Una certa polvere – Se dovesse succedere davvero?

di Nunzio Tria  

 

Non mi va. Stasera, poi, ho anche un po’ d’acidità di stomaco e le cose vanno più di un tot da schifo, tanto che a parlarne provo un che d’incomodo.

Vi narrerò, invece, di quando c’era Mao e noi in piazza ci si scontrava sui suoi “pensieri”, in una Ford Capri marrone, fino a notte alta.

La guerra fredda non mostrava cenni di distensione e alcuni di noi, fermamente contrari al Patto Atlantico, minacciavamo i moderati dei sedili posteriori con sentenze del “Capitale” e slogan del Che.

Dai vetri appannati dell’auto si osservava ammirati pencolare al vento le grandi palme sentinelle ai lati della Madonnina sulla torre al centro della fontana, e pensavamo che i casini sarebbero scoppiati dal Giappone o di nuovo dalla Germania.

Non riuscivamo a spiegarci la “questione Meridionale” e meno ancora quella mediorientale. “Pare che Gesù – dissi io – sia nato a Betlemme e sembra pure che si sia fermato a Eboli. Fate voi”.

Alla mia mozione, però, non seguì alcun commento: preferirono osservare in silenzio il fumo elicoidale delle sigarette che cercava una qualsiasi uscita dall’abitacolo per liberarsi di noi, immagino.

Intanto si erano fatte le 2 e la Ford marrone cominciava a essere più fredda e più marrone, e l’ultima Colombo era quasi al filtro; ma la discussione, non so più per quale cazzo di motivo, si era riaccesa e aveva pigliato una direzione alquanto perentoria e ultimativa dal sapore post-nucleare, per dir così. Insomma, l’aria s’era fatta greve, in ogni senso, e s’aspettava da un momento all’altro che arrivasse la piattonata finale.

Seguì un lungo, inquieto e premonitore silenzio, quando, infatti, l’unico extraparlamentare del gruppo – non più tra noi, R.I.P., con voce solenne e mimica appropriata, c’informò dell’ultima invenzione in capo bellico-batteriologico: “UNA CERTA POLVERE” che – secondo lui – opportunamente sparsa nell’aria, come si fa col formaggio grattugiato sui maccheroni col sugo, presto avrebbe dirimuto l’intero contenzioso planetario.

Beh, vi lascio immaginare le reazioni di noi altri. Si rise tanto e fragorosamente per un bel po’ allorquando uno, il cattolico praticante della compagnia, con tono ponderato e riflessivo, pose l’inquietante interrogativo: “E se non fosse una balla? Se dovesse succedere davvero?”. Già, e se dovesse succedere davvero?

Di colpo l’atmosfera si fece nuovamente seria e pesante, poi agitata, in seguito incandescente e infine si trasformò in uno dei nostri soliti tafferugli verbali, che manco i cani.

Al termine di quel frenetico e pugnace dibattito, durato un’ora e tre quarti circa, finalmente riuscimmo a raggiungere una comune intesa sul fatto che, comunque fossero andate le cose, quello di Maria rimaneva sempre il più bel culo del paese.

Tuttavia, noi non potevamo starcene con le mani in mano ad aspettare inerti gli eventi. Così, all’unanimità, deliberammo che occorreva fare qualcosa; anzi, che bisognava “cambiare le cose”. Non prima, però, di esserci armati di eskimi e loden, di diplomi e lauree. Dovevamo farlo. Era nostro dovere. Noi eravamo i figli del ‘68: Malcom X, Angela Davis, Bob Dylan e tutta Woodstock erano dalla nostra parte.

Ma dopo oltre un ventennio, suppergiù, tra sfibranti studi e cocente impegno politico, finalmente siamo riusciti, nientepopodimenoche, a invertire l’ordine dei fattori: spostando con simmetrica precisione la Sinistra a destra e la Destra a sinistra; che non è proprio una cosa come cambiarsi delle mutande sporche.

Al paese, poi – come del resto nel resto d’Italia – ci siamo addirittura superati sostituendo, a Palazzo di Città, i vecchi padroni con i loro fedeli servitori.

Basta. Credetemi, dall’apparizione della nostra patrona Mater Domini, nel 1650, al fattore del Marchese D’Azzia, tale Paolo Tria – che spero mio avo – non è poi successo granché, tranne la rottamazione della Ford Capri marrone e un esponenziale accumulo d’adipe sul culo di Maria.

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