Io e il capitano Achab di Pierfranco Bruni, Solfanelli, 2026

Redazione

 

È un breve romanzo in cui la prosa lirica è incastonata nella visione di un viaggio metaforico e onirico. Bruni lo dice subito senza alcuna retorica che non fa parte del suo linguaggio: “Ci sono personaggi che diventano metafore e Melville è un sognatore come l’autore di questo libro. O viceversa? Si scrive anche per evitare di avere incubi di notte”.

È il tipico metodo della scrittura di Bruni, in cui il personaggio è sostanzialmente metafora. Achab sembra essere una ossessione. Achab è tempo, fragilità umana, abisso.

Bruni non riscrive Melville, ma ci dialoga, anzi lo sogna e diventa Melville. La letteratura è questo specchio. È eco, sogno, incubo e forse si scrive per abitarli, dice Bruni o per attraversarli, per dare un nome, per dare forma, per non morire.

Da conoscitore di Cesare Pavese, Bruni traduce il percorso dell’esistenza nel mito.

L’Achab di Bruni scende dal ponte del Pequod per vivere la vita e il Destino.  È “un personaggio ironico e scontroso, ma sapeva stare al gioco”, scrive Bruni. Conta i mesi guardando la luna. Sente l’odore del mare. Legge le pagine della sua Bibbia. Frequenta bordelli e case di scommesse. Ci lascia quello che non possiede. Corteggia belle donne ed è quasi sempre corrisposto. Beve grappa e caffè amaro nelle giornate di cattiva stagione. Una metafora che intreccia lo scrittore al personaggio.

La balena bianca gli ha strappato una gamba e ne è tormentato, ma non smette di desiderare di cercare, di interrogare. Osserva la donna del porto e riflette: “Alla mia età la bellezza non si cerca. È il fato che si intromette per cercare di sconfiggere il tempo”. È come se ci portasse di fronte  al  fato, al  tempo, alla bellezza, alla sconfitta. Ci riporta al suo paese del vento. Tutto si racchiude in una frase: “Non morire prima di aver vissuto una sconfitta e una vittoria”.

Bruni e Achab si chiedono: “Potrà mai essere sconfitto il tempo?”. La risposta è “Scrivere è un modo per attraversarlo. Sognare è un modo per rivivere la vita”.

Pierfranco Bruni scrive: “È un racconto? Un diario? O un romanzo breve? Sarà il lettore a decidere”. La letteratura è vita. La vita non ha genere.

Bruni comunque  sta  tra il mito e la cronaca, tra la poesia e la prosa, tra la filosofia e il sangue: questo è il suo stile, che scava e interroga.

Leggendo Bruni potremmo diventare Achab e domandarci sul tempo e diventiamo il suo sogno, la sua balena, la sua bellezza che passa.

 

 

 

Lascia un commento