Maria Pia Latorre sulla poesia

 

Oggidì l’inutilità è in esatta controtendenza con la logica imprenditoriale che ha assoldato l’homo technologicus al suo servizio.

La stessa logica imprenditoriale accarezza il sogno di una società appiattita su un pensiero unico facilmente manovrabile; a riguardo ricordiamo che già durante la Seconda guerra mondiale la corrente sociologica che andò sotto il nome di Scuola di Chicago, con esponenti quali Robert Park, Everett Hughes ed Edwin Sutherland, mise a punto teorie che furono utilizzate nella propaganda alla belligeranza. Esse furono utilizzate dalle potenze coinvolte nel conflitto per creare a tavolino precisi profili d’opinione con l’uso di mirati messaggi veicolanti le tesi  da implementare attraverso il continuo bombardamento degli stessi (teoria dell’ago ipodermico). Il pensiero unico crea i presupposti ideali per l’attuazione dei regimi dittatoriali, è acclarato.

Parlare di valorialità dell’inutilità significa contrastare la logica imprenditoriale, per sua natura tesa all’efficienza esasperata. Dunque abbracciare l’inutilità è un gesto rivoluzionario e i poeti sanno bene che tale gesto forte e consapevole porterà frutto.

Inutilità ci rimanda al concetto di ‘gratuità’. Ciò che è gratuito assume naturalmente un profilo basso che si dota di immediatezza e di genuinità. Non sono questi due elementi che si creano una corsia preferenziale per arrivare al cuore dell’altro?

Chi è il poeta? Che cos’è la poesia?

La poesia è ciò che anela la sintesi, si potrebbe azzardare. Tantissime le definizione di poesia date nel tempo; ve n’è almeno una per ogni poeta transitato sul pianeta.  Ma avanzare una definizione esaustiva e comune di poesia è praticamente impossibile poiché essa sarebbe talmente generica da perdere ogni significato. Inoltre si sostanzierebbe come una sorta di gabbia in cui costringere la poesia, ma, per sua natura, la poesia non può essere costretta negli stretti confini di una definizione che la ingabbia in qualche modo.

Eppure ogni poeta s’interroga, si arrovella alla ricerca della sua propria definizione, perché attraverso quella sintetica definizione vivrà un passaggio nodale per  costruirsi il proprio autoritratto di ‘uomo di parola’.

Indipendentemente dai luoghi, dai tempi, dalle culture e dagli usi, il poeta, prima di qualunque cosa, ricerca una sua voce e l’originalità di una voce passa anche da quello che il poeta si aspetta dalla poesia, e quindi dalla definizione che egli ne darà. “Una serie di parole eccellenti disposte in modo eccellente” ha scritto Eliot; ma come è arrivato Eliot a questa personale sintesi? Cosa intendeva dirci? È estremamente affascinante analizzare le attribuzioni che vengono date alla poesia e al poeta ed è un ambito in cui poco si è fatto.

Personalmente ritengo che il poeta sia lo scandalo della verità scomoda. È imitatore soltanto di se stesso, ha affermato Leopardi; verità, dunque, non imitazione!

“La chiarezza del cuore è degna di ogni scherno” ha scritto Pier Paolo Pasolini. Chiarezza cuore scherno, tre parole dense, due astratte ed una concreta, due opposte ed una indi mezzo, il cuore, pronto a tutto, anche alla sorpresa della commozione.

Vi allego la poesia “Il cuore nel boccale”, di Nazim Hikmet.

Nello studio del dottore Imrè Littman, sul tavolo,
c’è il cuore della signora Janos Sciabai.
Se ne sta un po’ imbronciato e un po’ orgoglioso
dritto in un boccale circondato di rose
che di calde albicocche hanno il colore.

E’ tagliato nel mezzo da un lungo segno fine
il cuore che fu quello della signora Sciabai.
Dottore, da che viene quella ferita? Un bisturi,
una frase malevola, un’azione sleale?
C’è qualcuno che piange la signora Sciabai?

Trent’ anni ha, dice l’etichetta nera,
il cuore che fu quello della signora Sciabai.
Che fa il signor Sciabai, lo sposo ch’ebbe forse?
Prende l’aperitivo contemplando la sera
come sempre, dai vetri del caffè Rojakèrt?

Eccolo denudato in quel vaso bizzarro
il cuore che fu quello della signora Sciabai.
Chi lo sa quante volte ella ha riempito
di dolci marmellate boccali di quel tipo
ma il coperchio per certo non era di garza.

Sta qui se pure senza ritorno è partito
il cuore che fu quello della signora Sciabai.
Il dottore si è messo quel viscere di fronte
tenta di penetrare il segreto che nasconde
la morte venne da un’ arteria o dall’ amore?

Che nello studio chiaro di un medico sapiente
come il cuore della signora Janos Sciabai
dopo di noi possa servire a qualcosa
il nostro cuore, accanto ad una bellissima rosa,
in un boccale pulito, come fosse vivente.

Buona poesia a tutti!

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