la musicalità dei fonemi.

Ebbene, la filastrocca così articolata entra definitivamente nella scuola, poiché educa alla creatività, sviluppa la fantasia, abitua l’orecchio al suono e al ritmo, aiuta a prendere confidenza con la lingua, sostiene l’esplorazione e la conoscenza.

In questi componimenti è possibile, inoltre, cogliere il valore ludico delle parole nella sua ricchezza di senso e di non-senso, nelle sue polifoniche possibilità espressive, che vanno al di là del significato comune e codificato.

Quando i bambini piangono, cercano sicuramente degli stimoli; da sempre le filastrocche sono state il primo sapiente gioco a misura di bambino, uno dei pochi giochi che è impossibile comprare in un ipermercato.

Negli ultimi anni vi è stata un’accelerazione nel valorizzare la poesia tra i bambini accompagnata dal suono della chitarra; una grande invenzione che favorisce certamente la comunicazione e l’affettività tra adulto e bambino.

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